Cos’è il gender pay gap, il divario salariale tra uomini e donne ancora presente anche in Italia

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

gender pay gap
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Il gender pay gap altro non è che il divario salariale o divario retributivo di genere che ancora esiste tra uomini e donne. In parole semplici, altro non è che la differenza tra il salario annuale medio percepito dalle lavoratrici e quello percepito dagli uomini.

C’è ancora chi sostiene che il gender pay gap non esista, quando in realtà è un fenomeno ben tangibile, che ancora relega sul posto di lavoro le donne in una posizione di secondo piano anche per quello che riguarda il compenso ricevuto per il lavoro svolto. Una situazione insostenibile in Italia e nel resto del mondo, come sottolineano i dati disponibili relativi al divario salariale.

Gender pay gap, significato

Cosa significa gender pay gap? Il significato del termine è presto svelato. Il divario retributivo di genere, per usare la lingua italiana, è la differenza tra lo stipendio medio degli uomini e lo stipendio medio delle donne che hanno un contratto di lavoro dipendente.
Di fatto è la differenza tra la retribuzione di lavoratori e lavoratrici a parità di ruolo e di mansione.
Nonostante uomini e donne svolgano lo stesso ruolo, lavorino con lo stesso orario e abbiano le stesse qualifiche e competenze, le buste paga non sono mai uguali. Le donne prendono quasi sempre meno degli uomini. La discriminazione salariale di genere (anche definita come gender salary gap) è un indice che di fatto misura la discriminazione tra uomini e donne. Ne esistono di due tipi:

  • Gender Pay Gap “grezzo”. Si basa sulla differenza media della retribuzione lorda oraria, al lordo della tassazione e della contribuzione.
  • Gender Pay Gap totale. Si basa sul salario orario, sul numero medio mensile di ore retribuite e sul tasso di occupazione femminile.

donne lavoratrici
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Come si calcola il gender pay gap

Se ti stai chiedendo come si calcola il gender pay gap, devi sapere che bisogna tenere in considerazione molti fattori. Il calcolo non è così semplice come potresti immaginare. Sono infatti diversi i criteri che bisogna tenere in considerazione per effettuare questo calcolo e ogni paese potrebbe prendere come modalità di misurazione parametri differenti. Ad esempio alcune nazioni potrebbero considerare la paga ad ore, altre lo stipendio settimanale e altre ancora lo stipendio mensile.
Secondo gli esperti, esisterebbero anche altri elementi che non vengono inclusi nel calcolo, ma che sono importanti per capire le difficoltà che le donne possono sperimentare quando entrano nel mercato del lavoro. Come l’accesso all’istruzione che porta a ricoprire determinati ruoli, il background in cui cresce, le opportunità di crescita interne e molto altro ancora.

divario retributivo di genere
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Gender pay gap nel mondo

A livello mondiale, sappiamo che il GPG si attesta intorno al 20%. In Europa, nonostante le donne rappresentino quasi la metà della forza lavoro, con una percentuale che si attesta intorno al 46%, meno di un quarto delle lavoratrici ricopre cariche di alto livello e dirigenziali. La differenza di retribuzione si attesta intorno a una media del 16%. Mentre per chi è già in pensione il divario è ancora più netto, intorno al 39%.

Uscendo fuori dai confini del vecchio continente, invece, i paesi del mondo dove il gender gap per quello che riguarda il salario è più alto, troviamo Yemen, Siria e Iraq (30%). In Laos, invece, ci si avvicina alla parità assoluta, perché le donne hanno raggiunto il 91% del salario degli uomini.

Gender pay gap in Italia, dati del 2021

E il gender gap pay in Italia? Secondo i dati emersi dall’indagine Ipsos condotta per WeWorld Onlus, il 42% degli intervistati crede che sia fondamentale recuperare il gap, anche se non dovrebbe essere al momento una priorità (cosa che invece pensa il 36%). Nel nostro paese è al di sotto della media europea (intorno al 5%), ma non c’è da star allegri vista la situazione occupazionale italiana.
La situazione sembra poi essere peggiorata con il coronavirus, nonostante anche in Italia le lavoratrici rappresentino quasi la metà della forza lavoro totale (47%). Secondo il rapporto annuale “Women in Business“ di Grant Thornton nel 2021 le posizioni di CEO occupate da donne sono scese al 18% rispetto al 23% del 2020: siamo al di sotto della media del 21% dell’Eurozona.

In Italia a giugno è stato anche approvato il testo unificato del disegno di legge sulla parità, quello che è considerato uno step necessario verso la legge sulla parità di genere, tema affrontato anche in uno degli obiettivi dell’Agenda 2030. Tra i temi affrontati anche la riduzione del gender pay gap in Italia, l’abbassamento da 100 a 50 dei dipendenti che un’azienda deve avere per stilare il rapporto di parità tra uomini e donne, l’istituzione di una certificazione di pari opportunità e sgravi fiscali per le aziende che sono in linea con i parametri previsti.

E c’è ancora chi pensa che il gender pay gap non esista

I dati parlano chiaro. A livello internazionale un divario del 20% tra uomini e donne è impressionante. Si sta lavorando molto in tal senso, ma ancora non è sufficiente. In Italia la percentuale è al di sotto della media e ci sono settori, come la ricerca scientifica, in cui il gap è quasi nullo. Mentre in altri ambiti, soprattutto quando si parla di ricoprire altre cariche, il lavoro da fare anche culturalmente parlando è notevole.

Il problema maggiore è che il fenomeno viene sottostimato, non solo dagli uomini, ma anche dalle donne. Come dimostra la percentuale del 33% di lavoratrici americane che non credono che la differenza salariale sia un argomento importante da affrontare.

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