Il diritto alla riparazione contro l’usa e getta. Ikea venderà anche pezzi di ricambio

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minutiProdotti usa e getta? No, grazie.
Quante volte ci è capitato di buttare via qualcosa non pensando che magari potesse essere riparato. Le nostre nonne di sicuro lo avrebbero fatto prima di trasformare in rifiuto indesiderato qualcosa che si sarebbe potuto ancora salvare. E riutilizzare altre volte, evitando di affrontare una spesa, piccola o grande, per acquistarne uno nuovo.

Si chiama diritto alla riparazione. Un tempo era la norma, oggi un’eccezione, in un mondo in cui non si ha più tempo di aggiustare quello che si è rotto. Il nuovo modello di economia circolare che anche l’Agenda 2030 promuove prevede un ritorno al passato.
Modello abbracciato anche dal colosso svedese di design Ikea, che lancia la sfida: tornare a utilizzare i pezzi di ricambio quando qualcosa si guasta.

Pezzi di ricambio in vendita da Ikea

L’annuncio è uno di quelli che in poco tempo fa il giro del mondo. L’azienda svedese di mobili Ikea venderà i pezzi di ricambio per i suoi prodotti. Il brand è diventato famoso anche fuori dai confini della Svezia sia per il design inconfondibile degli arredi del suo catalogo sia per i prezzi economici di mobili, complementi e accessori. Fino a oggi, però, se qualcosa si fosse rotto, difficilmente avremmo potuto ripararlo.
Il brand, nella sua strada per diventare entro il 2030 sostenibile al 100% (ad esempio dando la possibilità di vendere mobili usati o sfruttando nel 2020 per il 98% legno proveniente da fonti certificate per sostenibilità ambientale o ricicli), ha deciso di mettere in vendita online di pezzi di ricambio, per poter aggiustare il mobilio che si rompe in casa. Non c’è ancora una data precisa, ma il lancio del servizio avverrà nel 2021.

A chi accusa l’azienda di spingere i clienti al consumismo, visti i bassi costi dei prodotti in catalogo, Lena Pripp-Kovac, responsabile della sostenibilità a Inter Ikea, risponde che prezzi bassi non sono da collegare automaticamente a un concetto di “usa e getta”. Mentre Jon Abrahamsson Ring, amministratore delegato della società, aggiunge: «Per noi, perché la sostenibilità abbia davvero un impatto, deve essere alla portata di tutti».

riparare gli oggetti
Foto di Dan-Cristian Pădureț su Unsplash

Riparare gli oggetti è una filosofia

Il Kintsugi è una pratica che ci arriva dal Giappone e che ci insegna ad aggiustare rotture e crepe sfruttando materiali preziosi, per dare valore alle “ferite” dei nostri oggetti.
Una filosofia che si applica principalmente ai vasi, con risultati davvero eccezionali che diventano opere d’arte. In realtà la disciplina ci spinge a compiere un’indagine ben più profonda sulla natura dell’anima umana, partendo da ciò che si è rotto tra le nostre mani. Riparare gli oggetti dando loro valore significa dare importanza alle ferite emotive che ognuno di noi prova e sperimenta. Perché da queste possiamo imparare e crescere: sono il segno tangibile della nostra storia e ci aiutano a sviluppare la resilienza.

Riparando gli oggetti possiamo mettere alla prova la nostra capacità di risollevarci dagli imprevisti della vita. Perché come ogni cosa ha diritto a una seconda opportunità, così dovrebbe averla ogni individuo.

colori ikea
Foto di Catalina Johnson su Unsplash

Il concetto di diritto alla riparazione

Right to repair, per usare il termine inglese. Ed è una delle essenze fondamentali dell’economia circolare per combattere il fenomeno dell’obsolescenza programmata, che spinge i consumatori ad acquistare e sostituire i prodotti tecnologici o simili spinti dalle aziende produttrici a cambiare modello continuamente, anche se il precedente è ancora funzionante. In America è nata anche un’associazione, The Repair Association, che garantisce professionisti in grado di fornire parti di ricambio e interventi per salvare il salvabile.

Il Parlamento Europeo a dicembre scorso ha anche reso nota una risoluzione non legislativa in questo senso, adottata con 395 voti favorevoli, 94 contrari e 207 astensioni. Un’iniziativa che fa pare del Circular Economy Action Plan della Commissione, che indica come prioritario introdurre il diritto alla riparazione in ambito tecnologico.
Chloe Mikolajczak di Right to Repair, una coalizione di organizzazioni europee che perora la causa, chiede che questo diventi presto realtà in tutto il mondo. E sarà necessario, aggiungiamo noi, compiere un passo ulteriore in avanti, allargando il medesimo diritto a prodotti che non sono elettronici e hi tech. Così da mettere un ulteriore e fondamentale tassello nel percorso volto a rendere reale l’economia circolare.

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