Silvia Romano libera. Chi sono gli altri italiani rapiti nel mondo?

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Silvia Romano libera. Dopo 18 mesi di prigionia, la ragazza milanese che lavora per la onlus di Fano Africa Milele è tornata in Italia. Dove ha riabbracciato finalmente la sua famiglia. È stata accolta da Giusepppe Conte e Luigi Di Maio. E poi è stata a lungo ascoltata dalle autoritàper ricostruire il suo rapimento.
Ma è stata anche accolta da un’Italia divisa in due. Tra chi è felice per la sua liberazione. E gli haters che le danno addosso perché si è convertita all’Islam, accusandola e puntandole il dito contro.

Quello che è importante ora è che Silvia Romano è libera. Ma purtroppo sono tanti gli italiani rapiti nel mondo per i quali aspettiamo altrettante belle notizie.

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Photo by Denis Oliveira on Unsplash

Silvia Romano, dal rapimento alla liberazione.

Chi è Silvia Romano? Silvia Romano è la volontaria di 25 anni che, dopo una tesi di laurea sulla tratta di esseri umani, aveva deciso di andare in Africa. Per lei era la seconda missione nel Continente Nero, dove si trovava con la Onlus di Fano (Pesaro-Urbino) Africa Milele, che si occupa di portare avanti progetti dedicati all’infanzia. Alle ore 20 di martedì 20 novembre 2018 Silvia Romano è stata rapita nel villaggio di Chacama, a 80 chilometri circa da Nairobi, capitale del Kenya.
Liberata il 9 maggio 2020, Silvia Romano ha fatto rientro in Italia intorno alle ore 14 di domenica 10 maggio 2020. Ha trascorso 18 mesi nelle mani dei sequestratori. Era stata rapita in Kenya e poi trasferita in Somalia, dove l’intelligence italiana le ha ridato la libertà.

Silvia Romano in Italia.

Dopo l’abbraccio con la famiglia e con le autorità italiane, Silvia Romano (che si è convertita all’Islam durante la prigionia prendendo il nome di Aysha) è stata ascoltata per quattro ore presso la Caserma dei Ros, per raccontare il rapimento.
Silvia Romano, che si è detta serena e traqnuilla, ha raccontato di aver riconosciuto uno dei suoi rapitori. E di essere stata subito lasciata ad altri carcerieri che, con il volto coperto, l’hanno spesso trasferita da un covo all’altro.
Carcerieri che le hanno sempre assicurato che non l’avrebbero uccisa. E l’hanno trattata bene. Ha quasi sempre vissuto da sola in stanze chiuse ed è stata trasferita frequentemente, sempre in luoghi abitati.

A metà prigionia si è convertita all’Islam. Aveva chiesto dei libri da leggere e tra questi anche un Corano con traduzione in italiano. La conversione è stata “spontanea e non forzata. In questi mesi mi è stato messo a disposizione un Corano e grazie ai miei carcerieri ho imparato anche un pò di arabo. Loro mi hanno spiegato le loro ragioni e la loro cultura. Il mio processo di riconversione è stato lento in questi mesi. Non c’è stato alcun matrimonio né relazione solo rispetto“.

Sono stata forte.

Silvia Romano ha ribadito più volte di essere riuscita a mantenere la calma. “Sono stata forte“, ha ripetuto più volte.

Sto bene per fortuna, fisicamente e mentalmente, sono felicissima, ora voglio stare solo con la mia famiglia.

In Italia è stata accolta tra la gioia di chi finalmente tira un respiro di sollievo. Perché una nostra connazionale ha potuto finalmente riabbracciare la sua famiglia. Ma anche tra gli insulti di chi, nonostante la pandemia avesse prospettato un’umanità migliore, non riesce a far altro che vomitare odio verso una ragazza di 25 anni che ha trascorso 18 mesi lontano dalla sua famiglia, imprigionata e privata della libertà.
E come lei, sono molti altri gli italiani rapiti nel mondo per i quali attendiamo belle notizie. Oltre a un po’ più di rispetto di quello riservato anche da alcuni media a Silvia Romano e alla sua famiglia.

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Padre Paolo Dall’Oglio, rapito a Raqqa, in Siria.

Il 29 luglio del 2013 il padre gesuita romano, Paolo Dall’Oglio, è stato rapito a Raqqa, in seguito diventata capitale della Siria, nel 2014, del califfato di Abu Bakr al-Baghdadi. Nel 2017 la zona è stata liberata. Ma del padre gesuita ancora nessuna traccia o notizia.
Padre Dall’Oglio, 64 anni, da tempo viveva in Siria dove aveva rifondato la comunità monastica cattolico-siriaca di Mar Musa, a nord di Damasco. Nel 2011 era stato espulso dal regime di Bashar al Assad. Nel 2013 era ritornato in Siria. Per poi essere rapito a luglio. Secondo alcune fonti il padre gesuita sarebbe stato ucciso. Ma a febbraio il Times ha scritto che era vivo.

Padre Maccalli rapito al confine tra Niger e Burkina Faso.

Era il 17 settembre del 2018 quando Padre Maccalli, religioso della Società delle Missioni Africane, è stato rapito al confine tra Niger e Burkina Fas. Il rapimento è avvenuto nella missione di Bomoanga, a circa 150 chilometri da Niamey, capitale nigerina.
In un video di 24 secondi di poco tempo fa, pubblicato il 6 aprile dall’Avvenire, le immagini di Padre Maccalli e Nicola Chiacchio vivi. Il filmato sarebbe stato ripreso nel nord del Mali. Secondo il ministro del Burkina Faso, invece, dopo essere stato portato in Burkina Faso, avrebbe fatto rientro in Niger.

Nicola Chiaccio rapito in Mali.

Dell’italiano Nicola Chiaccio, apparso con padre Pier Luigi Maccalli in un video in cui i due connazionali sono vivi e probabilmente in mano a un gruppo jihadista, si sanno pochissiime informazioni.
Secondo quanto riportato dalla stampa italiana è stato rapito anni fa, con tutta probabilità in Mali, mentre si trovava nella regione come turista.
Ibrahim Manzo Diallo, direttore del sito di informazione giornalistica Aïr Info Agade, sostiene che il gruppo che tiene in ostaggio insieme padre Maccalli e Nicola Chiacchio è lo stesso che ha rapito Luca Tacchetto e l’amica canadese a dicembre 2018 (coppia che è riuscita a liberarsi dai carcerieri, facendo ritorno in Italia a marzo 2020).

Raffaele Russo, Antonio Russo, Vincenzo Cimmino spariti in Messico.

Non si conoscono ancora le sorti di Raffaele Russo, del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino, ufficialmente dispersi in Messico da gennaio 2018. Originari di Napoli, erano venditori ambulanti. Si trovavano a Tecalitlán, città a 600 chilometri a ovest di Città del Messico, quando di loro si sono perse le tracce.
Per la loro scomparsa sono stati indagati quattro poliziotti che avrebbero confessato di aver venduto gli ostaggi a un gruppo criminale dopo averli fermati presso una stazione di servizio. 

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L’Italia non lascia indietro nessuno.

Queste sono state le parole di Giuseppe Conte, all’indomani dello scoppio dell’epidemia di Coronavirus. E quelle stesse parole sono state usate da Luigi Di Maio, Ministro degli Esteri, con riferimento a tutti gli italiani dei quali si sono perse le tracce nel mondo.

Voglio ringraziare a nome del ministero degli Esteri tutti quelli che hanno collaborato per riportare Silvia Romano in Italia. Nel giorno della Festa della mamma ritorna Silvia, un augurio alla sua mamma e a tutte le altre mamme e genitori degli altri cittadini italiani ancora in stato di prigionia all’estero, lavoreremo per riportarli a casa: l’Italia non lascia indietro nessuno. Lavoro che continuerà e andrà avanti dalle prossime ore.

Sperando presto di avere altre belle notizie: a marzo la liberazione e il rientro in Italia di Luca Tacchetto e della sua amica canadese Edith Blais, rimasti prigionieri per 15 mesi in Mali. A maggio la liberazione di Silvia Romano. E sperando che gli italiani non riservino loro lo stesso trattamento con cui molti connazionali hanno accolto Silvia Romano in Italia. Per fortuna che dalla pandemia doveva uscire il lato migliore di questa umanità, che ormai sembra essersi persa. Rapita da razzismo e ignoranza che sembrano non volerci lasciare liberi.

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Redazione i404

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