Il green pass divide l’Italia? No: sondaggi e ricerche sui social premiano la scelta del certificato europeo

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Redazione i404
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Il green pass, il certificato verde europeo che attesta l’avvenuta vaccinazione ed è lo strumento scelto dall’Unione Europea per permettere ai suoi cittadini di viaggiare in sicurezza, di assistere ai concerti e di frequentare eventi anche in presenza di numerose persone come i matrimoni, continua ad essere l’argomento principale di discussione su media, web e social. Non si ferma infatti la sfida tra l’hashtag “No Green Pass Obbligatorio” o #NoGreenpass e #GreenPassObbligatorio”. Ma se su diverse piazze fisiche e sulle piazze virtuali di Twitter, Facebook e Instagram il numero di persone contrarie all’uso obbligatorio del certificato è numeroso, un sondaggio condotto da SWG a metà luglio rivela che il 50% degli italiani sarebbe favorevole a estendere l’uso del green pass da subito, senza aspettare il mese di agosto. Inoltre un ulteriore 21% del campione intervistato si dichiara favorevole all’introduzione del green pass, ma «solo se il numero dei contagi dovesse crescere di molto». Nettamente contrario al green pass un italiano su cinque (19%).

Dove e quando sarà obbligatorio

Il certificato verde sarà obbligatorio da venerdì 6 agosto per gli over 12 in zona bianca per: accedere a eventi sportivi, fiere, congressi, musei, parchi tematici e di divertimento, centri termali, sale bingo e casinò, teatri, cinema, concerti, concorsi pubblici. Ma anche per sedersi ai tavoli al chiuso di bar e ristoranti (non sarà invece necessario per consumare al bancone e neppure all’aperto). E in piscine, palestre, sport di squadra, centri benessere, limitatamente alle attività al chiuso. Il green pass, che già è necessario per partecipare a feste di nozze, visitare parenti nelle residenze per anziani e accedere alle sale d’attesa dei pronto soccorso, consente anche (da subito) di entrare nei reparti ospedalieri per far visita ai familiari ricoverati. Non riaprono i battenti le discoteche, né all’aperto né al chiuso. L’entrata in vigore del green pass è stata posticipata di due settimane, al 6 agosto, per dare il tempo necessario per uniformarsi alle nuove regole.

L’analisi di Ansa e DataMediaHub

Ma torniamo al green pass sì green pass no. Per approfondire la questione relativa a questo divario tra il responso “diretto” del sondaggio e quello relativo alla posizione “virtuale” espressa dagli italiani sui social, l’agenzia di informazione Ansa e DataMediaHub, il think tank su editoria e digitale guidato da Pier Luca Santoro, hanno analizzato le conversazioni online (social + news online + blog e forum) relativamente a quanto si è detto sul green pass nell’ultima settimana.

Ben 140 mila le citazioni della parola “green pass” nella settimana compresa tra il 13 e il 20 luglio da parte di oltre 16mila autori unici, i cui contenuti (like + reaction + commenti + condivisioni) hanno coinvolto circa 1,5 milioni di persone. Un volume di conversazioni che ha generato una portata potenziale (“opportunity to be seen”) di 557,6 miliardi di impression: «Portata potenziale che stimiamo ragionevolmente essere effettivamente pari a 2,7 miliardi di impression, di esposizioni a contenuti relativi al tema in questione, al lordo delle duplicazioni», spiegano gli autori dell’analisi. Insomma, appare evidente che di green pass si discute molto: a parlarne sono soprattutto utenti di sesso maschile, che pesano circa il 62% del totale, e coloro che hanno un’età compresa tra i 18 e i 34 anni. Il risultato? Pur nella forte contrapposizione, complessivamente sono decisamente in maggioranza coloro che si schierano a favore dell’obbligatorietà del certificato sanitario e, quindi, del vaccino.

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La teoria Covid = Nazismo

Tra le pagine sorte sui vari social ce n’è una su Facebook – Vacanze senza green pass, circa 5 mila follower – che, nelle intenzioni dell’amministratore (forse un tour operator) afferma: «Questa pagina è stata creata con lo scopo di raccogliere tutte quelle attività commerciali e turistiche che non chiederanno ai propri clienti l’esibizione di alcun green pass per usufruire dei loro servizi». La rete è costituita da diversi bed&breakfast, alberghi, ristoranti e altre attività che non chiedono risultati di tamponi né certificazione verde, ma solo il rispetto delle regole anti-Covid (mascherine, distanziamento, igienizzazione). I contenuti di alcuni post sono però imbarazzanti, come il richiamo al fatto che anche i nazisti accusavano gli ebrei di trasmettere malattie alla popolazione ariana. La Covid-19 viene insomma paragonata alla follia nazista. Per questo si cita anche l’articolo 13 della Costituzione per ricordare l’inviolabilità della libertà umana. Ma è proprio la Costituzione a imporre il diritto alla salute e la tutela sanitaria per il bene della collettività.

Quali alternative per frenare la pandemia

Il tweet più rilanciato su Twitter è invece quello di un italiano in Germania che scrive: «Ieri, a Berlino, per entrare in un locale ho dovuto presentare il Green Pass. Sono ancora vivo? Sì. La mia libertà è stata violata? No. Mi hanno preso gli alieni? No. È una cosa giusta? Sì. È semplicemente buon senso? Sì». Contenuto rilanciato 1.340 volte e segnato nei preferiti, o “piaciuto”, più di 13mila volte. Tweet al quale segue quello di una donna che, in maniera retorica, si chiede: «E il green pass no, e il vaccino no, e le chiusure no, e le restrizioni no… Ditemi allora come vorreste superare sta pandemia: pregando?». Tweet retwittato 1.137 volte e piaciuto da più di 8mila utenti. Del resto, fortunatamente, stando a quanto pubblicato da due ricercatori della Statale di Milano sul quotidiano “la Voce”, sono il 5% le persone che dichiarano di non essere assolutamente disponibili a essere vaccinate. Una minoranza assoluta. In conclusione, è netta la superiorità numerica di coloro che sono favorevoli al green pass, e di riflesso alla vaccinazione. Anche perché non abbiamo – ad oggi – altre alternative per frenare la pandemia.

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