Green Friday VS Black Friday: la guerra dei colori (e dello shopping)

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Il Black Friday è alle porte. In tutto il mondo si celebra quella che è la giornata mondiale del consumismo.
I prezzi scontati attirano consumatori che comprano beni e servizi di cui magari nemmeno hanno bisogno.
Il costo per loro potrebbe anche non essere alto. Ma lo è per il pianeta.

Perché non scegliere un altro colore e un altro modo di fare shopping? Nell’anno in cui le parole più usate sono state quelle legate all’emergenza climatica, c’è chi prova a cambiare le carte in tavola.
Contrapponendo al Black Friday il Green Friday. Non è solo una questione di colori. Ma di consapevolezza.

Green Friday

Photo by Nick Fewings on Unsplash

Cos’è il Black Friday.

Il Black Friday è il giorno degli acquisti folli.
In America si celebra da tempo. È il primo venerdì dopo il giorno del Ringraziamento. Per favorire lo shopping in vista del Natale, oltre oceano si sono inventati una giornata in cui tutti i negozi propongono sconti davvero alti.
Il Black Friday è nato nel 1952. Le grandi catene da allora propongono offerte così allettanti, che gli americani si mettono in fila fin dalle prime luci dell’alba. Pur di accaparrarsi qualcosa. Sgomitando e arrivando anche a usare la forza all’interno degli store.
Nel 2013 negli Stati Uniti in un solo giorno 80 milioni di persone hanno speso 57,4 miliardi di dollari.
Oltre al Black Friday esiste anche il Cyber Monday. È il lunedì successivo. Una giornata di shopping caratterizzata da sconti che si riferiscono a prodotti di elettronica.

Ti sei mai chiesto perché si chiama così?
Il nome Black Friday è nato a Filadelfia. Indicava il traffico stradale congestionato a causa della corsa allo shopping. Un venerdì nero, per chi doveva spostarsi. Anche se c’è chi crede che il colore derivi non dalle difficoltà di spostamento (e anche dall’inquinamento creato), ma dai libri contabili dei negozianti. Che con il colore nero indicavano i guadagni. In rosso le perdite.

Negli ultimi anni, complici gli e-commerce, il Black Friday è arrivato anche da noi. Tutti i negozi, online e offline, lo praticano. E tutti noi lo attendiamo sperando di accaparrarci degli affari. Pensi che sia davvero un bene?

Black Friday

Photo by Şahin Yeşilyaprak on Unsplash

Quanto inquina il Black Friday.

Sembra una cosa innocua. Una pratica senza conseguenze. Se non per il portafoglio di chi acquista prodotti di cui magari non ha bisogno. E invece l’impatto ambientale del Black Friday non è indifferente.
Secondo quanto calcolato nel Regno Unito, per quello che riguarda lo shopping online, che rappresenta l’80% degli acquisti del Black Friday, in quel weekend di sconti 82mila furgoni, la maggior parte diesel, vanno in giro per il paese. Per consegnare 8 miliardi di euro di prodotti acquistati. Le stime dicono che nelle ore clou ogni 93 secondi un camion parte dai magazzini Amazon.
A questo dobbiamo aggiungere anche l’inquinamento delle auto usate per gli spostamenti per acquistare fisicamente nei negozi.

Inquinamento atmosferico, dunque. Ma non solo. Vogliamo considerare gli imballaggi, sia dei prodotti acquistati sia dei pacchi che vengono confezionati per essere consegnati al nostro domicilio?
Chiara Campione di Greenpeace ha parlato di “sbornia di acquisti” che “genera il più grande volume di rifiuti dell’anno“. E per fortuna dura solo pochi giorni. Ma già l’impronta lasciata sul pianeta è notevole.
A questo dobbiamo aggiungere altre voci che causano un impatto ambientale da brividi. Quegli abiti che portiamo a casa, di cui magari non abbiamo bisogno. Tutta quell’elettronica di cui ci circondiamo, quando basterebbe aggiustare o adattare quella che già abbiamo. I regali di Natale che compriamo e che arrivano dall’altra parte del mondo.
Acquisti che generano inevitabilmente rifiuti. Che ci illudono di risparmiare sul momento. Ma che a lungo termine hanno per ognuno di noi dei costi davvero elevati.

In Italia i numeri sono più piccoli, ma comunque importanti.
Abolire il Black Friday è mera utopia.
Fare scelte consapevoli ed essere parte del cambiamento è invece possibile.

Make Friday Green Again

Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash

E se aderissimo al Green Friday?

In occasione del Black Friday 2019, che si celebra venerdì 29 novembre, c’è chi vuole fare la differenza. Non è un caso che il quarto sciopero globale per il clima cada proprio in questa giornata.
Contrapposto al Black Friday da qualche tempo in Francia c’è il Green Friday.

Il collettivo nato nel 2017 raccoglie sempre più aziende, oltre 200. Per dire basta agli acquisti sfrenati sensibilizzando.
L’idea è nata in Francia grazie a Envie, rete di imprese eco solidali. Dal 2018 si sono aggiunti Altermundi, Refer, Ethiquable, DreamAct ed Emmaus France. Lo scopo è sensibilizzare a scelte di acquisto consapevoli, a consumi più responsabili, senza colpevolizzare nessuno.
Le aziende che aderiscono non praticano sconti. Ma fanno di più. Devolvono il 10% del fatturato ad associazioni che operano per creare un mondo migliore.

Make Friday green again.

E al Green Friday da ottobre si è aggiunto un altro movimento. Make Friday green again è un movimento a cui hanno aderito store e brand per poter cambiare le cose. E promuovere una società in cui ci sia più consapevolezza. Anche quando si fa shopping. Perché a ogni nostra azione corrisponde inevitabilmente una reazione. Che non sempre fa bene al pianeta. E che di conseguenza non fa bene a noi.

Rendi di nuovo verde il venerdì“, questo il significato del nome del movimento nato in Francia. Che richiama inevitabilmente anche i Fridays for future di Greta Thunberg e dei ragazzi in lotta per un futuro migliore.
Chi ha aderito al movimento ha deciso di non partecipare alla follia del Black friday. Per dare il buon esempio.
Il marchio Faguo, impegnato nella lotta al riscaldamento globale, ha lanciato l’idea chiedendo a tutti di partecipare. Portando nei punti vendita quello di cui non abbiamo più bisogno. Un’ottima alternativa al consumismo sfrenato. Dare una seconda vita a tutto quello di cui non abbiamo più bisogno. Riciclare, riusare, risparmiare davvero. Per il bene di tutti.
Più di 400 aziende hanno deciso di aderire. La maggior parte di queste sono francesi. Ma la speranza è che tanti brand possano decidere di fare fin da subito la differenza. E cambiare colore.

Da nero a verde. Non ci vuole poi molto per cambiare prospettiva.

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Redazione i404

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