Il magistrato Nicola Gratteri candidato al Premio Nobel della Sostenibilità contro la corruzione

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 2 minutiUn magistrato italiano candidato al Premio Nobel della Sostenibilità contro la Corruzione. Si tratta di Nicola Gratteri, nato a Gerace (RC) nel 1958, Procuratore capo della Repubblica di Catanzaro. A candidarlo insieme ad altre quattro icone della lotta internazionale alla corruzione è stata una giuria indipendente incaricata dall’organizzazione no profit Win Win Gothenburg Sustainability Award, ente finanziato dalla città di Göteborg, dalla regione svedese Västra Götaland e da diverse organizzazioni e aziende associate.

Corruzione nemica della sostenibilità

Il tema scelto quest’anno dall’ente svedese è “anti corruzione”. Secondo l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che riunisce 37 Paesi industrializzati del mondo, la Banca Mondiale e il Fondo monetario internazionale, la corruzione costa ogni anno 4.000 miliardi di dollari. Una cifra enorme, se si considera che per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 per la sostenibilità globale si stima che il gap finanziario sia di circa 3.000 miliardi di dollari.

Chi sono i cinque finalisti

I cinque eroi dell’anti corruzione scelti dalla giuria sono: Jóhannes Stefánsson (Islanda),
l’associazione Integrity Watch Afghanistan (IWA), l’International Consortium of Investigative Journalists(ICIJ), Nicola Gratteri (Italia) e Hamzat Lawal (Nigeria). «Il denominatore comune dei cinque candidati», spiegano in una nota gli organizzatori «è che, combattendo efficacemente contro la corruzione, ognuno di loro ha profondamente contribuito al raggiungimento di uno o più obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite». Ad essere premiati insomma sono uomini e organizzazioni che hanno dato contributi eccezionali al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Il Win Win Gothenburg Award è di fatto il principale premio mondiale per la sostenibilità che mira a riconoscere questi contributi da tutto il mondo. Il Premio esiste dal 2000 e tra i premiati compaiono personalità del calibro di Al Gore, Kofi Annan e Alejandro Aravena. «Il nostro obiettivo è stimolare la creatività e ottenere sinergie durature mentre ci sforziamo di trovare il giusto equilibrio tra esigenze ecologiche, ambientali e sociali».

Le motivazioni della candidatura di Gratteri

Nicola Gratteri è il procuratore capo del più grande processo antimafia italiano, sovrintendendo all’accusa di oltre 350 persone con presunti legami con l’organizzazione mafiosa dell’Italia meridionale “Ndrangheta”. La giuria nomina Gratteri per la sua determinazione a mettere la sicurezza del collettivo prima della sua, mentre è costretto a vivere sotto la costante minaccia di rappresaglie da parte delle organizzazioni criminali che ha deciso di combattere. La storia di Gratteri mostra l’importanza che tutti i Paesi abbiano istituzioni pubbliche ben funzionanti, prese sul serio e utilizzate correttamente.

Chi è il magistrato da Premio Nobel

Da oltre 30 anni sotto scorta, il procuratore di Catanzaro trascorre una vita completamente blindata. L’ultima delle operazioni da lui dirette, “Rinascita-Scott”, ha svelato gli intrecci tra politica, massoneria e mafia, smantellando la cosca Mancuso che controlla la provincia di Vibo Valentia ed estende i suoi tentacoli anche lontano dalla Calabria. Un’indagine per la quale il magistrato è stato attaccato anche da alcuni politici e colleghi. «La democrazia è la possibilità di fare scelte economiche libere, in un sistema di libera concorrenza», è il pensiero di Gratteri, che tra l’altro è anche un saggista e insieme al giornalista Antonio Nicaso ha firmato diversi libri, tra cui l’ultimo “Ossigeno illegale, come le mafie approfitteranno dell’emergenza Covid-19 per radicarsi nel territorio italiano».

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