L’acqua, un bene prezioso quotato in borsa: si può speculare su un diritto dell’umanità?

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L’acqua è un bene prezioso. Da cui dipende la vita sulla Terra.
E c’è chi è pronto a speculare sulla sua domanda e offerta.
A breve, infatti, questa risorsa naturale sarà quotata in borsa con un contratto future. Proprio come oro e petrolio.
Chi ha preso questa decisione parla di opportunità e di sicurezza. Mentre chi è contrario solleva dubbi e polemiche su una scelta che non sembra poi così etica.

L’acqua diventa future, con una quotazione in borsa

Entro l’anno in corso l’acqua diventerà un contratto future, come quelli già previste per commodity come l’oro e il petrolio.
A lanciare la sfida è il Cme Group, grande piazza finanziaria di contratti a termine, insieme con il Nasdaq. Di fatto è il primo future al mondo dedicato all’acqua. Un’inziativa che non ha precedenti perché equivale a rendere un bene prezioso e vitale una commodity, sottostando di fatto a speculazione finanziaria e a contrattazione in borsa.
Il contratto future debutterà su Globex nel quarto trimestre, con sottostante il Nasdaq Veles California Water Index, collegato al prezzo dei diritti sull’acqua in California. L’Agi parla di un mercato da 1,1 miliardi di dollari. Oltre che di una risorsa fondamentale per la terra e per la vita sul pianeta.

Dopo la sua quotazione in borsa l’acqua sarà soggetta alle leggi della domanda e dell’offerta. Così come a inevitabili manovre di speculazione finanziaria.
Il future sarà, secondo il Cme, uno strumento di risk management per venire in soccorso delle città, delle aziende agricole e delle imprese in caso di emergenza da carenza idrica. Sul lungo termine il gruppo pensa che potrebbe diventare un benchmark, per valutare il grado di allerta legato alla risorsa a livello globale.

Il Cme sostiene che il valore dell’investimento è destinato a salire, anche a causa del cambiamento climatico, dell‘inquinamento, della crescita demografica. Fattori che favoriscono la coltivazione intensiva in ogni angolo del mondo che richiede inevitabilmente acqua. Una risorsa che non è infinita. E che dovrebbe essere di tutti.

acqua bene prezioso

Photo by Ethan Sykes on Unsplash

L’acqua sulla terra crea disuguaglianze

Ancora oggi esistono grandi diseguaglianze nell’accessibilità e nella qualità dei servizi idrici di base. Le zone più colpite sono le aree rurali del mondo. Il solo accesso alle risorse non è sufficiente. L’acqua deve essere pulita, sicura da bere, facilmente raggiungibile. Le famiglie povere, come ricordato dall‘Unicef, sono maggiormente a rischio.

Secondo gli ultimi dati resi noti, 1 persona su 4 nel mondo non ha accesso a fonti di acqua sicura, più di 2 miliardi di persone. Più di 1 persona su 3 sopravvive senza avere servizi igienico-sanitari di base: 4,2 miliardi di esseri umani. Mentre ben 3 miliardi di donne, uomini e bambini non hanno gli strumenti base per compiere un gesto che, lo abbiamo capito benissimo con l’emergenza Coronavirus, può salvare vite umane: lavarsi le mani.
Ogni anno più di 840mila persone muoiono per questo motivo. 1.000 bambini sotto i 5 anni ogni giorno sono vittime di malattie ed epidemie legate all’assenza di risorse idriche sicure.

Si può speculare su un diritto umano?

Il 70% della superficie terrestre è coperta di acqua. Ma il 97% è acqua salata, praticamente inutilizzabile. Di quel che resta, solo un terzo può essere usato dall’uomo per dissetarsi (Fonti Us Geological Survey).
Inquinamento e cambiamenti climatici possono innescare non solo carenze della risorsa, ma anche all’accesso all’acqua potabile. Scatenando guerre e obbligando di fatto intere popolazioni alla migrazione verso altre terre.

L’acqua è un diritto dell’umanità. Sancito dall’Onu e ricordato anche dall’obiettivo 6 dell’Agenda 2030. L’acqua è un bene di tutti. Una risorsa che il pianeta ci dà a disposizione e che spetta a noi proteggere e preservare. Per garantire la riduzione delle disuguaglianze nell’accesso, preservarne la qualità e la disponibilità e non rovinare il lavoro compiuto finora per assicurare alle generazioni future un pianeta sicuro sul quale vivere.

Cosa potrebbe esserci di più catastrofico che scommettere sull’approvvigionamento alimentare mondiale?
Frederick Kaufman, professore della Graduate School of Journalism della City University of New York

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Redazione i404

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