Mobili usati in vendita da Ikea e altri esempi di economia circolare da imitare

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minutiIkea, il colosso dell’arredamento low cost, compie una svolta green. E organizza nei giorni del Black Friday, il Green Friday, un’occasione imperdibile per vendere o comprare mobili usati del gruppo svedese.
Tra gli esempi di economia circolare, quello di Ikea salta subito all’occhio. Perché è un invito a cambiare stile di vita. E ad abbracciare un modello di consumo e di produzione circolare di cui il mondo ha bisogno.

economia circolare
Photo by Steve Johnson on Unsplash

Il Green Friday targato Ikea

Dal 27 novembre al 6 dicembre 2020 in tutti i 21 store Ikea in Italia prende il via la campagna #GreenFriday. L’azienda scandinava invita i suoi clienti a rivendere i mobili Ikea usati.
La campagna parte nel giorno del Black Friday 2020, il venerdì di acquisti folli che negli USA segue il giorno del ringraziamento. E che spinge ormai da decenni gli americani a cominciare per tempo a fare acquisti per Natale, complici sconti da capogiro. Un modello consumistico che anche l’anno scorso era stato preso di mira dagli attivisti per il clima che gli avevano contrapposto il venerdì verde.
Idea che Ikea quest’anno abbraccia, ma che non è una novità per il gruppo. Ogni anno, infatti, si può acquistare un albero di Natale in uno dei negozi a marchio, per poi riconsegnarlo quando le feste sono finite. In questo modo si può aiutare a compostare la pianta, ottenendo un buono da spendere nei negozi. Contribuendo al tempo stesso a un progetto di riqualificazione in un’area boschiva italiana, grazie al progetto realizzato in collaborazione con AzzeroCO2, società di Legambiente e Kyoto Club.

mobili ikea
Photo by Semen Borisov on Unsplash

Quest’anno Ikea ci spinge non solo a riciclare l’abete natalizio. Ma anche i nostri mobili usati. Chi vuole vendere può consultare la sezione dedicata sul sito, verificare le condizioni, ottenere una pre valutazione e poi recarsi in negozio per la valutazione finale e la consegna. Ricevendo in cambio un buono acquisto da spendere in negozio, della durata di due anni. Un modo per spingere a valutare la possibilità di dare una seconda chance a ogni oggetto, perché quello che non serve più a noi, potrebbe servire a qualcun altro.

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Photo by JOSHUA COLEMAN on Unsplash

Altri esempi di economia circolare da cui prendere spunto

Ma l’esempio di Ikea è solo uno dei tanti di cui si parla in questi ultimi tempi in cui si diffonde la consapevolezza di dover fare qualcosa per il pianeta. Perché quello che non serve, scarti industriali e casalinghi, non deve più essere visto come rifiuto, ma come possibilità. Se lato consumatore fino a oggi è stato chiesto di avere un’attenzione particolare alla raccolta differenziata per recuperare il più possibile, è necessario fare un ulteriore passo avanti. Sensibilizzare anche lato produzione per la ricerca di soluzioni volte a ridurre la mole di scarti e rifiuti. Aspetto che potrebbe diventare un valore aggiunto per ogni azienda, dal momento che i clienti finali sono sempre più attenti alle questioni green.

La moda, ad esempio, sfrutta quello che rimane in alcuni processi agricoli per creare filati e fibre ecologici. A partire ad esempio dagli scarti di agrumi, zucchero del mais, soia, cocco, persino gamberi. Oppure semplicemente dalla plastica riciclata, dalle bottiglie che buttiamo via o dalle reti da pesca.
Con i vecchi pneumatici abbiamo visto che si può creare un catalogo infinito di prodotti: pavimentazione per impianti sportivi o parchi gioco, borse, accessori di moda, persino traversine ferroviarie.
Ma gli esempi potrebbero essere anche molti altri. Gli scarti della produzione del vino possono essere sfruttati per produrre prodotti cosmetici, bioetanolo. E persino igienizzante per le mani.
Anche gli odiatissimi mozziconi di sigaretta possono trovare nuova vita. A Vancouver, in Canada, è stato avviato un progetto per estrarre l’acetato di cellulosa per creare pellets di plastica per imballaggi. Non solo polimeri plastici, perché dalle bionde si possono anche ricavare energia, materie prime industriali, biocarburante, basi biodegradabili per la coltivazione.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.
Antoine-Laurent Lavoisier

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