Giuseppe Conte: su o giù dalla torre? I 209 miliardi e la scalata di un presidente

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«Un presidente, c’è solo un presidente» direbbe un coro da stadio.
Perché dopo 92 ore di negoziato, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte torna a casa con 209 miliardi nel portafoglio alla fine del consiglio Europeo.
La prima pagina de Il fatto quotidiano, contestata perché attaccata di essere un house organ del Governo, titolava «Conte porta a casa 36 miliardi in più. Meno sussidi e più prestiti, ma l’Italia ci guadagna: -1 da una parte e +37 dall’altra».
Ma andiamo per ordine.

È stato semplice portare a casa questi soldi? No.
Ma non lo è stato quasi nulla fin dall’inizio per uno dei presidenti più discussi, attaccati, amati dal popolo probabilmente della nostra storia.
Certo il Covid, il lockdown, il mix tra pugno duro e discorsi paterni, le conferenze stampa attese come i discorsi di fine anno che peccavano di slancio e comunicazione chiara e talvolta sono state anche lo scenario per puntare il dito contro gli avversari politici, abusando della visibilità del momento.
Se volessimo raccontarla cinematograficamente penseremmo a “Designated survivor”, serie tv in onda su Netflix in cui un anonimo politico americano passa improvvisamente da segretario a Presidente, dopo che un’esplosione uccide tutti quelli prima di lui nella linea di successione presidenziale.

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È il 7 giugno 2018, Giuseppe Conte fa il suo discorso d’insediamento. In un fuori onda si rivolge a Luigi Di Maio, seduto alla sua destra, chiedendo «Questo lo posso dire?». «No», la risposta secca di Di Maio.
Un avvocato divenuto presidente con poca personalità e leadership, che abbozza, media, si mette in difesa dei suoi capi interni mostrandosi d’accordo, anche quando parrebbe pensarla molto diversamente. Al suo posto, come gli era stato chiesto.
Ma poi Matteo Salvini, vittima da euforia post elettorale delle Europee, dalla spiaggia del Papeete tenta il colpaccio, puntando allo spodestamento del re chiedendo pieni poteri a Sabaudia e fa autogol: la Lega fuori dal Governo e cacciata all’opposizione e Conte ancora al suo posto. Come gli era stato chiesto.
Altra discesa dal monte accade con Luigi Di Maio: lui si dimette da capo politico del M5s e Conte diventa un po’ il riferimento del Movimento politico smarrito.
Grazie alle sue doti da mediatore, capisce che Beppe Grillo e Nicola Zingaretti, vanno mantenuti nella schiera degli amici.

Parlavamo del lungo negoziato: 4 giorni con i colleghi europei, in cui molta parte del braccio di ferro si è giocata sulla parola “decisively” che vuol dire in modo deciso, ma pure in modo finale. Non è una mera questione linguistica, ma di potere e politica: significa restituire ad ogni paese, in particolar modo all’Olanda di Marke Rutte, il diritto di veto sui fondi.
Macron sbatte i pugni sul tavolo. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, invita i tecnici a lasciare la sala.
Conte alla fine punta al cuore: «Questa cosa la dobbiamo fare anche per tutte le persone che per il Covid sono morte».
Le sue parole colpiscono e trova l’appoggio del presidente del Consiglio europeo, il belga Charles Michel, il premier spagnolo, quello portoghese, lo stesso Macron.

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Cosa porta a casa l’Italia

Conte ha definito l’accordo sul Recovery Fund e sul bilancio UE 2021-2027 come «il miglior risultato possibile»: tra sovvenzioni a fondo perduto e prestiti da rimborsare, arriveranno 208,8 miliardi di euro. Secondo Conte forse non arriveremo nemmeno ad usarli e sarebbe «irrealistico e inopportuno» aggiungere anche il Mes.
Sul tema la maggioranza è divisa e dopo la conquista diplomatica, ora tocca avere visione, tenere duro e portare a casa il prossimo risultato. Stare al proprio posto, ma anche non mollare un centimetro di leadership e sicurezza guadagnate in campo.
L’italia prenderà più prestiti per circa 34 miliardi, ma meno sussidi, ovvero meno soldi a fondo perduto, per circa 4 miliardi (80 miliardi in totale). Un ammontare superiore a quanto era stato previsto.
Ma i sussidi sono molto più stringenti del Mes. Non sono gratuiti. Entro il 15 ottobre l’Italia deve presentare un piano stringente di proposte che poi verrà valutato dalla Commissione. Sicurezza nelle scuole e riforma della giustizia, sono tra i temi caldi.
Per l’Europa probabilmente tutto ciò è una sconfitta: il Consiglio ha definanziato tutti gli strumenti comunitari, con tagli a cultura e giovani e a progetti come l’Erasmus, per dare prestiti ai singoli stati. La situazione è eccezionale e senza precedenti, ma così accade che il singolo stato si indebita e l’Unione è sempre meno unita e più frammentata con forti squilibri all’interno.

Per ora un gol è stato fatto. Ora c’è il fischio dell’arbitro e si ricomincia per il nuovo obiettivo da raggiungere: con settembre e la riapertura delle scuole dietro l’angolo ed il piano da confezionare per i primi di ottobre.
Siamo un popolo di poeti, navigatori e calciatori.
Lo è anche il nostro presidente, che a fine braccio di ferro, si è rivolto ai colleghi olandesi con: «Do you remember Totti?» ricordando e mimando lo storico cucchiaio di Francesco Totti, nella partita Italia–Olanda 2000.

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