L’anima del commercio o il commercio con un’anima

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17″Scopo del business è creare i clienti e mantenerli“, così recita una frase di Peter Ferdinand Drucker, famoso economista austriaco naturalizzato statunitense. I modelli di business si sono sempre basati su questa formula semplice e chiara.

Cosa vuol dire nel 2018 creare i clienti e mantenerli?

etico

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Di sicuro non siamo più negli anni Ottanta degli yuppies, i giovani imprenditori di New York raccontati in tantissimi film (a partire dal celebre Una poltrona per due o al bellissimo Una donna in carriera), il cui scopo era quello di fare carriera e diventare ricchi nel modo più veloce possibile. Quello che importava era apparire per scalare la vetta. Magari anche a discapito degli altri. Il modello Paperon de Paperoni, il cui unico scopo era accumulare denaro a partire dalla mitica moneta n° 1 sembra essere tramontato.

Fermi tutti, non vuol dire che oggi le aziende non vogliono più fare profitti e guadagnare. Quello che è cambiato è il concetto di come il brand si vuole posizionare sul mercato.

È cambiato di fatto il modo di fare e intendere il business. Si parla di etica.

Sempre più aziende, oggi, cercano di usare un metodo più etico. Un aggettivo che vuol dire molte cose.
L‘etica è una branca della filosofia che, in realtà, studia ogni forma di comportamento. Ma nel linguaggio attuale, come ci suggerisce la Treccani, è un “ramo della filosofia che si occupa più specificamente della sfera delle azioni buone o cattive“. Il concetto di comportamento etico lo troviamo già nell’Antica Grecia, quando ci si riferiva ai guerrieri che dovevano distinguersi per il loro coraggio. Aristotele fece un ulteriore passo in avanti, associando all’etica il concetto di felicità. In epoca cristiana, invece, si introduce l’aspetto dell’uguaglianza e della fratellanza.

Umanesimo e Rinascimento rivoluzionano ancora una volta l’aspetto etico, arrivando un po’ alla concezione che ne abbiamo ancora noi oggi. I comportamenti etici sono quelli volti al bene comune, come ben affermato da filosofi inglesi che pongono l’aspetto proprio su condotte morali utili per garantire la massima felicità per il maggior numero di persone.

Qui arriviamo al punto.

Il business etico è quello che non fa gli interessi di una sola persona, ma che cerca di migliorare la vita di più persone possibili. Ed è proprio qui che entrano in gioco i nuovi modelli di business etico, volti sì a fare profitto, a guadagnare, a posizionarsi sul mercato, ma cercando di adottare comportamenti virtuosi che possano essere punto di partenza per un miglioramento della società stessa.

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Si passa così dall’anima del commercio, al commercio con un’anima.

Ed è un comportamento che alla lunga paga. Perché i clienti e i consumatori sono sempre più attenti non solo al prodotto, ma anche alla filosofia del brand, che deve emergere in ogni sua azione.
Di esempi in questo senso ce ne sono numerosi. Nel mondo e anche nella nostra Italia, dove ci sono imprenditori e storie che vanno oltre la crisi, per cercare di superare il momento di impasse che stiamo vivendo proponendo una nuova via.

Milena Gabanelli in un recente approfondimento sul Corriere della Sera ci racconta di una bella storia che arriva da Bologna. E che ci racconta di “un’impresa che va da Dio”. E capirai presto il perché di questa definizione. La Faac è un’azienda italiana che alla morte del titolare, Giuseppe, unico figlio senza eredi del fondatore Michelangelo Manini, va in profonda crisi. Era il 2012 e Giuseppe, prima di morire decide di lasciare il 66% dell’azienda di famiglia all’Arcidiocesi, insieme a proprietà immobiliari e a 140 milioni di liquidità.

I parenti non ci stanno, fanno causa alla curia che li liquida con 60 milioni di euro. Liquidando anche l’altro socio di minoranza, che possedeva il restante 34%. La Diocesi di fatto diventa proprietaria di un’azienda. Il Cardinal Caffarra, che all’epoca la guidava, nomina un triumvirato di manager per gestirla. Un po’ come fecero gli antichi romani con l’alleanza politica a tre di Gaio Giulio Cesare, Marco Licinio Crasso e Gneo Pompeo Magno. Da quando l’azienda è stata presa in mano da questa nuova classe dirigente, gli affari sono andati alla grande. Ma non solo.

È cambiato anche il modo di fare business.

Quello che è maggiormente importante, infatti, è l’attenzione volta al welfare dei dipendenti, fortemente voluta da Monsignor Matteo Zuppi nel 2015. Polizze sanitarie aggiuntive, campi estivi gratuiti, ma soprattutto gli utili restano in azienda per migliorare e consolidare il business.

Un passo ulteriore per capire i nuovi modelli di business lo possiamo fare con Almo Nature, azienda che si occupa di alimentazione per animali domestici. L’azienda è nata nel 2000 e sin dall’inizio il fondatore, Pier Giovanni Capellino, ha voluto porre grande attenzione sulla qualità dei prodotti destinati ai pets. Nel corso del tempo vengono introdotte anche idee eco friendly, per garantire la sicurezza degli animali e dello stesso pianeta. Poi nel 2018 una svolta epocale e senza precedenti.

Almo Nature viene ceduta a cani e gatti.

Hai letto bene: l’amore e il rispetto che Capellino ha per i pets lo ha portato a destinare tutti i profitti dell’azienda a progetti in favore degli animali, oltre che della biodiversità. E oggi l’azienda si definisce “owned by the animals“, di proprietà degli animale, per un modello economico-sociale supportato anche da una fondazione senza scopo di lucro. Come spiega il brand sul suo sito, si tratta di un nuovo modello di azienda, nel quale il beneficiario non è una persona, una famiglia, una multinazionale, ma la natura stessa.

Attenzione ai dipendenti, attenzione alla natura e agli animali in questo caso specifico, ma non solo.

cambiamento

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Perché il business etico può essere molto di più.

E può anche nascere dalle ceneri di un’azienda. Da un licenziamento che porta un dipendente a rilevare la sua stessa azienda e a riassumere i suoi ex colleghi. Questa è la storia di Enzo Muscia. Che presto sarà raccontata anche in una fiction di Rai Uno con Beppe Fiorello come protagonista.

Non c’è lavoro senza lavoratori. Non ci sono procedure che non si reggano sulla fiducia. Non esiste successo che non porti la firma di qualcuno, e di una squadra. È il business in cui credo“, queste le parole del Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana la cui storia fece scalpore. Licenziato nel 2011, dopo che la casa madre mandò a casa tutti i dipendenti, Enzo Muscia decise di riprendere in mano le sorti della sua vita. E dell’azienda dove aveva lavorato duramente.

Ipotecò la casa, investì tutti i suoi risparmi e riuscì a far ripartire l’azienda Anovo. Riassumendo gli ex dipendenti ed ex colleghi. Oggi il suo business ha un fatturato di due milioni di euro.

Storie di coraggio e di imprenditori lungimiranti, che seguono un po’ lo stile di Richard Branson: “Non ho mai avviato un’attività solamente per fare soldi. Se questo è l’unico motivo, credo, fareste meglio a non fare nulla”.

Un business etico che, dunque, aiuta anche gli altri.

Come ben spiegato da un recente progetto dell’azienda Le conserve della nonna. In occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer l’azienda, famosa per i suoi prodotti che ricordano le ricette di un tempo e per l’iconico barattolino, ha lanciato il Vaso dei Ricordi, un progetto sperimentale realizzato insieme alla Federazione Alzheimer Italia per aiutare le persone con demenza a mantenere vivi i propri ricordi.

Un oggetto quotidiano utile per ricordare, riempiendolo di oggetti personali che possano raccontare la propria storia. Ricordi che la demenza e la malattia possono far svanire, ma che in questo modo rimarranno per sempre custoditi e al sicuro. “L’unione fa la forza e ha fatto sì che un’idea si trasformasse in un’azione concreta che ci auguriamo possa contribuire a rendere meno faticosa la convivenza con la malattia, fornire informazioni utili, perché corrette, e promuovere la ricerca”.

In questo video è racchiuso tutto il significato profondo del business etico. Soprattutto se consideriamo che il progetto, in gran parte, è stato realizzato nel tempo libero da una squadra che lo ha sposato, rendendolo suo: chapeau a chi lo ha ideato!

Lasciamoci ispirare tutti quanti dal cambiamento.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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