Politici: scegliamo con televoto e like? Bei tempi quelli della politica seria

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Il televoto guida le nostre vite. Così come la chiamata a casa per chiedere aiuto quando non si sa cosa fare. La politica italiana ci insegna che ormai valgono più i like dei programmi, più i post sui social che i fatti, più i “concorrenti allo sbaraglio” che i politici preparati, che conoscono come funziona la cosa pubblica e la Costituzione. Tutto è diventato un reality, un talent, un quiz show. Anche la politica.

Non abbiamo più una classe politica dirigente. Ma una serie di influencer che fanno a gara per avere più follower, da tramutare in elettorato che vota senza sapere quello che sta votando, a chi sta affidando il proprio futuro.

Like sui social

Photo by Prateek Katyal on Unsplash

Il voto passa dai social. Bei tempi quelli della politica seria.

Un tempo erano i programmi a dettare legge.
Così come la fede politica, che non si cambiava tanto facilmente, come quella religiosa. Oggi sono gli influencer politici, quegli esponenti che mirano a una poltrona e che ci sanno fare sui social. O che si affidano a chi ci sa fare.
Una volta la politica si faceva nelle piazze, in strada, città dopo città. Con comizi che illustravano progetti, programmi, idee e presentavano persone. Oggi tutto passa attraverso la rete. Quella sdoganata dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che ha fatto scuola tra gli influencer politici. La stessa rete web che oggi è saldamente nelle mani in Italia, ma anche nel resto del mondo, della destra populista e sovranista che ha scoperto la potenzialità dei social.

Quello che Silvio Berlusconi ha fatto sfruttando la potenzialità della televisione e che grandi politici americani come Nixon hanno testato prima di lui con la telecamera, oggi Matteo Salvini (e non solo lui) lo fa attraverso Facebook, Twitter, Instagram.

Il culto dell’immagine. Che passa attraverso post che con politica e programmi politici hanno ben poco a che spartire. Ma che ci mostrano la figura politica come uno di noi, nella sua intimità. Mentre mangia Nutella, balla in spiaggia, si gode la vita e commenta fatti che non hanno nulla a che vedere con il suo ruolo istituzionale, come serie tv o partite.

Non solo i politici italiani sono massimi esperti del genere.
Basti pensare a Vladimir Putin e alle immagini di lui che, a petto nudo, cavalca un orso o teneramente accarezza bambini e animali. A Fidel Castro e a Che Guevara, il cui culto dell’immagine ancora tiene banco su cartelloni di propaganda come sugli infiniti gadget con la loro effige. O a Donald Trump, che ha fatto degli slogan da lanciare via social una scuola di pensiero politica che anche gli esponenti nostrani hanno accolto. E a vedere i risultati alle urne, anche con discreti successi. Tutto a scapito della Politica. Sì, quella con la P maiuscola.

Politici in giacca e cravatta VS politici a petto nudo al Papeete.

Stride e parecchio l’immagine di un ministro della Repubblica italiana in costume da bagno e a petto nudo, tra cubiste e mojito, che mette su dischi come un dj, utilizzando a sproposito anche l’inno italiano, al Papeete Beach (noto locale della movida di Milano Marittima, ndr). Soprattutto se paragonato a immagini di politici di ben altro calibro.
Come quell’Aldo Moro, che si dice frequentasse le spiagge del Bel Paese in estate, perché a nessuno si nega un periodo di ferie, indossando pantaloni, giacca e cravatta. Perché anche lì, sulla battigia, lui rappresentava il popolo italiano. E per questo doveva sempre vestire con rispetto e dignità.

E forse è anche qui il fulcro del cambiamento. Aldo Moro rappresentava un altro popolo italiano. Mentre Matteo Salvini al Papeete, tra drink alcolici e costumi succinti, rappresenta un’evoluzione, o forse un’involuzione, del nostro paese. 

Chiara Ferragni al confronto può essere considerata una dilettante. Perché il leader leghista si è affidato per il consenso sui social, che gli ha permesso di dominare (e rovinare) la scena politica italiana, a una figura, quella del social media manager (nel suo caso Luca Morisi), che ci sa fare con le strategie comunicative che possono far breccia nel cuore degli italiani.
Rappresentare il politico come uno di noi, come uno del popolo, con vizi, tanti, e virtù, poche. Non celebrando il lavoro del politico. Ma l’immagine del politico, che passa attraverso post nazional popolari che anche la casalinga di Voghera potrebbe pubblicare, alternati ad altri in cui cavalcava l’onda della paura, dell’ignoranza, con fake news e manipolazioni della realtà e dell’odio.

Uno di noi o uno migliore di noi?

Ma il politico non deve essere uno del popolo. Gli elettori lo votano perché pensano che sarà un ottimo rappresentante degli italiani e delle istituzioni italiane. E per questo deve essere migliore dell’uomo medio. Altrimenti diciamo addio a Parlamento, Senato, ministri, premier e presidente della Repubblica e votiamo ogni giorno tutto in stile piattaforma Rousseau, la piattaforma dei M5S per cercare di far sentire gli iscritti al Movimento parte attiva, avere un posto in prima fila. Un po’ come l’abbonato Rai insomma.

Bugie in politica

Photo by Brian Wertheim on Unsplash

Votare per il cambiamento. Quello vero.

La sovranità appartiene al popolo. Lo dice la Costituzione. Ed è sacrosanto e vero. Ma questa si esercita con il diritto di voto. E il dovere di votare secondo coscienza. Non secondo slogan e immagini emotive. Non dobbiamo votare chi passa alla fase successiva di un talent show. Dobbiamo eleggere chi ha nelle mani le nostre stesse esistenze.

Davvero a noi interessa cosa fanno i politici nella vita privata più di quanto ci interessa quello che fanno al lavoro, sempre che vadano a lavorare?

Forse molta della nostra situazione attuale, sta proprio nella risposta a questa domanda.
Ma i politici non andrebbero scelti per quanti like o follower hanno, perché postano immagini belle e da condividere sui social, per come appaiono. Dovremmo guardare ai programmi e pretendere che le promesse siano rispettate. Ne va del nostro futuro. E quando vediamo che chi si presenta come possibile candidato a rappresentarci nelle più alte cariche dello stato sembra non voler capire che il futuro si affronta con politiche sociali e ambientali di ampio respiro, efficaci e a lungo termine, allora meglio porci qualche domanda sulla persona a cui stiamo dando in mano la nostra vita e quella dei nostri figli.

Mentre nel mondo salgono al potere leader apertamente negazionisti come Trump e Bolsonaro, da una nostra analisi meno dell’1% dei tweet dell’ultimo mese dei tre principali leader del nostro Paese (Salvini, Di Maio, Zingaretti) sono stati dedicati all’emergenza clima, e i giornali non hanno spazio che per la crisi di governo.
Fridays for future Italia su Il Fatto Quotidiano, 18 agosto 2019

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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