Venezia allagata: non è la prima volta, non sarà l’ultima

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Venezia allagata. L’acqua alta invade anche la Basilica di San Marco. Per una piena seconda solo a quella record del 1966.
A soffrire del fenomeno non sono solo l’arte, la storia e la cultura che la città lagunare cerca di conservare e preservare. Sono anche le attività e le case dei veneziani che devono fare i conti con le maree.
I cambiamenti climatici non aiutano di certo a risolvere il problema. Così come la politica locale, con chi si chiede che fine abbiano fatto i vari Mose e strumenti per contrastare gli allagamenti di Venezia. Politici che arrivano anche a negare che i cambiamenti climatici esistono.

Mentre Venezia si prepara a ripartire. Sapendo che non è la prima volta che lo fa. E non sarà nemmeno l’ultima.

Perché Venezia si allaga.

L’acqua alta è un fenomeno con cui Venezia fa i conti sin dalla sua nascita. Indica i picchii di marea che solitamente si presentano nell’alto Adriatico con una certa periodicità. E che hanno effetti spesso devastanti proprio in Laguna, con allagamenti nelle città di Venezia (ma che talvolta interessano anche le aree urbane di Chioggia, Grado, Trieste).
Il fenomeno si presenta in autunno e primavera, in concomitanza con i venti di Scirocco che dal Canale d’Otranto causano uno scorretto deflusso delle acque, o i venti di Bora, che lo ostacolano a livello locale.
L’alta marea è un fenomeno che dipende principalmente dal moto degli astri, in particolare della Luna, e dalle avverse condizioni meteorologiche. In Laguna, inoltre, sono anche i venti a causare il fenomeno dell’acqua alta che, in alcuni casi, arriva ad allagare tutta la città.

Acqua alta a Venezia, dati storici.

È dal 1872 che le maree vengono studiate con osservazioni sistematiche. Anche se le testimonianze di quello che accade nella città lagunare sono ben più antiche. La prima porta la data del 17 ottobre 589. Ma maree eccezionali si sono susseguite anche nei secoli successivi.

Nel 1240 si narra dell’acqua che ha invaso le strade superando l’altezza d’uomo.
Dopo la mareggiata del 20 dicembre 1283, si disse che Venezia era salva per miracolo.
Nel 1442 l’acqua è salita “4 passi sopra l’ordinarietà”.
Nel 1600 più ondate di alta marea causarono mareggiate violentissime.
E così avanti, fino ad arrivare a quello che fino a oggi è l’evento catastrofico di portata maggiore. Quello del 4 novembre del 1966, quando il livello raggiunto superava i 194 centimetri.

Venezia, 12 novembre 2019.

L’alta marea del 12 novembre 2019 è seconda in quelle rilevate a partire dal 1923 dal Centro Maree del Comune di Venezia (+187 centimetri).
Nella città sommersa l’acqua ha invaso il Canal Grande, sommergendo la cripta di San Marco e danneggiando gli interni della Basilica.
Due persone sono morte sull’isola di Pellestrina.
Gli abitanti di Venezia fanno i conti con i danni non solo ad arte e cultura, ma anche a case e attività economiche. Una storica edicola alle Zattere è stata spazzata via (ed è iniziata una campagna di crowdfunding per farla rinascere). Così come la Libreria Acqua Alta di Venezia: tutti i libri sono andati distrutti. Era una delle zone più amate dai turisti e dai veneziani. Un vero e proprio patrimonio per l’umanità.
Si stimano danni per centinaia di migliaia di euro.

E purtroppo nuove ondate sono previste in queste giornate. L’attenzione è alta. Ed è scattata anche una raccolta fondi per aiutare i veneziani. Mente le banche sospendono le rate dei mutui e prevedono finanziamenti per la ricostruzione a tasso agevolato.

Panorama di Venezia

Photo by Federico Beccari on Unsplash

Che fine ha fatto il Mose.

E c’è chi in queste ore si chiede che fine ha fatto il MOSE. Il sistema anti allagamento che avrebbe dovuto proteggere Venezia e i veneziani.
È in costruzione da più di 15 anni, dal 2003, il MOdulo Sperimentale Elettromeccanico. E secondo i progettisti sarebbe quasi finito. Negli ultimi anni sono stati molti i ritardi e gli imprevisti, tra i quali anche un’indagine per corruzione che ha portato all’arresto dell’ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan. E lo scetticismo nei confronti di un’opera che servirà davvero a riparare la città lagunare dai danni dell’alta marea?

Doveva già essere in funzionale nel 2014. A novembre 2019 l’opera è pronta al 94%, mancherebbe pochissimo. Entro la fine del 2021 dovrebbe entrare in funzione. Mancano i collaudi delle ultime paratoie, le 78 barriere che costituiscono l’anima di questa diga mobile che è installata sui tre passaggi che separano la laguna dal mare (le bocche di porto del Lido, di Malamocco e di Chioggia). L’ultima fase dovrebbe essere completata entro la fine del 30 giugno 2020. E poi dovrà esserci una fase sperimentale.
Il MOSE andrà a costare 7 miliardi di euro. Se mai sarà finito.

Venezia, vista dal ponte

Image by Jo Wiggijo from Pixabay

Acqua alta e cambiamenti climatici, c’è un collegamento.

Venezia ha sempre dovuto fare i conti con l’acqua alta. Le testimonianze del fenomeno sono antichissime. Gli esperti sottolineano però che i cambiamenti climatici stanno accelerando il problema e potrebbero essere in un futuro non troppo lontano causa di allagamenti ancora più importanti per la città lagunare.
Antonello Pasini, fisico del clima del Consiglio nazionale delle ricerche, sottolinea che stiamo assistendo a qualcosa che solo in parte è provocato dal cambiamento climatico. Ed è solo un anticipo di quello che numerosi studi hanno annunciato per i prossimi anni.
Venezia, infatti, non deve solo affrontare il fenomeno dell’alta marea, con il quale purtroppo è abituata a confrontarsi fin dalla sua fondazione. Si devono aggiungere l’abbassamento del livello del suolo e l’innalzamento del livello del mare provocato dallo scioglimento dei ghiacciai, diretta conseguenza dei cambiamenti climatici insieme ad altri fattori che non devono essere sottovalutati. Come ad esempio la circolazione del vento. I venti di Scirocco, sempre più presenti, causano una spinta dell’acqua del basso Adriatico verso la Laguna.

I problemi dell’acqua alta a Venezia sono destinati inevitabilmente a peggiorare.

❌ TIDE IS RISING AND SO ARE WE!Ieri il Centro Maree aveva diffuso la previsione di un picco di +150 cm alle 22.30…

Publiée par Fridays For Future – Venezia/Mestre sur Mercredi 13 novembre 2019

E c’è chi ancora nega che i cambiamenti climatici siano un problema.

No, non stiamo parlando di Donald Trump. Ma di politici di casa nostra. E proprio in Veneto. Due minuti dopo la bocciatura degli emendamenti in Regione Veneto per contrastare i cambiamenti climatici (con i voti sfavorevoli di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia), l’aula consiliare si è trovata allagata. Palazzo Ferro Fini, che si trova lungo il Canal Grande, è stato invaso dall’acqua, dal momento che le paratie anti allagamento non hanno contenuto l’ondata di piena.
Mentre c’è chi nega che abbiamo un problema, il problema si fa sentire con tutta la sua forza. Ironia della sorte. Continueranno a negare che i cambiamenti climatici sono un pericolo? L’Italia è uno dei paesi più a rischio. Lo dice la scienza, lo confermano purtroppo i fatti degli ultimi giorni.

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Redazione i404

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