Virus, Toti e De Luca: ecco perché la scuola è sempre più importante

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiQuesta epidemia di Sars Cov 2 sembra non donare mai un insegnamento di lungo respiro a noi esseri umani. Il virus continua a sorprenderci, e noi a tappare buchi. «La febbre aiuta a crescere» è uno dei detti popolari che accompagnano le liturgie familiari, eppure in questi giorni “di febbre”, invece di crescere si ha l’impressione che l’umanità diventi man mano più piccola. E in particolare in questi giorni di “seconda ondata” siamo diventati più piccoli nei confronti dei nostri anziani e dei nostri giovani. Ovvero delle nostre radici e del nostro futuro. Abbiamo bisogno di buoni precettori, altrimenti continueremo a far parlare solo santoni, virologi e politici.

Photo by Feliphe Schiarolli on Unsplash

Prima della pandemia

Prima ancora che la pandemia esplodesse, a salire in cattedra sono stati filantropi e magnati del calibro di Bill Gates, che ci hanno avvertito con almeno cinque anni di anticipo che il nostro futuro sarebbe stato messo in pericolo da un minuscolo virus. Poi il Coronavirus da pipistrello è arrivato veramente, e stuoli di virologi hanno detto tutto e il contrario di tutto su cause, effetti, ondate, tempi e rimedi. L’impressione molto personale è che gli scienziati sappiano ancora ben poco su quante volte possa “rivivere” questo virus all’interno di uno stesso organismo, eppure sembra che a interessare pubblico e giornalisti sia soltanto la data in cui finalmente verrà somministrato il vaccino a tutta la popolazione. Fine dicembre? Primavera 2021? Giugno 2021? Autunno 2021? O addirittura marzo 2022? Difficile dirlo, ma aspettiamoci ugualmente una nuova, spettacolare anticipazione: chi se ne frega se poi il vaccino dopo un anno non sarà più efficace e dovremo continuare a usarlo come quello dell’influenza? Nel frattempo però sappiamo che il vaccino anti Covid Sputnik V – largamente usato in Russia – per ora non causa effetti collaterali nell’85% dei vaccinati e nelle prossime settimane verrà impiegato anche in Brasile e Venezuela. Cosa aspetta l’OMS a stringere i tempi per studiare la sua efficacia?

Dai virologi ai politici

Ora, con la seconda ondata di pandemia, il ruolo di protagonista sembra essere tornato saldamente nelle mani dei politici, che fanno di tutto per rincorrere visibilità finendo poi (involontariamente?) nel tritacarne di media e social. Il caso del governatore della Liguria Giovanni Toti è eclatante.

Il tweet di Giovanni Toti commentato da Selvaggia Lucarelli

Nella giornata di ieri Toti voleva dire una cosa banalissima, ma ha usato poche parole, e anche sbagliate, su Twitter. In soldoni, il numero dei decessi (naturalmente in maggioranza anziani) avrebbe dovuto rappresentare il “perché” viene richiesta la limitazione della mobilità alle persone over 70, che solitamente sono pensionate e quindi potrebbero restare a casa. Il presidente della Regione Liguria ha però utilizzato parole completamente inappropriate: «Per quanto ci addolori ogni singola vittima del #Covid19, dobbiamo tenere conto di questo dato: ieri tra i 25 decessi della #Liguria, 22 erano molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate». Nei social si è scatenato l’inferno, e le scuse del governatore per «essere stato frainteso» non lo hanno salvato dalla gogna mediatica e da migliaia di insulti provenienti anche dagli stessi giornalisti.

Nei giorni scorsi era stato il governatore Vincenzo De Luca a finire sotto il mirino dei censori del web e della carta stampata per aver preso in giro, in uno dei suoi ormai seguitissimi collegamenti in streaming, una madre che, intervistata in televisione, contestava la chiusura delle scuole in Campania, arrivando a inventarsi che la figlia era dispiaciuta di non poter più andare a scuola «perché non poteva più imparare a scrivere». Il presidente della Regione Campania ha reagito con poca intelligenza: se l’è presa con la madre/attrice piuttosto che con il telecronista che ha mandato in onda l’operetta da due soldi al posto di un servizio di informazione. E così, tra un fraintendimento e l’altro, sui social e sui media “istituzionali” continuano a spargersi – con un indice di trasmissione molto più elevato di quello del Covid 19 – odio e disinformazione.

In questo magma di mediocrità, la seconda ondata di Coronavirus ha portato finalmente anche un’azione intelligente a favore della tanto vituperata scuola, per un futuro in cui neanche l’uso maldestro dei social dovrebbe compromettere le basi fondamentali della crescita di un cittadino: educazione, proprietà di linguaggio, conoscenza. Abbiamo dovuto attendere che la scuola riaprisse perché si muovesse non Lucia Azzolina, ovvero il ministro dell’Istruzione impegnata a fare i banchi con le rotelle (a proposito, ma che fine hanno fatto? E con le scuole chiuse che ci facciamo?), bensì Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico, il quale il 19 ottobre scorso ha pubblicato il bando “Piano Scuole”, dando incarico a Infratel Italia, la società in house del ministero presieduta da Eleonora Fratesi, di indire la gara da 400 milioni di euro per portare la connettività con banda ultralarga nelle scuole italiane. Le domande per partecipare al bando milionario scadono il prossimo 23 novembre. Oltre alla fornitura dei servizi di connessione alla banda ultralarga, alla fornitura delle reti di accesso e ai servizi di gestione per le scuole italiane, l’investimento del MISE prevede anche l’acquisto di tablet e la concessione di bonus per gli studenti di famiglie a basso reddito.

Ora che finalmente qualcuno ha capito (meglio tardi che mai!) che il vero problema delle scuole non erano gli edifici e le aule piccole, ma raggiungere la democrazia digitale (ovvero dare A TUTTI gli studenti la connettività con il proprio istituto), si potrà finalmente pensare con molta più serenità a come risolvere il problema dei trasporti pubblici. Naturalmente non acquistando centinaia di autobus in più, ma investendo su infrastrutture e urbanistica, per dare una nuova mobilità alle nostre città affogate dallo smog. Salvaguardando così non solo la salute delle nostre radici, ma anche quella del nostro futuro. E questo sì, che sarebbe mettere a frutto un buon insegnamento.

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