Global Health Summit: la salute nelle mani del mercato. Un’altra occasione mancata contro la pandemia delle diseguaglianze

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

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Photo by CDC on Unsplash

Combattere le diseguaglianze? La lotta alla pandemia poteva rappresentare un piccolo banco di prova, e invece… Invece che si sappia che oltre il 75% di tutti i vaccini anti Covid realizzati in Occidente è stato somministrato in dieci Paesi. Mentre la struttura Covax (il programma internazionale messo a punto l’anno scorso da Organizzazione Mondiale della Sanità, Commissione Europea, governi e organizzazioni filantropiche per assicurare un accesso equo ai vaccini) ha distribuito a oggi 70 milioni di dosi a 124 Paesi, pari allo 0,5% delle loro popolazioni. La Cina ha dichiarato di averne distribuite 300 milioni in vari Paesi, ma la sostanza non cambia. Come ha detto il presidente dell’OMS Tedros Ghebreyesus: «La crisi dei vaccini è un’ingiustizia scandalosa che sta perpetuando la pandemia».

Frasi ad effetto e dichiarazioni

Date queste premesse, quando il presidente del Consiglio Mario Draghi – che venerdì scorso a Roma ha presieduto i lavori del Global Health Summit nell’ambito del G20 insieme alla presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen – ha detto: «Dobbiamo vaccinare il mondo e farlo rapidamente», si è capito subito che questa volta la frase ad effetto era soltanto… una frase ad effetto. L’Unione Europea infatti ha già deciso di fornire quest’anno 100 milioni di vaccini ai Paesi a basso reddito: ovvero saranno vaccinate 50 milioni di persone (in Africa ne vivono un miliardo e 300 milioni). E come se non bastasse, nella “Dichiarazione di Roma” siglata dai leader del G20 – e strutturata in 16 punti dove primeggiano i verbi investire, promuovere, incrementare, affrontare, coordinare e supportare -, non si prende alcuna decisione, se non quella di affrontare la pandemia globale con le regole imposte dal mercato.

Ursula Von der Leyen e Mario Draghi durante il Global Health Summit

È il mercato a decidere la cura

Diritto universale alla Salute? Liberalizzazione dei brevetti dei vaccini? Macché… chi si aspettava che il Global Health Summit affrontasse questi temi è rimasto fortemente deluso. Il vertice mondiale sulla salute del G20 ha piuttosto sancito una volta per tutte che sono gli interessi economici a dominare le scelte dell’Unione Europea e dei Paesi del G20. Recita il punto 15 della Dichiarazione di Roma: «Affrontare la necessità di meccanismi potenziati, semplificati, sostenibili e prevedibili per finanziare la preparazione, la prevenzione, l’individuazione e la risposta a una pandemia a lungo termine, nonché l’aumento di capacità di mobilitare rapidamente fondi e risorse privati ​​e pubblici in modo coordinato, trasparente e collaborativo e con una solida responsabilità e supervisione. In uno spirito di solidarietà, unire gli sforzi per sostenere in particolare la produzione e la fornitura di vaccini, forniture e/o erogazione di finanziamenti per l’acquisto di vaccini per i Paesi a reddito medio e basso». Spirito di solidarietà vuol dire, per i leader del G20, sostenere le multinazionali che producono e forniscono i vaccini e ottenere prezzi abbordabili per l’acquisto degli strumenti di lotta alla pandemia.

Un’altra vittoria per le multinazionali

Il punto 4 della Dichiarazione mette al centro il WTO, il World Trade Organization, l’Organizzazione mondiale del commercio che oramai ha più potere delle Nazioni Unite e dei blocchi Usa-Cina-Russia messi insieme. La vera natura del vertice di Roma e dei suoi partecipanti si concretizza nella “Dichiarazione di Roma”, quando si afferma che molte delle questioni inerenti la lotta alla pandemia da Covid 19 (produzione vaccini, strumenti diagnostici, prodotti non farmaceutici e materie prime) saranno affrontate, nei prossimi mesi, nel quadro delle regole del WTO. E le Nazioni Unite? E l’Organizzazione Mondiale della Sanità? Davanti alle regole del commercio internazionale, la politica non conta più nulla. E se a decidere le prossime strategie contro la pandemia sarà il WTO, e quindi il mercato, le multinazionali farmaceutiche proprietarie dei brevetti dei vaccini potranno dormire sonni tranquilli.

Dobbiamo vaccinare il mondo… ma chi stabilisce il prezzo?

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