Come funziona e quanto costa il crowdfunding sociale

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Redazione i404
i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.

Tempo di lettura stimato: 4 minutiLuca Cardillo, Lorenzo Farinelli, sono solo due dei nomi, che ci hanno fatto conoscere il crowdfunding sociale.
Ragazzi che si sono trovati spalle al muro, con i tempi stretti, una malattia aggressiva da curare repentinamente e un conto salatissimo da pagare in una struttura sanitaria estera, che ha identificato metodologie più efficaci delle nostre, ma che non rientrano nel ticket sanitario.
Il fine è pagare le cure mediche.
Il mezzo, il finanziamento collettivo, che di fatto ha portato la beneficenza a un livello successivo.
Come scrive di sé una delle piattaforme più usate, “GoFundMe sta cambiando il modo di fare donazioni nel mondo”. E forse ha ragione, visto che nel secondo semestre del 2018 con le campagne presenti nel suo sito ha raccolto due milioni di euro*.

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Lanciare una campagna di crowdfunding non è cosa complicata.

Si va nel sito apposito, si racconta la propria storia e si crea la campagna, la si condivide con amici e familiari tramite Facebook e Twitter, si accettano donazioni fino al conseguimento, si spera, dell’obiettivo impostato (a dire il vero anche oltre, ma lo spiegheremo fra poco).
La campagna parte e inizia a ricevere donazioni. Si può fare un prelievo in ogni momento. La campagna può continuare a ricevere anche dopo che l’obiettivo è stato raggiunto. Se invece non lo si raggiunge o chi ha lanciato la campagna decide di destinare i fondi raccolti ad altra causa (si pensi ad esempio ad una campagna per spese sanitarie per un malato in grave condizioni), chi ha donato può decidere se accettare o chiedere il rimborso.

Ma le buone intenzioni non bastano.

Ed allora bisogna fare di più per attirare l’attenzione. Condividere sui social, inviare inviti, pubblicare aggiornamenti, e farlo frequentemente, ringraziare, mostrare gratitudine, inserire quella che in gergo si chiama CTA nei post, ovvero un invito a fare qualcosa, come condividere, fare una donazione. Creare insomma una relazione con il proprio pubblico. Perché se anche i fini sono nobili e la causa è importante, vitale, sono efficaci le stesse regole del marketing che valgono per le imprese. Anche la piattaforma lo ricorda ed educa per il successo della campagna.

E per essere trasparenti e rendere più incisiva e reale la cifra richiesta, si rende pubblico il preventivo medico.
Da un lato urliamo il nostro diritto di privacy: nelle cartelle mediche, nella fila in farmacia, sul luogo di lavoro. Dall’altro decidiamo di condividerlo con il mondo.
Bada bene, non è una critica. Ma la lettura di un fenomeno.
Dove la differenza, probabilmente, sta nella facoltà di scelta.
E se scegli, ma non puoi farlo, perché non ne hai i mezzi, chiedi sostegno. E lì importa l’obiettivo.
Il mezzo, alla fine, è uno strumento.

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Ed allora via.

Campagna di crowdfunding per le spese mediche. Per salvarsi la vita.
Digitando la chiave di ricerca cancer su Gofundme escono 276.6890 risultati.
Si può fare una raccolta fondi per sostenere le spese per combattere la leucemia, un linfoma, un’operazione chirurgica, ma anche per l’assicurazione sanitaria o la procreazione assistita.
Spese per una commemorazione o un funerale, per situazioni di emergenza, una calamità naturale, un terremoto, un’inondazione, un tornado, una tragedia umanitaria. Spese per sostenere una causa no profit o una campagna a sostegno degli animali. Ma anche per la crescita del proprio bagaglio professionale: spese scolastiche, spese universitarie, l’acquisto di un computer, attività extracurriculari, un periodo di studi all’estero.

La solidarietà corre sul web, passando dalle bacheche Facebook, sempre aggiornate con il bollettino medico e i progressi raggiunti, arrivando sulle testate nazionali, percorse e rilanciate anche da personaggi famosi, influencer, che sposano la causa e si fanno cassa di risonanza. Come Carlton Myers, Dino Meneghin, Alessandro Bergonzoni, Gigi D’Alessio, Gianni Morandi che hanno accolto l’appello di Luciana Grieco per il suo compagno, Patrick Majda: 132 mila euro raccolti tramite GoFundMe e altri 60 mila tramite bonifico.

Photo by Michael Longmire on Unsplash

Lavorare nel crowdfunding.

GoFundMe, non è l’unica piattaforma di crowdfunding, ne esistono di svariate. 
Ma è probabilmente una delle più grandi ed usate.
Nata nel 2010 negli Stati Uniti, aiuta a fare del bene.
E, a leggere dalla loro sezione jobs, dove lavorare, parrebbe far star bene chi esercita all’interno.

Ferie e festività pagate, si legge dal loro sito, assenza per malattia illimitata, equivalenza contributi 401k, congedo familiare vantaggioso, bonus, uffici con spazi moderni, programma benessere, ampia assicurazione sanitaria e, citiamo, partecipazione al programma mensile Gives Back*.
In un’intervista a Elisa Liberatori Finocchiaro, responsabile di GoFundMe per il Sud Europa, si legge che “la fetta più grande di impiegati è deputata a fare verifiche minuziose sulla legittimità della campagna e delle singole transazioni e donazioni”.
Ma se sul sito si legge che le tariffe sono dello 0% per il servizio, questi dipendenti felici, come vengono pagati?
Con la generosità dei nostri donatori” dicono le faq.

Quanto costa donare.

Spulciando meglio fra le pagine del sito, si legge anche che per l’elaborazione dei pagamenti va calcolato una tariffa pari al 2,9% dell’importo versato più 0,30 euro per donazione. Costo che non costituisce una commissione della piattaforma, ma  rappresenta una trattenuta del processore di pagamenti che si occupa delle transazioni economiche online per la piattaforma, Adyen.
GoFundMe ci tiene a dire che comunque sono meno costosi di altre, indicazione sottilmente, ma non troppo, fornita con una tabellina comparativa

Photo by Andres Haro on Unsplash

La stessa piattaforma di fundraising, lo ricordiamo, suggerisce di condividere la campagna sui social. Facebook è il social più utilizzato in generale ed il più utilizzato dalle non profit in particolare.
Ed allora non dimentichiamoci del nativo Facebook Donate, attraverso il quale si possono fare più o meno le stesse cose e direttamente dal social.

Vediamo le tariffe.

Facebook Donate prevede zero commissioni se le donazioni vengono effettuate a favore delle organizzazioni di beneficenza. 1,53% + 0,31 € a donazione se a favore di raccolte fondi personali.

Allora doniamo con un bonifico. Dai 9 euro della San Paolo allo sportello, a 1 euro della Bnl se fatto online. Se lo faccio con bollettino postale, il costo è di 2,50 €
La panoramica è questa. Tariffe di 0% non equivalgono a zero spese.

Tutto questo non per sminuire l’operato di strumenti che danno visibilità e mezzi.
Ma per togliere il velo di buonismo e renderli trasparenti.
Ed anche per replicare a chi punta il dito contro le commissioni che lo strumento si prende.
Perché se si decide di fare beneficenza, aderire ad una causa e lo si vuole fare non partecipando operativamente, ma con un contributo economico, se si vuole sicurezza sui propri dati, sui pagamenti, sulla rendicontazione, sui risultati, se si vuole evitare di essere vittime di frodi o campagne ingannevoli, se si vuole un servizio non fatto alla buona che tanto siamo amici, ma professionale, si ha bisogno di professionisti. A cui va riconosciuto il giusto compenso.
La causa non diventa meno altruista se passa per loro.
Diventa solo più affidabile. E proficua.

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*Aggiornamento del 18 marzo 2019.

In seguito alla messa online dell’articolo siamo stati contattati da GoFundMe che ci ha fornito alcuni elementi aggiuntivi. Ci ha spiegato che il programma Givesback prevede che ogni settimana i circa 300 dipendenti ubicati in 19 paesi, scelgono 35 campagne di raccolta fondi, proposte e votate da loro, a cui donare una somma importante che va dai 100 ai 1.000 euro e sono coperti dall’azienda, per far sì che gli obiettivi siano più facili da raggiungere.
L’azienda ha un business model non basato su commissioni fisse, ma sulle mance: ogni donatore ha la possibilità di lasciare volontariamente una tip per i servizi che offriamo. La nostra missione è quella di promuovere cambiamenti positivi nel mondo, consentendo alle persone di aiutarsi a vicenda. 
Nei primi due mesi del 2019 GoFundMe Italia ha raccolto due milioni di euro.” (Luca Salici, Media Campaigner, GoFundMe).

 

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