Morte su Second Life, mondo virtuale quasi morto

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Videogame per divertirsi, scaricarsi, isolarsi.
Talvolta non solo occasione di diletto, ma strumenti di vere e proprie vite parallele lontane dal mondo “reale”.
I videogame come fenomeno sociale, con rischi psicologici che sono spesso materia di indagine.
Quello che probabilmente si dice meno è che, all’interno di questi spazi digitali, ci si relaziona, ci si scrive, si fa conoscenza con persone distanti da noi, anche fisicamente, ma accomunate quantomeno da uno stesso interesse.
E si passa dalla vita virtuale, a quella reale, a colpi di chat.

Così è successo per le due donne accusate dell’omicidio di Vittorio Veneto. La vittima: Paolo Vaj.
Le colpevoli: compagna e amica, che su Second Life giocava a fare la figlia, conosciutesi proprio sul videogame di realtà virtuale.

Foto di iZer0 da Pixabay

La prima, Patrizia Armellin, è una donna di 52 anni; la seconda, Angelica Comaci, una ragazza di 24, che dalla Sicilia ha raggiunto quella che chiama “mamy” anche al di fuori del gioco, per aiutarla a riprendersi da un intervento chirurgico.
Un legame probabilmente morboso il loro, che il gip ha definito di “sudditanza psicologica“, come non era sano quello tra la coppia, con episodi di aggressività e violenza non denunciati.

Tutti e tre erano coinvolti nel gioco. Un mondo in cui vivevano isolati 24 ore su 24 ore. Non avendo lavoro e grandi contatti con parenti ed amici.
Le due amiche si erano conosciute su Second Life 4 anni fa, ed avevano appunto stretto questa relazione di madre figlia nel virtuale, per poi passare a vivere insieme nel reale.
Ma anche lui non era estraneo al gioco. Se la compagna era la principessa, lui vestiva gli abiti dell‘imperatore come avatar del gioco.

Il movente dell’omicidio risiederebbe in un motivo futile: l’uomo, a cui era stata ritirata la patente per guida in stato di ebbrezza, avrebbe voluto essere accompagnato in un locale della città, mentre la compagna non ne aveva voglia.

Un gioco che va oltre. Ma molto oltre.
Ci sono altri casi di persone con età differente, conosciutisi sulla piattaforma, che hanno trasformato la relazione intrapresa nel gioco in qualcosa di malato: un 64 enne americano che fa sesso con una ragazza  italiana di 13 anni, sua moglie virtuale su Second Life. Come pure accade, più normalmente, che si facciano conoscenze nuove o che si riesca a creare una nicchia di business da un mondo virtuale che si credeva ormai in disuso: due italiani incassano cifre da 10 mila euro mensili facendo i parrucchieri nel gioco

Questo non per dire che i videogame vanno demonizzati.
Ma che piuttosto vanno usati con consapevolezza. Avendo ben chiaro in mente che non si finisce mai di scoprire le persone. Nel bello e nel brutto. Specie se celate dietro un avatar.

Altro dall’autore:

About Author

Redazione i404

i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Top