Il dramma della Palestina non si ferma. Ingiustizie e bellezza nel libro-diario di Beatrice Tauro

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Redazione i404
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L’emergenza umanitaria che affligge la Palestina è finita davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite grazie a una israeliana: Yudith Oppenheimer, direttrice della ong Ir Amin che si batte per una Gerusalemme equa e solidale. Rimarcando che i diritti e le libertà di cui lei gode come cittadina israeliana non sono concessi ai 350.000 residenti palestinesi della città – che oggi costituiscono quasi il 40% della sua popolazione -, Oppenheimer ha detto che le autorità israeliane hanno a lungo impiegato un sistema di politiche discriminatorie per indebolire la presa palestinese sulla città, dalla confisca della terra e la costruzione di insediamenti alla negazione della cittadinanza e dei diritti politici. Sostiene inoltre che il principale fattore scatenante dei recenti scontri è la pressione per minare i diritti dei palestinesi a Gerusalemme, esemplificata dalla continua erosione dello status quo sul Monte del Tempio/Haram al-Sharif, la chiusura arbitraria della piazza della Porta di Damasco durante il Ramadan e gli sfratti pendenti delle famiglie palestinesi nel quartiere di Sheikh Jarrah. Tali demolizioni e sgomberi sono aumentati notevolmente. Ha anche citato diversi casi di sfratto pendenti davanti alla Corte Suprema d’Israele, sottolineando che è essenziale ritenere il governo responsabile e sollecitarlo a prevenire tali sfollamenti su larga scala in futuro. L’osservatore permanente per lo Stato della Palestina ha sottolineato che l’espropriazione, lo sfollamento e la negazione dei diritti sono elementi della vita quotidiana dei palestinesi – non un capitolo della loro storia o storie di lamentele passate. «Temiamo che il futuro che viene disegnato sul terreno miri a rendere questa la nostra realtà perpetua», ha detto, sottolineando che per far avanzare veramente la causa della pace è necessario porre fine all’occupazione israeliana.

La Cina sempre più vicina alla Palestina

Alcuni membri del Consiglio hanno indicato la ricostruzione di Gaza come una priorità urgente, sottolineando il ruolo cruciale che deve svolgere l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA). Nel frattempo, diversi delegati hanno chiesto di raddoppiare la diplomazia a sostegno dei colloqui diretti tra le parti, anche convocando i membri del Quartetto per il Medio Oriente – Nazioni Unite, Stati Uniti, Unione Europea e Federazione Russa – al massimo livello. Il rappresentante della Cina ha notato che, nonostante il cessate il fuoco, le demolizioni, gli sgomberi e gli spostamenti di civili continuano a svolgersi nei territori palestinesi occupati. Sottolineando che Israele deve rispettare tutte le risoluzioni del Consiglio, interrompere l’espansione degli insediamenti e rispettare lo status quo storico dei siti sacri a Gerusalemme, si è unito ad altri oratori nel chiedere un maggiore sostegno internazionale per Gaza – così come gli sforzi per rimuovere il blocco di lunga data imposto contro di essa. La Cina ha fornito 1 milione di dollari al programma di aiuti alimentari e donerà 1 milione di dosi di vaccino Covid-19, esortando gli altri ad aumentare il loro sostegno. Il rappresentante della Federazione Russa ha detto che rafforzare il cessate il fuoco e fornire assistenza umanitaria urgente a chi ne ha bisogno a Gaza dovrebbe essere tra le principali priorità della comunità internazionale. In mezzo alle recenti distruzioni e alla pandemia di Covid-19 in corso, un aiuto completo deve essere fornito al popolo palestinese attraverso le agenzie delle Nazioni Unite – specialmente l’UNRWA – senza precondizioni o politicizzazione. Il rappresentante della Tunisia ha esortato il Consiglio – e la più ampia comunità internazionale – a costringere Israele a cessare le sue violazioni, le attività di insediamento espansionistico e tutte le altre azioni che potrebbero mettere a rischio il raggiungimento di una pace giusta e duratura. Chiedendo per quanto tempo sarà permesso di continuare l’occupazione, ha ricordato che il Consiglio ha chiarito la sua posizione in materia 54 anni fa: ora deve finalmente garantire il rispetto delle risoluzioni internazionali.

Un libro per raccontare una terra lacerata

La scrittrice e giornalista Beatrice Tauro è l’autrice del romanzo “Palestina al habiba! Storia di una cooperante in Terra Santa”, edito da Masciulli. Per volontà della scrittrice, tutti i proventi derivanti dalla vendita del volume saranno interamente devoluti all’associazione Aiuto Bambini Betlemme, per il sostegno del Caritas Baby Hospital Betlemme. Un diario scritto in forma narrativa che nasce dall’incontro tra Beatrice e Pina Belmonte, giovane cooperante italiana in Terra Santa. La Tauro ha la grande capacità di raccogliere l’avventura umana che porta Pina a decidere di partire come volontaria per una terra lacerata da un conflitto senza fine: la Palestina. Una decisione maturata in un lungo percorso di vita nel corso del quale Pina è stata sempre guidata dalla sua vocazione a mettersi al servizio del prossimo, a impegnarsi nel sociale, a dare una mano a chi ne ha bisogno.

Un Paese che non può progettare il futuro

«Raccontare in un libro le emozioni e i sentimenti che suscita il vivere e operare in una terra come la Palestina non è cosa semplice. È quello che abbiamo cercato di fare in queste pagine, cercando le parole che meglio rappresentassero l’avventura umana di una giovane donna italiana che matura la decisione di recarsi a svolgere attività di volontariato in uno degli angoli più infuocati del pianeta, quella Terra definita Santa, ma che vive quotidianamente una guerra senza fine», scrive Beatrice Tauro nell’introduzione al libro.

Pina, la protagonista di questo viaggio, matura la sua decisione in un lungo percorso di vita nel corso del quale è stata sempre guidata dalla sua vocazione a mettersi al servizio del prossimo, a impegnarsi nel sociale, a dare una mano a chi ne ha bisogno. Forse con un pizzico di follia, ma con molta determinazione, riesce a trovare la strada per recarsi in Palestina. «Qui incontrerà Angeli in sembianze umane che la accompagneranno alla scoperta di un Paese e di un popolo che vive nella costante paura, nell’incertezza, nella impossibilità di progettare il futuro. Eppure, è un popolo che accoglie, che sorride, che lotta. Nei racconti di Pina viviamo la quotidianità che si fa vita sulle strade di Gerusalemme, di Ramallah, di Jaffa o di Betlemme. Entriamo nelle case palestinesi, ne assaporiamo le atmosfere e il buon cibo, partecipiamo a un matrimonio tradizionale e ci facciamo testimoni della dura realtà delle carceri israeliane, oltrepassiamo i famigerati checkpoint e danziamo la dabka con i disabili assistiti nelle strutture in cui la nostra protagonista svolge il suo servizio di cooperante volontaria». Un viaggio nella consapevolezza delle profonde ingiustizie che questa popolazione si trova a vivere in regime di occupazione. Ma soprattutto un viaggio nella consapevolezza che solo il dialogo potrà permettere di superare le distanze e avvicinare i due popoli, portandoli alfine a vivere in pace.

La copertina del libro-diario di Beatrice Tauro

Viaggio nei luoghi dell’anima

In accordo con l’editore, pubblichiamo un brano del libro di Beatrice Tauro tratto dal capitolo intitolato “Luoghi dell’anima”.

“Un luogo come la Palestina è talmente impregnato di storia e di spiritualità che non può non entrarti dentro, soprattutto quando vi arrivi con un carico di aspettative enorme, quale quello che io mi portavo addosso. E quelle aspettative non sono state affatto tradite, anzi.

Ogni giorno ho scoperto luoghi nuovi, angoli sconosciuti, aspetti di vita quotidiana insoliti e inaspettati.  Ogni città, ma anche ogni piccolo villaggio, ha le sue sorprese. Se gli occhi con i quali ci si guarda intorno sono spogli di pregiudizio e aperti all’altro, la terra di Palestina è capace di regalare emozioni a ogni passo, dietro ogni angolo di strada, dentro ogni cortile, in mezzo a ogni uliveto.

Una terra che respira il senso della storia, sebbene sia una terra impregnata di sangue innocente.

Una terra che canta la sua millenaria esistenza, sebbene sia spesso sopraffatta dai suoni della guerra.

Una terra che incanta con la dolcezza delle sue colline.

Una terra che piange i suoi martiri e osanna i suoi eroi.

Una terra in cerca di pace. Una terra costretta alla guerra.

In questa terra ho trovato i miei luoghi dell’anima, quegli angoli nei quali si placa la mia smania, la mia frenesia. Alcuni luoghi conosciuti, altri meno. Alcuni frequentati, altri solitari. Tasselli di un puzzle geografico nel quale ho ricostruito la mia storia, mi sono confrontata con la mia nuova esistenza. Angoli di città nei quali ho pianto le mie lacrime e altri in cui ho riso e gioito”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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