La globalizzazione sarà spazzata via dal Coronavirus?

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Se c’è una lezione che abbiamo imparato con il Coronavirus è che tutto il mondo è collegato. E non possiamo più pensare che qualcosa che accade lontano da noi non abbia prima o poi ripercussioni nel nostro piccolo orticello.

Ma c’è un’altra lezione che ci è stata data dall’emergenza sanitaria. L’attuale sistema internazionale basato su consumismo e capitalismo è debole. La globalizzazione riuscirà a sopravvivere all’onda della Covid-19?

globalizzazione e coronavirus

Photo by unitednations on Unsplash

Cos’è la globalizzazione.

La globalizzazione è un processo con cui i mercati di paesi diversi e lontani del mondo si integrano sempre di più tramite lo scambio di beni, servizi e capitali.
Definita anche come mondializzazione, è un fenomeno provocato da scambi e investimenti internazionali su scala globale sempre più frequenti e di intensità maggiore, che sono cresciuti con rapidità nell’economia mondiale. Con la conseguenza che le economie nazionali sono sempre più connesse e interdipendenti l’una dall’altra. Non solo dal punto di vista economico e finanziario, ma anche per quello che riguarda aspetti sociali, culturali, tecnologici, politici e sanitari.

Pro e contro.

Una connessione sempre più profonda che può avere molti effetti positivi. Ma anche diversi effetti negativi, che si rispecchiano su scala planetaria. Se da un lato la globalizzazione ha garantito comunicazioni e scambi di informazioni più veloci tra i paesi, crescita economica per nazioni spesso fuori dai piani dello sviluppo economico mondiale, spostamenti più rapidi e riduzione dei costi per una concorrenza sempre più forte, dall’altro abbiamo assistito anche al rovescio della medaglia. Sono aumentati lo sfruttamento, il degrado ambientale, le disparità, la perdita delle identità locali e della sovranità nazionale, così come problemi legati alla privacy e ai sistemi economici locali.

I ritmi della globalizzazione non sono più sostenibili.

Lo abbiamo capito con l’emergenza sanitaria. Ma anche prima della crisi che ha coinvolto tutto il mondo il sistema mondiale che si basava proprio sulla globalizzazione stava iniziando a vacillare.
La situazione politica internazionale, in particolare nei rapporti tra USA e Cina, che continuano a tenere tutti con il fiato sospeso, ma anche una decrescita per quello che riguarda il commercio mondiale e l’avanzata a livello globale di partiti populisti, sovranisti e nazionalisti avevano indotto a credere che un sistema basato sulla mondializzazione non era più quello giusto. C’era chi dava già per spacciata la globalizzazione.

Maurice Obstfield, accademico americano, già capo economista al Fondo Monetario, a inizio 2020 parlava di una “fase di disintegrazione dell’economia internazionale“, provocata dalla globalizzazione stessa ormai al collasso, a causa di disuguaglianze e politiche collegate a questa interconnessione che alla lunga ne possono provocare direttamente la resa incondizionata.

Il Coronavirus farà fare marcia indietro alla globalizzazione?

La giornalista Milena Gabanelli in un approfondimento sottolinea come un piccolo microrganismo come il Coronavirus è partito dalla Cina e, seguendo le vie della globalizzazione, quindi commercio e turismo, per poi diffondersi in ogni ambito della vita, potrebbe mettere a rischio il sistema economico internazionale che si cela dietro alla mondializzazione.
Ci sono voluti pochi mesi per contagiare (dati aggiornati a questi giorni) più di 15milioni di persone in tutto il mondo. Causando la morte di più di 600mila individui. E le norme di prevenzione imposte per evitare che i focolai si diffondessero, riducendo i nuovi contagi, sono quello che di più lontano c’è dalla globalizzazione.

Crollo del Pil in 170 paesi del mondo, compagnie aeree in difficoltà che chiedono aiuti di stato per sopravvivere, crollo del petrolio, difficoltà crescenti in paesi in via di sviluppo che, proprio grazie alla globalizzazione, si erano aperti al mondo, divario tra poveri e ricchi ancora più profondo (oggi 2.153 persone sono più ricche del 60% della popolazione mondiale).
Ma il Coronavirus ha anche “costretto” molte aziende a tornare a produrre in patria, dopo aver fatto viaggiare la produzione in ogni angolo del globo. Alimentando quella sensibilità, soprattutto delle nuove generazioni, verso un’economia più a misura di ambiente e di essere umano.

La globalizzazione è a rischio. È il momento di trasformare una crisi in una grande opportunità. Per creare un mondo diverso, sostenibile e green. Un microrganismo ci ha insegnato che è possibile.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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