La Generazione Alpha? Oggi totalmente digitale, domani resiliente e sostenibile

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Il futuro dei bambini di oggi? Totalmente digitale, ma anche resiliente e sostenibile. Parliamo della generazione Alpha, quella dei nati dopo il 2010. Quella che si è affacciata alla vita apprendendo tutto attraverso la tecnologia digitale, che non soffrirebbe per la didattica a distanza, che si prepara a formarsi con le discipline scientifiche (Stem) e che lavorerà con il 5 o addirittura il 6 G. Anzi, la Dad sarà probabilmente la scelta che faranno per gli studi universitari e, probabilmente, anche per il lavoro. Antropologi, pedagogisti e studiosi dell’infanzia ne sono sempre più convinti.

Così, mentre il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ipotizza che per rallentare il più possibile la diffusione del Covid e per reperire un maggior numero di insegnanti sia meglio far rientrare a scuola gli studenti di licei e istituti professionali nel 2021, dopo le feste natalizie, si scopre che sono proprio gli studenti delle scuole secondarie di primo grado (le medie) quelli che creerebbero meno problemi davanti a una scelta di Dad, scelta per ora ristretta, nelle zone rosse, alle classi di seconda e terza media. Sono i bambini nati digitali, che hanno ascoltato le favole della buonanotte da Alexa, che per salutare i nonni fanno le videochiamate, che si divertono con i videogiochi più avanzati con i loro genitori e che spesso usano il tablet al posto della penna.

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Rientrare a scuola il 7 o l’11 gennaio 2021 è la decisione che verrà presa probabilmente alla fine della prossima settimana, quando gli esperti del Comitato tecnico scientifico e il governo verificheranno gli effetti delle chiusure disposte a macchia di leopardo nelle regioni e nelle province italiane. Secondo l’ultimo decreto firmato dal premier Conte, le scuole dovrebbero riaprire dal 4 al 23 dicembre, per poi restare chiuse fino alla Befana. Ora invece si discute sull’ipotesi di prolungare la didattica on line e tentare di risolvere anche gli altri problemi collegati all’emergenza, come il caos insegnanti e il problema trasporti. E la generazione Alpha? Per i bambini la scuola in presenza è necessaria, soprattutto dai 5 ai 10 anni. Eppure, secondo gli antropologi digitali, sarebbero proprio i bambini dagli 8 agli 11 anni – abituati a divertirsi e a imparare con le nuove tecnologie -, quelli che soffrirebbero di meno la Dad, la didattica a distanza. Il problema vero, si suppone, è che le scuole medie non sono attrezzate per fare questo tipo di didattica. Come afferma l’antropologa Alice Avallone: «Ancora più delle generazioni precedenti, gli Alpha tendono a imparare e giocare allo stesso tempo. I contenuti “a domicilio” su YouTube stanno diventando sempre più popolari, soprattutto quelli che stimolano le competenze Stem»¹. Insomma, la maggior parte dei nostri bambini sono molto più avanti, tecnologicamente parlando, rispetto ai loro insegnanti e ai loro istituti. Ma anche alla gran parte dei ragazzi più adulti di loro. Sulle competenze scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche il dibattito in realtà è più che aperto, visto che alcune multinazionali hanno sondato le migliori facoltà umanistiche in cerca di giovani laureati in filosofia. Ma, a prescindere dalle capacità di pensiero critico e di creazione di contenuti culturali da parte dei futuri cittadini del mondo, è chiaro che ciò che si prospetta con l’avvento del 5G e delle bande ultra larghe è la richiesta di una competenza sempre più tecnologica e una grande velocità di elaborazione. Le automobili si muoveranno da sole, biotecnologia e ricerca porteranno alimentazione e medicina a nuovi traguardi e lo smart working assumerà contorni da fantascienza: anche i futuri chirurghi opereranno da remoto.

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Ma come saranno i bambini del futuro?

Qualche studioso si è divertito anche ad azzardare mutamenti genetici e fisici di questa generazione Alpha, soprattutto collegati all’uso della tecnologia e alla sedentarietà del lavoro. Aumenteranno obesità e stati depressivi, questi ultimi collegati anche ai problemi del brutto mondo che stiamo lasciando loro in eredità. Epidemie, alluvioni, desertificazione, aria irrespirabile, sole malato e, soprattutto, acqua razionata. E tra circa venti anni, molti dei bambini di oggi dovranno scegliere di non avere più i capelli. Motivi di igiene, di risparmio, di sostenibilità. Sì, perché per lavarsi i capelli c’è bisogno di acqua pulita; per riscaldare l’acqua e per asciugare i capelli c’è bisogno di energia elettrica; per curare i capelli di un parrucchiere. Tutte azioni non più sostenibili in un mondo sempre più povero e in bilico. «Noi oggi non veniamo selezionati, siamo una specie abnorme che si riproduce senza limiti», afferma l’antropologo Giorgio Manzi, secondo il quale tra qualche anno la generazione Alpha vivrà uno stato di resilienza perenne. Dopo che il sistema economico-finanziario, i loro genitori e i loro avi hanno bruciato e inquinato le risorse del pianeta, ai nostri bambini non resterà che sviluppare al massimo le capacità di adattamento. E la loro unica arma a disposizione sarà una tecnologia sempre più avanzata. Quella  fornita dalle multinazionali che detengono quasi l’intera ricchezza del mondo.

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¹ https://synesthesia.it/come-sara-umanita-del-futuro-ce-lo-svela-lantropologia-digitale-intervista-ad-alice-avallone/

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Luigi Di Fonzo

Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.


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