Quanto costa al mondo e all’Italia l’epidemia di Coronavirus?

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Serve un vaccino per il Coronavirus. Per ridurre il numero di contagi e di pazienti positivi.
Ma c’è bisogno anche un vaccino, di una soluzione, di strategie per ridare respiro a un’economia che potrebbe subire ripercussioni pesanti.

Le borse risentono profondamente dell’epidemia di Coronavirus. Mentre in Italia c’è chi sostiene che l’emergenza in corso possa arrivare a costarci lo 0,2% del PIL.

coronavirus crisi

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L’economia cinese in difficoltà?

Tutto è partito dalla Cina. Dalla città di Wuhan, dove si registra la maggior parte dei pazienti contagiati. Se l’epidemia di Coronavirus ha un costo in termini di salute e purtroppo anche di morti, non si può non calcolare quali potrebbero essere i danni di quella che è considerata la “fabbrica del mondo“.
Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario internazionale, sostiene che è ancora presto oggi fare una valutazione dell’impatto sull’economia cinese e internazionale. L’epidemia è ancora in corso, ma sono già disponibili alcuni dati che potrebbero far capire quale potrebbe essere l’andamento se non si dovessero arrestare i contagi. In Cina e nel mondo.

Nel 2003 per la Sars bloccò il 4% delle imprese cinesi. Oggi sono il 16%. All’epoca le perdite economiche in Cina furono di 25,3 miliardi di dollari. Oggi si parla di almeno 100 miliardi di dollari, con un PIL che vale 13mila miliardi.
Non dobbiamo dimenticare che la città di Wuhan, isolata da settimane, conta 11 milioni di abitanti. È una zona della Cina in forte crescita anche dal punto di vista della produzione. Hub fondamentale per la tecnologia, ad esempio.

In Cina a bloccarsi non è solo l’industria. Anche il turismo risente profondamente della crisi scatenata dall’infezione che paura alle persone, così come ai mercati.
Disney Resort di Shanghai ha dovuto chiudere. Stiamo parlando di un parco di divertimenti frequentato ogni anno da 12 milioni di persone.
A Macao le autorità hanno deciso di chiudere per almeno un paio di settimane i casinò. Fonte di reddito fondamentale per la regione autonoma che si trova nella costa sud della Cina continentale.
Secondo alcune previsioni della Standard & Poor’s, il Coronavirus potrebbe provocare una contrazione del Pil del’1,2% nel caso in cui le spese per trasporti e divertimenti dovessero calare del 10%.

In questi giorni, però, buone notizie. Molte aziende, dopo settimane di stop, hanno riaperto. E questa è un’ottima news per la Cina, ma anche per il resto del mondo.

Aziende chiuse causa Coronavirus

Photo by Masaaki Komori on Unsplash

Quanto costa la crisi in Italia.

Già prima dell’esplosione dei casi di Coronavirus in Italia, si stimava che il nostro paese avrebbe pagato un prezzo caro per quello che riguarda l’economia. A risentire maggiormente i settori del turismo e del lusso. In particolare si temeva per il settore dei viaggi, visto che ogni anno in Italia sono 13 milioni i cinesi che affollano le nostre città (il 10% del PIL italiano è dato proprio dal turismo).
A soffrire, secondo Assoturismo Confesercenti, è tutto il comparto, con una stima di 1,6 miliardi di euro di costo per l’Italia solo per l’indotto turistico cinese.

Adesso che il virus è arrivato nel nostro paese, si contano i danni che potrebbero derivare da una produzione rallentata per le misure di protezione preventive messe in atto dal governo per cercare di arginare i contagi.
Molte aziende, anche al di fuori delle zone rosse, hanno deciso di chiudere temporaneamente. Proponendo però ai propri dipendenti, laddove possibile, esperienze di telelavoro che potrebbero in qualche modo servire da tampone per scongiurare una crisi economica maggiore.
Numerosi gli eventi, anche di respiro internazionale, che sono stati annullati o rinviati. E questo comporta gravi perdite per gli organizzatori e per chi avrebbe partecipato per mostrare i propri prodotti e servizi ai buyer.
Senza tralasciare i danni economici per i liberi professionisti, che già nel primo weekend di emergenza hanno riscontrato un netto calo.

Coronavirus e Pil in Italia.

Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia parla di un costo dello 0,2% sul PIL dell’Italia.
Per Confcommercio l’impatto sul Pil può arrivare fino allo 0,4%. “Se la crisi dovesse protrarsi oltre i prossimi mesi di maggio- giugno l’impatto sul Pil dovrebbe essere di 3-4 decimi di punto, pari a 5-7 miliardi di euro“.
L’Italia ha un Pil di circa 2mila miliardi di dollari. Secondo l’ipotesi di Visco la crisi da Coronavirus ne potrebbe perdere 40. Il nostro sistema economico è già abbastanza debole e fragile. Sarebbe un colpo davvero importante a tutta l’economia nazionale. Anche perché i focolai sono in regioni che sono il volano della nostra economia (Lombardia e Veneto valgono il 30% del PIL italiano, producendo il 40% delle esportazioni).
Ogni giorno di blocco produttivo in due città come Codogno e Casalpusterlengo, che fatturano insieme 1,6 miliardi l’anno, può costare 5 milioni di ricavi. Ma si potrebbe arrivare a 18-20 milioni se il blocco si estendesse ad altre realtà della provincia di Lodi.

Un articolo del Financial Times, invece, parla di rischio recessione tecnica in Italia per gli effetti del coronavirus sull’economia. Nell’ultimo trimestre del 2019 il Pil ha segnato -0,3%. Se dovesse subire un’altra contrazione nel primo trimestre del 2020, complice anche l’emergenza in corso, si potrebbe parlare tecnicamente di recessione per due trimestri consecutivi negativi.
Sarebbe la quarta recessione dal 2008.

Stop a tasse e mutui nelle zone rosse.

Intanto è notizia di poche ore fa che in Italia il governo ha firmato un decreto per sospendere gli adempimenti e i pagamenti dei tributi e delle ritenute fiscali. Per i cittadini e le imprese. Il provvedimento, a firma del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, riguarda tutti coloro che vivono o lavorano nelle città isolate per il contagio del nuovo coronavirus. Decreto che riguarda versamenti e adempimenti che scadono tra il 21 febbraio e il 31 marzo 2020.
Con ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, è stata concordata anche la sospensione delle rate dei mutui per chi risiede nella zona rossa. Previste anche la cassa integrazione per i lavoratori dell’area e diverse misure per sostenere le aziende.

L’Italia cerca di affrontare, anche dal lato economico, l’epidemia. Mentre le borse guardano con attenzione a quello che succede negli ospedali del mondo.

coronavirus effetti

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Le Borse del mondo risentono dell’epidemia del Coronavirus.

Sicuramente le Borse dei paesi interessati dal Coronavirus e non solo quelle sono in questi giorni sotto la lente di ingrandimento.
L’ultima sessione della Borsa di Shanghai tenuta prima del Capodanno cinese 2020 è terminata con un crollo del 2,8%. Il risultato peggiore negli ultimi 8 mesi.

I titoli delle compagnie aree, asiatiche e non solo, o di società dedicate al settore del turismo hanno registrato gravi perdite.
I mercati cercano di reagire al lunedì nero, quello del 24 febbraio, che ha causato una perdita di 350 miliardi di capitalizzazione soltanto dalle Borse europee. A Wall Street è stata la peggiore seduta dal mese di febbraio 2018.
Piccoli tentativi di ripresa per le borse europee, tra vendite di azioni e acquisto di beni “sicuri”, come l’oro.
Dati altalenanti che mettono in apprensione gli addetti ai lavori.

Bisogna trovare soluzioni e bisogna trovarle subito. Per non bloccare un paese già in affanno e in difficoltà economicamente parlando.
Telelavoro, smart working, smart school, per non perdere tempo e sfruttare la tecnologia per non fermarsi. Ma anche aiuti, incentivi, strategie per evitare il blocco della produttività.
La parola d’ordine come sempre è reagire. E farlo velocemente.

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