Joe Biden nuovo presidente Usa: ecco perché è una buona notizia per la Terra

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Il democratico Joe Biden è il 46° presidente degli Stati Uniti d’America: l’ex vicepresidente di Barack Obama ha vinto grazie ai 290 voti dei grandi elettori (per vincere ne servono almeno 270), mentre il presidente uscente Donald Trump ne ha conquistati soltanto 214. Alle scorse presidenziali Trump aveva trionfato ottenendo il voto di 304 grandi elettori sulla maggioranza composta da 538 componenti il Collegio elettorale, mentre Hillary Clinton era stata la più votata a livello popolare, con quasi tre milioni di preferenze in più dell’avversario.  Sarà molto interessante quindi verificare, non appena saranno terminati anche gli scrutini dei voti inviati per posta, se Trump oltre ad aver perso la fiducia di ben 90 grandi elettori è stato “bocciato” anche dal voto popolare. Certo che si tratta comunque di una sconfitta cocente: soltanto in altri due casi in questo ultimo secolo – con Carter e Bush senior – l’America non ha riconfermato i suoi presidenti uscenti. Intanto, tutti i grandi d’Europa esprimono la loro soddisfazione per la vittoria di Biden e della sua vice Kamala Devi Harris. «Usa e Ue amici e alleati», ha dichiarato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

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            Per il Pianeta Terra la sconfitta di Trump è una buona notizia. Si spera che lo sia anche per tutta l’Umanità, ma intanto già sarebbe molto se un Paese industrializzato come gli Stati Uniti riuscisse ad abbassare in pochi anni emissioni e livelli di inquinamento.

Nonostante i disastri legati ai cambiamenti climatici colpiscano sempre più spesso gli Stati Uniti, causando centinaia di morti e milioni di dollari di danni, il presidente repubblicano uscente non ha mai neanche aperto una discussione sulla possibilità di creare un’alternativa all’uso dei combustibili fossili. Lo stesso è accaduto più di recente con la pandemia. Nonostante il numero spaventoso di vittime da Covid-19, Trump ha continuato ad avere un atteggiamento irresponsabile verso la pandemia e verso gli appelli della comunità scientifica. Anzi, crisi climatica e pandemia a volte sono stati affrontati solo con le battute, come se a divertirsi fosse un bambino dispettoso. Nel gennaio scorso Trump annunciò la norma per eliminare le protezioni ambientali e i controlli anti inquinamento che riguardavano le aree con corsi d’acqua e le zone umide, regalando così una vittoria agli agricoltori, ai produttori di combustibili fossili e ai grandi immobiliaristi (in pratica a sé stesso) che avevano sempre contestato le regole imposte dalla presidenza Obama per la salvaguardia degli habitat e delle specie animali (2015). Ancora prima, ovvero nell’autunno del 2018, l’ex presidente aveva addirittura proposto la legge che dava il via alla costruzione di centrali elettriche alimentate a carbone, oltre a un piano per sviluppare le ricerche minerarie e petrolifere nell’Ovest del Paese, in migliaia di acri di verde protetto e incontaminato come negli Stati dello Utah e del Colorado. Sulla pandemia non ne parliamo. Si era in primavera, in piena emergenza, quando Trump chiese ai suoi scienziati se non si poteva risolvere il problema del Covid-19 con le punture di amuchina. Imbarazzante.

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Le prime mosse di Biden

Al contrario di quella di Trump, l’agenda elettorale del presidente neo eletto Joe Biden è stata caratterizzata da un forte impegno contro il climate change. Il primo passo che ci si attende da Biden sarà il blocco delle nuove licenze e delle nuove concessioni che l’amministrazione Trump era in procinto di “elargire” per le estrazioni minerarie e petrolifere. Poi bisognerà vedere se, come promesso durante la campagna elettorale, davvero il neo presidente metterà in atto il suo Piano climatico, che prevede una spesa di 2 trilioni di dollari in quattro anni e l’obiettivo di rendere, entro 15 anni, l’intera rete elettrica priva di emissioni di carbonio. È probabile però che per questo tipo di interventi ci sia bisogno di una legislazione specifica del Congresso, e con il Senato in mano ai repubblicani non sarà facile approvare norme così attente agli interessi della comunità e non a quelli delle multinazionali.

Obama e Biden (Image by WikiCommons reworked by i404.it)

Rapporti internazionali. E stop alle armi.

Ci si aspetta naturalmente anche un cambio di rapporti con la Cina, con l’Iran, con la Russia e anche con l’Unione Europea. Ma anche un’inversione di rapporti con i movimenti pacifisti e di lotta interni, a partire da Black Lives Matter. E finalmente una legge che abolisca la vendita indiscriminata di armi. Perché per migliorare veramente la vita sulla Terra occorre soprattutto la Pace. Questa parola così piena, così bella e allo stesso tempo così pesante è stata bistrattata troppe volte dall’ex presidente Trump. Biden deve avere il coraggio di porre davanti a ogni questione il riconoscimento dei diritti umani. E la Pace non è solo un’esigenza morale: è un diritto umano fondamentale, uno stato di necessità concreto a cui ogni Stato deve far corrispondere l’obbligo giuridico a operare coerentemente per la sua attuazione. Fino a quando ci saranno fabbriche che producono armi, missili e mine antiuomo come faremo ad avere la Pace? Certo, non si può chiedere troppo al 46° Presidente degli Stati Uniti, ma già se riuscisse a compiere quello che non è riuscito a fare Obama, ovvero limitare il commercio delle armi tra i civili, quello sì, sarebbe un piccolo passo verso l’affermazione di una cultura di pace.

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Luigi Di Fonzo

Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.


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