La Spagna approva la legge trans: si potrà cambiare sesso a 16 anni con l’autocertificazione

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Redazione i404
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Photo by Mary Saxaroz on Unsplash

Mentre in Italia si discute sull’approvazione di un disegno di legge che punisca l’omobilesbotransfobia, il governo spagnolo guidato da Pedro Sànchez ha dato il via libera alla “Ley Transgenero“, la legge trans che riconosce l’autodeterminazione di genere. La nuova legge, che dovrà essere approvata in Parlamento, prevede che una persona di età superiore a 16 anni potrà cambiare il proprio sesso semplicemente compilando un modulo e consegnandolo all’anagrafe. Entro un periodo di tre mesi, la persona trans sarà convocata all’ufficio dello stato civile per ratificare la richiesta di cambio sesso e confermare la sua volontà.

Si potrà cambiare genere anche a 12 anni

Attualmente, infatti, la legge spagnola prevede che per cambiare la propria identità di genere sui documenti siano necessari due anni di trattamento ormonale e una diagnosi di disforia di genere, ossia «intensa e persistente sofferenza causata dal sentire la propria identità di genere diversa dal sesso biologico attribuito alla nascita». Il nuovo disegno, invece, prevede che le persone di età superiore a 16 anni possano chiedere la rettifica dei documenti autonomamente, senza che siano necessari certificati che attestino la disforia di genere o «modifiche dell’aspetto o delle funzioni del corpo della persona attraverso procedure mediche, chirurgiche o di altra natura». La stessa richiesta può essere fatta con l’assistenza e il consenso di genitori o tutori dai 14 ai 16 anni, e con l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria dai 12 ai 14 anni.

Secondo il ministro della Giustizia Juan Carlos Campos, questa nuova normativa è assolutamente all’avanguardia. «Questo tipo di leggi sono quelle che fanno la storia e che cambiano davvero un Paese, perché sono quelle che permettono a molte persone di vivere felici, senza paura, senza colpa e con tutti i loro diritti garantiti, senza alcuna discriminazione», ha affermato la ministra dell’Uguaglianza Irene Montero, tra le maggiori promotrici della “Ley Trans”.

La tutela dei bambini e degli intersessuali

Oltre alla libera autodeterminazione dell’identità di genere, la legge contiene altre previsioni. In primo luogo il testo proibisce le cosiddette “terapie di conversione” o “riparative”, ossia quelle pratiche che vogliono modificare l’orientamento sessuale di una persona, punibili con multe fino a 150 mila euro. Le donne lesbiche, bisessuali e quelle single potranno nuovamente accedere alle tecniche di riproduzione assistita previste dal servizio sanitario nazionale. Questa possibilità è stata reintrodotta dopo essere stata eliminata sette anni fa, ed estesa per la prima volta anche alle «persone trans con capacità di gestazione».

Un’altra norma riguarda i bambini nati da coppie di donne non sposate. Il disegno di legge prevede (attraverso una modifica del codice civile) che affinché la partner della madre biologica possa avere qualche diritto o dovere verso il bambino o la bambina sia sufficiente che all’atto della registrazione della nascita il “genitore non gestante” faccia una dichiarazione ufficiale. Attualmente, invece, è necessaria l’adozione.

Per la prima volta, inoltre, viene legiferato sui diritti delle persone intersessuali (cioè che possiedono caratteri sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie di maschile e femminile): la legge stabilisce che queste non debbano subire mutilazioni o interventi chirurgici se non per motivi di salute e non gli debba essere attribuito un determinato sesso durante il primo anno di vita.

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Sanzioni fino a 150.000 euro

All’interno del disegno di legge sono contenute anche delle sanzioni. Multe da 200 a 2.000 euro per molestie a una persona per via del suo orientamento sessuale o della sua identità di genere. Queste le infrazioni cosiddette “minori”. Tra le “gravi” (punibili con multe fino a 10.000 euro) ci sono l’inserimento o la tolleranza di clausole discriminatorie in un contratto di lavoro, tra le “molto gravi” (da 10001 a 150.000 euro) l’uso e la diffusione nei centri educativi di libri di testo e materiali che «presentano le persone come superiori o inferiori nella dignità umana in funzione del loro orientamento sessuale, espressione di genere o caratteristiche sessuali».

Diritti Lgbt: Italia al 35° posto in Europa

Secondo l’International Lesbian and Gay Association, l’Italia è al 35º posto su 49 Paesi europei per quanto riguarda i diritti delle persone LGBT, proprio a causa della mancanza di una legge specifica contro l’omobilesbotransfobia relativamente ai crimini d’odio, il cui voto alla Camera dei deputati si è protratto dal 27 ottobre al 4 novembre 2020 con la sua approvazione, e adesso resta all’esame del Senato. È dal 2006 che il Parlamento europeo richiede all’Italia di colmare questo vuoto legislativo. In Italia gli atti omotransfobici vengono puniti come atti di violenza, talvolta connotati di aggravante per futili motivi. Il nuovo disegno di legge Zan propone di mettere sullo stesso piano la discriminazione per odio etnico, razziale o religioso, e quella per orientamento sessuale/identità di genere. Eppure l’Italia 40 anni fa era partita bene: Con la legge 164/82 l’Italia divenne il terzo paese al mondo, dopo la Svezia e la Germania, a consentire alle persone transgender di cambiare legalmente sesso. E dopo 30 anni di proposte in Parlamento, bisognerà attendere il 2016 per vedere approvata una legge sulle unioni civili. Ma per quanto riguarda le discriminazioni sullo status genitoriale e in campo lavorativo ben poco è stato fatto.

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