Referendum 29 marzo 2020, taglio dei parlamentari e Costituzione: un paradosso tutto italiano (RINVIATO)

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Referendum 29 marzo 2020: gli italiani sono chiamati a esprimersi sul taglio dei parlamentari.
Di fatto su una modifica della Costituzione Italiana. Quella che viene spesso citata a sproposito, ma che quasi nessuno conosce davvero.

Sono stati i padri costituenti all’indomani della formazione della Repubblica a stabilire il numero dei parlamentari eletti. Un numero non scelto a caso. E che non è poi così sproporzionato rispetto alla popolazione italiana. O rispetto ad altri paesi che spesso prendiamo come punto di riferimento come baluardi di democrazia e perfezione politica.

Referendum 29 marzo 2020

Foto di S K da Pixabay

Costituzione Italiana, il Parlamento.

La Costituzione Italiana stabilisce il numero dei parlamentari.
La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale del nostro stato. Approvata il 22 dicembre 1947 dall’Assemblea Costituente, è stata promulgata da Enrico De Nicola, capo provvisorio dello stato, il 27 dicembre 1947. Poi è entrata ufficialmente in vigore il primo gennaio 1948.
Conta 138 articoli, alcuni dei quali sono stati abrogati nel corso degli anni.
Si parte dai Principi Fondamentali della Costituzione Italiana, passando per diritti e doveri dei cittadini. Mentre la parte seconda è quella dedicata all’Ordinamento della Repubblica.

Della formazione del Parlamento si parla dall’articolo 55 in poi.
Il Parlamento è formato dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica. Si riunisce in seduta comune nei casi stabiliti dalla Costituzione.
La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto. Il numero dei deputati eletti è 630 (12 eletti nella Circoscrizione Estero). Possono essere eletti deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i 25 anni di età.
Il Senato della Repubblica è eletto su base regionale, a eccezione dei seggi riservati alla circoscrizione Estero. Il numero dei senatori è 315 (6 della circoscrizione Estero). Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiori a 7. Il Molise ne ha 2. La Valle d’Aosta 1. Sono eleggibili gli elettori che hanno più di 40 anni.
Camera dei deputati e Senato della Repubblica sono eletti per 5 anni. La durata può essere prorogata solo per legge o in caso di guerra.

Parlamento italiano

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Referendum 29 marzo 2020 e taglio dei parlamentari.

Con il D.P.R. 28 gennaio 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 23 del 29 gennaio, è stato indetto per domenica 29 marzo 2020 un referendum popolare, ai sensi dell’articolo 138, secondo comma, della Costituzione. Un referendum confermativo che concerne il testo della legge costituzionale riguardante “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari“.
Le votazioni avranno luogo domenica 29 marzo 2020 dalle 7 alle 23.
Questo il testo del quesito referendario, a cui si può rispondere con un sì o con un no:

Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?

Il quorum non è previsto, perché non è un voto abrogativo. Ma un Referendum confermativo. Quindi il risultato sarà valido anche se alle urne non andrà la maggioranza degli aventi diritto al voto (il 50% più 1).

Modifiche degli articoli della Costituzione in materia di numero dei parlamentari.

Gli elettori italiani devono esprimersi per la conferma o meno della riforma che prevede il taglio del numero dei parlamentari. Si passerebbe, se dovesse vincere il sì, dagli attuali 945 complessivi a 600, ripartiti in questo modo: 200 senatori e 400 deputati.
Il numero di senatori a vita è fissato a un massimo di 5. Fino a oggi 5 era il numero massimo previsto per ogni presidente.
Ridotti gli eletti all’estero: i deputati passano da 12 a 8, i senatori da 6 a 4.
In caso di risultato positivo, il Capo dello Stato approva la riforma che diventa legge. In caso di risultato negativo, la legge non viene approvata.

Quello del 29 marzo 2020 sarà il quarto referendum costituzionale confermativo della storia della Repubblica.
Precedentemente siamo già stati chiamati alle urne il 7 ottobre 2001 per la conferma o meno della riforma del Titolo V della Carta dell’Unione, passata con il 64,2% dei voti. Il 25-26 giugno 2006 per la riforma costituzionale varata dal governo Berlusconi per la devolution, bocciata con il 61% dei voti. Il 4 dicembre 2016 per il disegno di legge costituzionale della riforma Renzi-Boschi, per il superamento del bicameralismo, bocciata dagli elettori con il 59,11% dei no.

matita

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I pro e i contro al taglio dei parlamentari.

Il giurista e costituzionalista Michele Ainis dalle pagine della Repubblica parla di un paradosso tutto italiano. “Che differenza c’è tra una legge e un referendum? Sulla prima decidono gli eletti, sul secondo gli elettori. Ma non è più così, non in quest’ultima esperienza. La legge sul taglio dei parlamentari è stata battezzata nelle piazze, prima che nelle aule di Camera e Senato; a furor di popolo, come s’usa dire. Invece il referendum da cui dipende la sua entrata in vigore ha raccolto la miseria di 669 firme, rispetto alle 500 mila prescritte dalla Costituzione; e allora è stato deliberato dagli eletti, da 71 senatori“.

I contrari.

Il referendum del 29 marzo 2020 chiede agli elettori si chiede di esprimersi su una riforma populista e popolare, come è definita dal giornale Linkiesta, che nessuna forza politica ha il coraggio di contrastare.
La riforma è stata voluta dai grillini, per abolire la cosiddetta casta.
C’è chi accusa i promotori di voler annientare la democrazia rappresentativa. Sostituendola con quel voto di pancia tanto caro ai pentastellati.
Chi dice no al Referendum del 29 marzo 2020 chiede di riflettere su quanto sarà difficile, dopo il taglio, poter far funzionare Commissioni e discussioni in aula. E c’è anche chi sottolinea che sarà più facile “comprare” i voti dei parlamentari, potendo influenzare una cerchia di rappresentanti politici molto più ristretta. E quindi più manipolabile.

Anche l’associazione Libertà e Giustizia dice No al taglio dei parlamentari. Per difendere la Costituzione da quello che è uno stravolgimento della stessa. “Questa riforma indebolisce il potere dei rappresentanti delle due camere e la stessa efficacia della rappresentanza perché non accompagnata da una riforma della legge elettorale in senso proporzionale e da adeguate forme di composizione delle liste di candidati“.
Contrario anche il Movimento delle Sardine, così come i Verdi (che denunciano un risparmio della spesa pubblica di appena 0,007%, a spese della democrazia e del pluralismo), e l’Anpi, associazione nazionale dei partigiani.

I favorevoli.

Favorevoli, ovviamente, i grillini, che hanno fortemente voluto la riforma.
Riccardo Fraccaro, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, sottolinea che dopo 30 anni il M5S è riuscito a passare ai fatti, portando alla votazione finale quel taglio dei parlamentari di cui abbiamo bisogno. Con la “convergenza quasi unanime di tutte le forze politiche”. PD, Liberi e Uguali e Italia Viva, ma anche Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno infatti detto sì alla riforma.
Hanno votato sì, ma ora la posizione sul referendum non è affatto chiara. Visto che c’è chi teme che l’opposizione possa armarsi di questo voto per far cadere il governo. Come accaduto con Renzi nel 2016.
Favorevole anche Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, che a fine gennaio ospite della trasmissione Otto e mezzo ha detto di non essere preoccupato: “Siamo fiduciosi che ci sia un ampio schieramento di cittadini a favore di questa riforma. Se è a rischio il governo? No direi, proprio di no, non vedo connessioni”.

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