Edicole aperte: l’informazione corretta e precisa è di vitale importanza

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minutiHa fatto discutere la storia di un signore che è stato ripreso da un agente e multato perché andava prima in edicola a comprare il giornale e poi a fare la spesa.
Comprare il giornale non sarebbe stato indispensabile e necessario.
Ma il decreto legge che ha chiuso tutte le attività non fondamentali in Italia parla chiaro.
Se le edicole sono rimaste aperte un motivo c’è.
In Italia, ai tempi del Coronavirus più che mai, tenersi informati è importante.
L’informazione gioca un ruolo di primaria importanza. Una responsabilità che i media non devono sottovalutare.
Perché oggi più che mai abbiamo bisogno un’informazione corretta, precisa, utile. Tutto il resto è inutile. Anzi, pericoloso.

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Il giornale e l’informazione, beni di prima necessità.

Qualche giorno fa su Twitter il post di un cittadino di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, ha sollevato un vespaio di polemiche.
Giovanni Accardi ha raccontato di essere stato fermato a un posto di blocco. All’agente ha detto che stava andando in edicola per comprare il giornale e poi al supermercato per fare la spesa.
Ma secondo l’agente comprare il giornale in edicola era “superfluo“. Poteva andare a fare la spesa, ma poi sarebbe dovuto tornare di corsa a casa.
L’uomo ha raccontato quello che gli era successo sui social. Taggando anche il direttore di Repubblica, Carlo Verdelli, e il giornalista Andrea Vianello, ex direttore di Rai 3.

C’è chi ha accusato l’agente di abuso di potere. E di negazione di un diritto dei cittadini, visto che le edicole sono aperte. E chi, invece, semplicemente di un agente che tenta di far rispettare le regole.
Essenziale o non essenziale informarsi ai tempi del Coronavirus? Certo, c’è l’informazione televisiva, quella radiofonica, i media online. E c’è chi si chiede che senso ha uscire per comprare il giornale quando le fonti di informazione possono arrivare direttamente a casa nostra.
La risposta però è contenuta all’interno del Decreto. Se il governo Conte ha stabilito che le edicole devono rimanere aperte, questo è perché sono fondamentali.
Certo, bisogna limitare al minimo gli spostamenti. Ci si appella, anche per la spesa, al buon senso dei cittadini. Ma ai cittadini deve essere garantito l’accesso all’informazione. Seria e di qualità. Della carta stampata, dei media online o di tutti gli altri canali.

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L’informazione è necessaria.

Farmaci, alimenti e informazione. Tutti beni necessari. Soprattutto in un periodo di emergenza.
Essere informati è un diritto di ogni cittadino. Ed è dovere della stampa tradizionale o digitale informare i cittadini. In maniera puntuale, precisa, corretta.
Gli edicolanti, come tutti gli altri esercenti, sono tenuti a seguire norme igieniche fondamentali per proteggere se stessi e per proteggere gli altri. Mascherine, guanti, distanza di sicurezza, ingresso contingentato, possibilmente uno alla volta visto che di solito le edicole sono aperte. Ma possono restare aperti. A loro discrezione, ovviamente, come ogni altra attività.

L’informazione va avanti. Anzi, deve andare avanti. E deve prendersi le sue responsabilità. Non deve più puntare al sensazionalismo e alla spettacolarizzazione di un evento come il Coronavirus, che necessita invece di un linguaggio e di un approccio più pacato. Non bisogna certo nascondere niente. Ma bisogna tornare al concetto fondamentale, al concetto di “informazione“. I cittadini hanno bisogno di ricevere informazioni puntuali e precise. Verificate. Per avere tutti gli strumenti utili per poter affrontare l’emergenza che Covid19 ha fatto scattare anche nel nostro paese. E che ora anche il resto d’Europa si appresta a vivere.

Il diritto all’informazione è sancito dalla Costituzione. Così come il diritto alla pluralità dell’informazione. Per questo le edicole rimangono aperte.

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Le responsabilità dell’informazione in Italia.

Stranamente, non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso, ma continuiamo a non sapere che cosa succede.
Papa Francesco

L’informazione in Italia deve tornare a essere un servizio dedicato alla comunità.
A quella collettività che oggi più che mai potrebbe provare sentimenti di abbandono e di smarrimento.
E che proprio negli articoli di giornale, online e offline, può ritrovare la strada dell’unità per combattere, seguendo le regole previste dal governo, questo nemico invisibile.
Compito dei mezzi di comunicazione è non cadere nella tentazione del clickbait, del vendere a tutti i costi, dell’arrivare prima a discapito della verità.
Oggi più che mai il Coronavirus ci insegna a rallentare. Anche l’informazione deve farlo. Per essere puntuale ed essere un bene di pubblica utilità.
Altrimenti potrebbe essere un pericolo, diffondendo quella disinformazione che può far più male di un virus.
Perché contro il virus abbiamo medicine e un vaccino che speriamo possa arrivare il prima possibile. Mentre contro la “mala informazione” siamo privi di armi da usare. Come dimostrano bufale e fake news che ancora ci ritroviamo a dover smentire nel 2020.

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