Pena di morte nel mondo, una vergogna dell’umanità

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La pena di morte nel ventunesimo secolo è ancora una vergogna dell’umanità.
Negli USA il dibattito torna acceso. Mentre tanti altri paesi del mondo la prevedono ancora nella loro legislazione.
In Italia l’abbiamo abolita più di 130 anni fa.

La pena di morte negli USA.

Il dibattito sulla pena di morte torna di attualità negli USA per una notizia di queste ore.
Daniel Lewis Lee è stato condannato a morte e ucciso per volontà del governo federale degli Stati Uniti. Contro la volontà dei parenti delle vittime, che si sono scagliati contro la decisione di ucciderlo con un’iniezione letale.
Il 47enne delel’Oklahoma è morto nella prigione federale di Terre Haute, in Indiana, proclamando fino all’ultimo la sua innocenza. Era stato accusato e condannato per l’omicidio di una famiglia dell’Arkansas negli anni Novanta.
Dal 2003 non si eseguivano esecuzioni federali negli Stati Uniti. E altre due sono già programmate nei prossimi giorni.
I gruppi in difesa dei diritti civili e persino i parenti delle vittime della strage hanno cercato fino all’ultimo di fermare la mano del boia. A nulla sono valsi appelli e ricorsi. “Per noi si trattava di esserci per dire: questo non viene fatto in nostro nome, non lo vogliamo“, ha detto una dei famigliari.

Dove è in vigore la pena di morte.

Gli USA, come il Giappone, sono l’unico paese industrializzato, libero e democratico che applica la pena capitale, legale a livello federale per 42 reati. Mentre nei singoli stati è in vigore per omicidio premeditato e in alcuni stati come il Texas anche per traffico di droga, violenza o altro.
Non è in vigore a Porto Rico e nel Distretto di Columbia. Nei 50 stati degli USA solo 16 non prevedono la pena di morte nello statuto: Alaska, Connecticut, Hawaii, Illinois, Iowa, Maine, Massachusetts, Michigan, Minnesota, Nebraska, New Jersey, Nuovo Messico, Dakota del Nord, Rhode Island, Vermont, Virginia Occidentale e Wisconsin. In Kansas e New Hampshire la pena di morte non si applica dal 1976. In Oregon vige ancora una moratoria che sospende le condanne a morte dal 1997, mentre in Arkansas e Kentucky rispettivamente dal 2005 al 2008.

Paesi dove esiste la pena di morte.

Nel Rapporto 2019 sulla pena di morte di Amnesty International si legge che nell’arco di un anno sono state 657 le esecuzioni nel mondo. E più di 2300 condanne a morte comminate. Ma non si hanno i dati della Cina, che ritiene tali informazioni segreto di stato.
Iran, Arabia Saudita, Iraq sono responsabili dell’81% delle pene capitali a livello internazionali. Se si esclude la Cina, l’Iran rappresenta il paese con più esecuzioni, almeno 251 di quelle ufficializzate. In Arabia Saudita, con 184 persone morte, si tocca il dato più alto nel paese.

I dati sono alti, ma confortanti, visto che registrano un calo del 5%. In particolare dal 2011 si registra per la prima volta una diminuzione di pene nei paesi in cui la pena di morte è legale nella regione dell’Asia e del Pacifico, come Giappone e Singapore.

Nel mondo 142 paesi hanno abolito per legge o per prassi la pena di morte. 106 di questi l’hanno completamente tolta dall’ordinamento. Ci sono paesi che la mantengono solo per reati gravi ed eccezionali (ad esempio in caso di guerra). E altri che allarmano, come le Filippine, che vorrebbero reintrodurla, o lo Sri Lanka, che ha ricominciato a eseguire le condanne a morte dopo 40 anni.

Quando è stata abolita la pena di morte in Italia?

Il Codice penale ha abolito la pena di morte in Italia ufficialmente nel 1889. Reintrodotta durante il fascismo, dal 1926 al 1947, è stata presente nel codice penale militare di guerra, invece, fino al 1994.
In seguito all’unificazione d’Italia nel 1861, la legge prevedeva la possibilità di ricorrere in tutto il territorio nazionale alla pena di morte, a eccezione del Granducato di Toscana.
Nel 1889 l’abolizione in tutto il Regno d’Italia, in seguito all’approvazione del nuovo codice penale. Con l’amnistia generale di re Umberto I di Savoia, si attua nel 1877 la prima vera sospensione della pena di morte, qualche anno prima rispetto all’ufficializzazione.

Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene.

Cesare Beccaria, giurista, filosofo e letterato, esponente dell’illuminismo italiano, già nel Settecento si scagliò duramente contro la pena di morte, anche nel trattato Dei delitti e delle pene. Per lui la pena di morte altro non era che “una guerra della nazione contro un cittadino“, inaccettabile in uno stato moderno, perché la vita delle persone viene prima di tutto.

Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio.

Costituzione italiana e pena di morte.

La Costituzione Italiana, emanata nel secondo dopoguerra, sancisce definitivamente l’abolizione della pena di morte, reintrodotta da Mussolini e mantenuta per i reati fascisti e di collaborazione con nazisti e fascisti, in tutto il territorio italiano. La pena di morte svanisce definitivamente dal nostro ordinamento (ma non dal codice penale militare, da cui sparirà con la legge 13 ottobre 1994) il primo gennaio 1948, data di entrata in vigore la Costituzione.
Nel 2002 l’Italia ha aderito alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che proibisce la pena di morte in qualunque circostanza. Andando a modificare così le disposizioni rimaste nell’articolo 27 della Costituzione.

La responsabilità penale è personale.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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