Il volto etico delle banche

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Le grandi banche spesso parlano di etica.
Fanno training legati alla legislazione, perché sono sempre più monitorate.
Fanno training per evitare che la banca ricada in frodi, riciclaggio, abusi di potere, proteggendosi da dipendenti avidi e poco etici. Esiste una commissione etica giustappunto per far rispettare queste regole. Perché il nemico spesso è in casa. E si chiama cupidigia. Si fanno anche training per imparare a rispettare la diversità. Di colleghi, di clienti.

Ma le banche sono il male. Indifendibili.

Chiariamo subito: non sono tutte rose e fiori. Ma tra le spine qualcosa che non punge c’è. E vogliamo raccontartelo.

Banca

Photo by Samuel Zeller on Unsplash

Fermati un attimo e pensa che la banca è fatta di persone.

C’è quel ragazzo che incontri ogni tanto alla stazione del treno, il tuo direttore che ti ha risolto il blocco della carta l’ultima volta, la cassiera che sorride sempre, anche se lavora in uno spazio piuttosto piccolo a dire il vero, a contare soldi che non vedrà mai. Spostiamo allora il focus: dalla punta, alla moltitudine e diamo un volto a questa folla. E ripartiamo dalla diversità e dai training per imparare a rispettarla: usi e costumi differenti, modo di relazionarsi, inflessioni linguistiche o inciampi sull’inglese che svelano la provenienza.

Collaborazione, è un’altra parola di cui si sente fare spesso uso.

Perché se la banca cresce, l’organico si allarga a macchia d’olio, il team sarà cosmopolita.
La sede principale avrà l’indirizzo di New York o Londra, i programmatori saranno indiani, il contatto con i clienti spetterà agli ungheresi, il data entry ai Filippini.
Ma basta cliché. E basta anche discriminazioni di sesso, o meglio genere, razza, o quant’altro.

Banca che fa del bene alle persone

Photo by Daniel von Appen on Unsplash

La banca è moderna. Etica. Si convive armoniosamente e con produttività.

Come comportarsi se si è attratti da un collega o si subiscono attenzioni non richieste. Come vestirsi: il decoro prima di tutto. La Commissione rivolge attenzione anche ai valori sociali, all’uguaglianza. E disciplina.

Ma una banca è fatta di persone.

E vuoi, penseranno in molti, per pulire una coscienza spesso destinataria di aspre critiche, per non dire impropri personali e di massa, ma vuoi anche perché la banca è un’azienda e se il team è coeso, affezionato, soddisfatto, lavora meglio, in banca si fa.
Il Global community day è la giornata che la Citibank dedica al fare. Attività da svolgersi negli asili, nelle scuole, negli orfanotrofi ad esempio. La banca spende per i materiali ed i dipendenti si impegnano ad essere manualmente produttivi: abbigliamento sportivo, voglia di fare e si va.
Si imbianca, si fanno piccoli lavori di ristrutturazione, pulizie. Si portano i propri libri ormai in disuso ad arricchire le mensole vuote delle biblioteche di quegli stessi edifici. Abiti dismessi per rinnovare il look a chi è carente proprio degli articoli basic.

Ed ogni venerdì: nella banca si mangia frutta fresca.

Pagata dalla punta della piramide dell’organico. L’alimentazione è importante. Un’alimentazione adeguata equivale ad una maggiore qualità di vita.
Il dipendente sta meglio, maggiormente appagato e del suo benessere gode anche la banca in produttività.
Con il motto work life balance, la lavanderia consegna in ufficio, così quando esci puoi andare direttamente a casa o dove preferisci. Corsi aerobici in ufficio, così risparmi nei tragitti, combini meglio gli orari e dedichi del tempo a te. Ma anche yoga e corsi di lingua, per abbattere quelle barriere linguistiche fra colleghi di cui si parlava prima. E una tantum, si organizza la mezza maratona. E chi vuole partecipare ha i costi pagati dall’azienda.
Perché lo sport aiuta il dipendente. Lo invoglia a mangiare sano, a stare meglio.

Un fare del bene che, sì, porta anche del bene a sé stessi. Ma è così grave in fondo?

Quando un bambino ti abbraccia per ringraziarti del dono che gli hai fatto, della diversità e bellezza di quella giornata, è poi così importante? È un fare del bene. Che potrebbe avere diverse sfaccettature.

banca che fa del bene

Photo by Dmitri Popov on Unsplash

La banca è etica, ma anche sostenibile.

Ovvero mira a generare valore sociale e ambientale (oltre che economico). Nelle sedi di Budapest della Citibank, ma non solo, è vietato stampare. Un quartier generale, terzo polo in Europa, con circa 2.000 impiegati e nessun foglio di carta. Esiste la tecnologia. Usiamola.
Si cambiano le lampadine. Si ottimizza la struttura. Si taglia il possibile superfluo.
Il benessere, la qualità della vita passa anche dal bilancio fra vita privata e vita lavorativa.
Per cui ok a lavorare a casa più spesso. Si consuma meno e si risparmia tempo. Sì alla possibilità per alcune neo mamme di fare il part time.

Ma la banca non solo fa fare, mettendo in prima linea la forza lavoro e la voglia di contribuire e mettersi in gioco dei suoi dipendenti.

Banconote soldi banca

Photo by Freddie Collins on Unsplash

La banca ha i soldi. E finanzia.

Governi, Stati, grandi opere, certamente, non lo neghiamo, anche la produzione di armi nucleari, solo una fra le diverse attività, quantomeno discutibili, per non dire al momento altro (ma non è detto che non lo faremo in futuro).
Il Canale di Suez fu finanziato da diverse banche. La Banca Mondiale sponsorizza enormi progetti idraulici che riguardano in particolare il Congo, l’Himalaya ed il bacino dello Zambesi: 600 grandi dighe e 150 progetti nel settore idroelettrico (dati 2014). Scelta, questa, eticamente dibattuta, perché “l’acqua è un diritto per tutti i cittadini del mondo, ne consegue che nessuno dovrebbe avere il diritto di sciuparla, deviarla, imbrigliarla nel nome del profitto monetario ed energetico” (“Il Cambiamento”, 5 marzo 2014, Martino Danielli, “Alla Banca Mondiale piacciono le grandi dighe”).

Sempre la Banca Mondiale in Kenya è impegnata nella realizzazione di progetti infrastrutturali per promuovere l’accesso all’elettricità attraverso soluzioni solari off-grid, accesso alla forniture idriche alle comunità rurali, un programma di agricoltura ed allevamento sostenibile, strade, posa di un cavo in fibra ottica, piste di atterraggio.
Il tutto con un prestito a tasso agevolato pari ad un miliardo di dollari.

Energie rinnovabili in Africa anche per la Banca islamica per lo sviluppo.
Stessa banca che, va detto, “gestisce in Africa 45 miliardi di dollari, usati per corrompere politici, capi di stato o per finanziare le milizie armate vicine all’ideologia wahabita, o ancora per comprare le terre coltivabili degli africani…” (Nigrizia, 19 ottobre 2018, Mostafa El Ayoubi).
Oltre 167 miliardi di dollari mobilitati nel 2017 da istituzioni finanziarie e banche per la promozione della crescita inclusiva e sostenibile, protezione del pianeta, lotta alla povertà e alla diseguaglianza. 12 le Banche coinvolte: Banca africana di sviluppo (AfDB), Banca asiatica di sviluppo (ADB), Banca asiatica di investimento per le infrastrutture (AIIB), Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), Banca europea per gli investimenti (BEI), Società islamica per lo sviluppo del settore privato (ICD), Banca interamericana di sviluppo (IDB) e IDB Invest, Società Finanziaria Internazionale (IFC), Banca islamica per lo sviluppo (IsDB), Agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti (MIGA), Nuova Banca di Sviluppo (NDB), Banca Mondiale (WB).

banca che sovvenziona grandi opere, stati, paesi

Photo by Christine Roy on Unsplash

Le Banche investono anche in microprogetti capaci di portare cambiamenti positivi ed impattanti.

In Australia Bankmecu finanzia un progetto abitativo per donne che hanno subito violenze domestiche.
In Bangladesh, grazie alla Brac, Mustafa Bepari può produrre tappeti con fibre di Cocco.
In India, Charulata Rajesh fa cuciture a sacco ed è riuscita ad ottenere i mezzi finanziari per sostenere i suoi figli dopo la morte del marito, grazie all’ESAF Small Finance Bank.
Ora ha l’ambizione di creare una business unit registrata e diventare un fornitore di lavoro per altre donne nel villaggio.
In Cambogia i bambini imparano fin da piccoli buone abitudini di risparmio, tramite un’alfabetizzazione finanziaria, finanziata da Teachers Mutual Bank Limited e pensata precocemente per creare futuri sostenibili per bambini economicamente svantaggiati.

In Italia, Banca Etica finanzia la Messina Community Foundation, un’impresa sociale che integra ex detenuti del carcere psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto, fornendo loro formazione di tecniche di artigianato tradizionale.

Le storie indicate sopra sono solo alcune di quelle che esistono grazie al Global Alliance for Banking on Values, organizzazione che associa banche etiche di ogni angolo del mondo, dall’Asia all’Africa, dall’America Latina al Nord America all’Europa. Evoluzioni che raccontano un modo di fare banca che mette al centro l’uomo. Che punta al miglioramento della qualità di vita, di comunità ed individui. E che dimostra come siano le banche sostenibili, a differenza delle banche “too big to fail” a fornire un servizio concreto, all’economia reale.

Un concetto talmente imprescindibile, che la Segreteria generale dell’Onu ha approvato un piano di azione per indirizzare gli investimenti verso l’agenda 2030.

Se nel 2018 c’è stato un record nell’emissione di obbligazioni verdi, il 2017 è stato l’anno che ha visto emergere le obbligazioni correlate agli obiettivi di sostenibilità: le cosiddette “SDGs-linked Bonds”.

Esiste anche un riconoscimento, il GGB 2030, Gran Premio Sviluppo Sostenibile, progetto per banche, assicurazioni e società finanziarie che Assosef, Associazione Europea Sostenibilità e Servizi Finanziari, organizza dal 2007 con lo scopo di promuovere la diffusione di cultura e pratiche di finanza green e sostenibile. Quest’anno, XII edizione, ha vinto Unipol Gruppo, per la consapevolezza della necessità di integrare gli obiettivi nella strategica operativa. Premio Ad Honorem 2018 alla Protezione civile.

Dal 2015 vi è una crescita significativa della finanza sostenibile, grazie al mutamento delle scelte di portafoglio di policy maker e attori di mercato, ma i fondi pubblici non basteranno a finanziare l’Agenda 2030. Diventa quindi fondamentale trovare altre fonti di finanziamento.
La Secretary general’s strategy for financing the 2030 Agenda for sustainable development (2018-2021) è il piano di azione approvato dalle Nazioni Unite: tre obiettivi su cui concentrarsi fino al 2021.
Uno: allineare le politiche globali con l’Agenda 2030, ovvero bisogna creare incentivi per gli investimenti nella sostenibilità.
Due: creare condizioni favorevoli per gli investimenti.
Tre: efficienza ed equità. Collaborazione per massimizzare l’inclusione finanziaria. Dei paesi poveri, donne e piccole imprese per primi.

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Monia Donati

Giornalista pubblicista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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