Festival di Sanremo, con Fiorello si ride anche delle poltrone vuote

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiSolo il genio di Fiorello poteva concepire un Festival di Sanremo dedicato alle centinaia di poltrone del teatro rimaste desolatamente vuote. E lo straordinario augurio: «Tanti culi per tutti», pensato alle centinaia di teatri e cinema ancora chiusi in tutta Italia. Anche se il nuovo dpcm firmato poche ore prima dal presidente del consiglio Mario Draghi apre un piccolo spiraglio, dal 27 marzo, per i locali che si trovano in zona gialla.

Braccioli sù, braccioli giù

Sono le 20,52 quando Amadeus – presentatore e direttore artistico – scende le scale del palcoscenico del Teatro Ariston per presentare la 71^ edizione del Festival di Sanremo. Un’edizione fortemente voluta dal direttore e dagli autori, ma fortemente stravolta per l’assenza totale di pubblico. Sono presenti solo i musicisti dell’orchestra, gli operatori e i tecnici della Rai, i cantanti, gli ospiti, pochi fotografi e giornalisti. E l’immancabile amico Fiorello. Un rigido protocollo di 75 pagine ha dettato le regole per lo svolgimento in sicurezza della rassegna della canzone italiana, che solo un anno prima aveva ottenuto uno straordinario successo. Dopo aver interpretato in versione rock la canzone di Orietta Berti “Grazie dei fiori” vestito con un cappotto fiorato «del peso di 21 chili», Fiorello si è detto incantato nel vedere per la prima volta la sala vuota. «Braccioli sù, braccioli giù», ha “incitato” la platea, per poi aggiungere: «C’è sempre stato qualcuno sopra di voi, ora finalmente potrete vedere il Festival».

L’esibizione di Fiorello alla 71^ edizione del Festival di Sanremo

Era giusto fare il Sanremo 2021?

Prima di dare la parola alla musica e alle canzoni, Amadeus ha letto qualche riga della sua lettera pubblicata dal quotidiano “Leggo”, nella quale ha spiegato i motivi che lo hanno convinto a dirigere anche quest’anno il Festival.

«È incredibile quello che abbiamo vissuto tutti, nessuno escluso, dalla fine del Festival 2020 a oggi. Un anno difficilissimo, che ha messo a dura prova tutti e tutto: la pandemia ci ha stravolto la vita, ha tanti ha fatto perdere gli affetti, il lavoro, la sicurezza del presente e il sogno del futuro», ha scritto Amadeus. «Con tutto questo negli occhi, nella testa e nel cuore ho pensato a lungo se fosse giusto farlo, il Sanremo del 2021. Io ero disponibile, ma sentivo tanta incertezza intorno».

«Un giorno di ottobre, mentre stavo facendo la spesa a Ponte Milvio a Roma, sono stato fermato con un’educazione di altri tempi da una gentile signora. Aveva i capelli grigi e curati, indossava un paltò color cammello, trascinava un carrellino. Mi ha parlato a voce bassa, mi ha raccontato di essere vedova. E poi, guardandomi negli occhi, mi ha ripetuto più volte la parola serenità. Sì, la serenità della sua televisione, delle canzoni, di un Festival che ha sempre seguito. Se lo avessi fatto, mi ha detto, avrei aiutato lei e quelli come lei a vivere finalmente una cosa normale. Ho pensato a quelle parole. Credo sia stata proprio quell’anziana signora a incoraggiarmi ancora di più a organizzare il Festival di Sanremo 70+1. E l’ho fatto, credetemi, con tutto me stesso e con l’aiuto di molte persone, in condizioni difficilissime. L’ho fatto rispettando ogni norma di sicurezza, ma soprattutto pensando a chi vive di musica, a chi vive di televisione e spettacolo, al Paese reale, quello che sta lottando per ritrovarsi. Abbiamo scoperto, infatti, che la normalità è una cosa straordinaria. E proprio per riavere quella normalità, abbiamo lavorato in maniera straordinaria».

Il palco e la platea del Teatro Ariston

L’infermiera simbolo e l’appello per Patrick Zaki

Per ricordare a tutti quanto sia devastante questa pandemia, resa ancora più pericolosa dalle nuove varianti, Amadeus ha invitato al festival anche l’infermiera milanese Alessia Bonari, diventata un simbolo della lotta al Covid-19 dopo la pubblicazione sui social di un selfie che mostrava i segni della mascherina sul suo viso. «La situazione è ancora difficile, dobbiamo continuare a tenere la distanza, a proteggerci con la mascherina, a lavarci le mani». Amadeus ha anche ricordato lo studente egiziano Patrick Zaki, studente universitario a Bologna, che «il 7 febbraio 2020 è stato arrestato al Cairo, dove era tornato per far visita ai genitori». Il ragazzo rischia 45 anni di carcere per accuse ingiuste, che si basano su quanto pubblicato su un falso profilo social. Ricordato anche il deejay Claudio Coccoluto, amico comune dei due conduttori, morto la notte precedente all’età di 59 anni.

Applausi registrati per i cantanti

Dopo l’esibizione delle quattro nuove proposte (Folcast e Gaudiano i cantanti che si sono aggiudicati la partecipazione alle semifinali di venerdì), è stato il vincitore della 70^ edizione del Festival di Sanremo, Diodato, con il suo brano “Fai rumore”, a dare il via all’esibizione dei big. Quindi si sono esibiti Arisa, il duo Colapesce e Dimartino, Aiello, Francesca Michielin e Fedez, Max Gazzé (travestito da Leonardo da Vinci), Noemi, Madame, Maneskin, Ghemon, Coma_Cose, Annalisa (premiata dalla giuria demoscopica che le ha assegnato il primo posto), Francesco Renga e Fasma. Tra gli ospiti, presentati con Amadeus dall’insolita coppia Matilda De Angelis e Zlatan Ibrahimovic, una impetuosa Loredana Berté e un fantasmagorico Achille Lauro. Per tutti applausi registrati. Anche per il bravissimo Fiorello, che ha regalato un altro divertente siparietto quando ha ricordato i 300 figuranti che, nell’ipotesi iniziale, avrebbero dovuto occupare la platea dell’Ariston. «Se vedete in giro per l’Italia 300 persone sono i nostri figuranti». E ancora: «Il figurante è come il politico, devi pagarlo. Solo che il figurante quando il programma è finito se ne va…». E poi ancora risate con la sua Dad, la didattica a distanza che ha dedicato al suo alluce rigido, ai nomi delle dita dei piedi e alla lambada. Non c’è traccia di “normalità” e di “serenità” in un Festival di Sanremo fatto così. Ma c’è l’ironia scanzonata di Fiorello. E un paio di canzoni che vale la pena ascoltare.

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