Vini di qualità e pandemia: allarme giacenze per il comparto più amato del made in Italy

In evidenza

Redazione i404
i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.

Tempo di lettura stimato: 2 minutiLa graduale riapertura dei ristoranti è attesa soprattutto dai produttori di vino di qualità, che a causa della pandemia hanno le cantine piene di vino doc invenduto. Milioni e milioni di ettolitri delle annate 2018 e 2019 che non hanno fatto in tempo a solcare la soglia dei ristoranti, degli alberghi, delle enoteche e dei bar con servizio di ristorazione chiusi per Covid. E l’annata 2020 rischia di subire la stessa fine.

Il salvagente dell’e-commerce

La Coldiretti ha stimato che solo nella regione Friuli Venezia Giulia più di 2 milioni di ettolitri di vino sono rimasti nelle cantine. Ma l’allarme coinvolge anche il Piemonte, patria di gagliardi vini rossi come Barolo e Barbaresco, la Toscana (Brunello e Chianti in primis) e l’Emilia Romagna. Senza contare i vini di alta qualità prodotti anche in Liguria, nell’Oltrepò Pavese, in Trentino, nelle Marche, nel Lazio, in Campania e in Abruzzo. Ma milioni di litri di vino sono rimasti in cantina anche in Puglia, in Basilicata e nelle isole. Chiusure e lockdown hanno interessato anche i clienti proprietari di ristoranti all’estero, mentre l’e-commerce ha salvato soprattutto i prodotti di media gamma, con vini venduti al prezzo di 10, massimo 20 euro a bottiglia.

Photo by CHUTTERSNAP on Unsplash

La Coldiretti lancia l’allarme

Le aperture previste con l’istituzione delle zone gialle riusciranno a salvare il comparto vitivinicolo italiano? Molto dipende anche da come andranno quest’estate i flussi turistici, e da come le aziende vitivinicole, anche quelle più blasonate, reagiranno a un atteso crollo della domanda interna. I vini più gettonati del periodo estivo sono sicuramente quelli di facile beva, come i prosecchi, i vini bianchi e i rosati. Molti milioni di ettolitri di vino rosso rischiano invece di restare in cantina per i prossimi cinque mesi. E gli aiuti promessi già ai tempi del governo Conte stentano ad arrivare. Denuncia la Coldiretti del Friuli Venezia Giulia: «Gli aiuti economici che dovevano arrivare entro fine dicembre, a oggi devono ancora essere liquidati. E questo aumenta la crisi di liquidità delle imprese già provate dal lockdown». Coldiretti Friuli ricorda che in gioco «c’è il futuro del primo settore dell’export agroalimentare made in Italy, che sviluppa un fatturato da 11 miliardi di euro e genera opportunità di lavoro per 1,3 milioni di persone impegnate direttamente e nell’indotto».

Photo by Iryna Mykhaylova on Unsplash

La grande distribuzione salva i vini di fascia medio-bassa

Con le cantine già al collasso per le giacenze della vendemmia 2019, dove andrà a finire il vino nuovo? La grande distribuzione sta già facendo tanto, ma naturalmente nei supermercati non si può pretendere di vendere molte bottiglie di Amarone o di vini doc di annata. Le famiglie hanno sicuramente mantenuto i consumi di vini in bottiglia o in damigiana, o nelle nuove confezioni “bag in box”, ma la spesa destinata all’acquisto del vino nella GDO difficilmente ha superato la media degli 8 euro a bottiglia. Aziende e cantine rifiutano la strada della distillazione: si tratta di vini troppo pregiati per essere distillati e venduti a pochi centesimi al litro. Restano quindi le richieste di importanti aiuti finanziari per salvare un comparto che è il biglietto da visita del made in Italy nel mondo, ma c’è anche necessità di uso dell’alcol di emergenza, di controllare la distillazione, di vendemmia verde e ammasso privato per una parte del quantitativo in giacenza. Perché la pandemia ha sicuramente frenato il consumo di vino di qualità, ma non la produttività dei vigneti e il lavoro di vignaioli e cantinieri.

- Pubblicità -spot_imgspot_img

Commenta

Perfavore inserisci un commento!
Nome

- Pubblicità -spot_img

Correlati