25-35mila casi in Italia: mutilazioni genitali femminili, forme di violenza fisica e psichica dure da combattere

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L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) stima che nel mondo sono da 100 a 140 milioni le donne sottoposte a mutilazioni genitali femminili.
3 milioni ogni anno sono bambine.
La pratica è particolarmente diffusa nell’Africa Subsahariana. Ed è presente anche nei paesi dove queste donne sono emigrate. Italia compresa.
Nel nostro paese i casi stimati ogni anno sono 25-35mila.

Infibulazione, ma non solo. I tipi di mutilazioni genitali femminili sono diversi. Ognuno con il suo livello di gravità. Ma tutti hanno una cosa in comune. Sono atti di violenza psichica e fisica che non possiamo più tollerare.

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Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili.

Il 6 febbraio è la Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali (Mgf). Una pratica che ancora oggi miete 200 milioni di vittime. Bambine e ragazze. Più del 20% aveva meno di 20 anni quando è stata sottoposta a questa tortura.
Da 53 anni si lotta per dire basta alle Mgf. Affinché nessuna donna debba più subirle. Nel corso della storia di una battaglia difficile da combattere tanti i risultati ottenuti. Nel 1965 la Guinea, prima al mondo, ha approvato una legge per metterle al bando. Sono 25 i paesi che l’hanno vietata. Ma non basta.
Oggi c’è ancora molto da fare. In 29 paesi del mondo la pratica è ancora molto diffusa. Anche se i casi sono in calo. Ma la battaglia non sarà vinta fino a quando anche una sola ragazza sarà costretta a subire questa violenza fisica e psichica.

Le campagne di sensibilizzazione da parte dell’Onu e di tutte le associazioni umanitarie ogni anno cercano di compiere passi concreti verso la messa al bando definitiva.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite si è prefissata come obiettivo il 2030 per l’eliminazione totale di questa pratica. Obiettivo che fa parte dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Un punto fondamentale sottoscritto anche dall’Unione Europea, dall’Unione Africana e dall’Organizzazione Islamica per la cooperazione.

Obiettivo 5 dell’Agenda 2030: Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze.

È nell’obiettivo 5 dell’Agenda 2030 dell’Onu, dedicata all’uguaglianza di genere e all’emancipazione di tutte le donne e ragazze, che troviamo il riferimento alle mutilazioni genitali femminili.
Tra i traguardi, per porre fine a ogni forma di discriminazione di genere, l’Onu fissa come obiettivo quello di “eliminare ogni pratica abusiva come il matrimonio combinato, il fenomeno delle spose bambine e le mutilazioni genitali femminili“.
Ma si pone come goal anche quello di “eliminare ogni forma di violenza nei confronti di donne e bambine, sia nella sfera privata che in quella pubblica, compreso il traffico di donne e lo sfruttamento sessuale e di ogni altro tipo“.

Per liberare finalmente le donne. Anche da una tortura chiamata infibulazione, la pratica più invasiva che miete ogni anno molte vittime.

Aiutare donne vittime di violenza

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Cosa sono le mutilazioni genitali femminili.

Le mutilazioni genitali femminili (MGF) sono delle pratiche tradizionali di alcune culture del mondo, che sottopongono le donne a incisione o asportazione, parziale o totale, dei genitali femminili esterni.
Una pratica condotta in condizioni igieniche precarie, che mettono a rischio la salute e la vita stessa di ogni ragazza. Provocando anche danni gravi e irreversibili. Sia nel loro corpo sia nella loro mente.

La pratica è ancora molto diffusa in 29 paesi africani. Mentre nei paesi a predominanza islamica dell’Asia l’incidenza è minore.
Si parla degli Stati del Corno d’Africa (Gibuti, Somalia, Eritrea), dell’Egitto e della Guinea, dove però è stata messa al bando. Qui il fenomeno riguarda il 90% della popolazione femminile. In paesi come Ghana, Togo, Zambia, Uganda, Camerun e Niger l’incidenza è dell’1-4%.
Ovviamente non mancano casi in Europa, Australia, Canada e negli Stati Uniti tra gli immigrati che provengono dalle zone del mondo dove la pratica è ancora in uso.
Si tratta di stime. Perché essendo una pratica illegale, difficile avere numeri certi.

Le mutilazioni genitali femminili di solito vengono eseguite nelle bambine con età compresa tra i 4 e i 14 anni. In alcuni paesi sono sottoposti a questi interventi anche bambine con meno di un anno o pochissimi giorni di vita.
Sono eseguite solitamente da donne.

Perché si praticano le MGF.

L’Unicef riassume i motivi in 5 ragioni.
Ragioni sessuali, per ridurre la sessualità femminile e soggiogare la donna.
O sociologiche, per iniziare gli adolescenti all’età adulta e mantenere la comunità coesa, integrando socialmente le giovani ragazze.
Ragioni igieniche ed estetiche, perché si pensa che i genitali femminili possono provocare infezioni.
E ragioni sanitarie, perché si crede che la mutilazione sia in grado di favorire la fertilità femminile.
Ma non mancano ragioni religiose: in molti credono che sia una pratica prevista dal Corano.

mutilazioni genitali femminili

Photo by Isaiah Rustad on Unsplash

È ora di dire basta.

È ora di dire basta. Basta alle circa 3 milioni di bambine sotto i 15 anni costrette ogni anno a subire quella che è una vera e propria violazione dei diritti della donna.
Sono atti discriminatori. Violano i diritti delle bambine alla salute, alle pari opportunità, a essere difese da ogni forma di violenza, di abuso, di tortura.
E sono umilianti, dolorose, pericolose. Possono anche portare alla morte. O lasciare nelle bambine traumi e shock difficili da superare.

Per non dover più ascoltare storie come quella della piccola Nada Hassan Abdel-Maqsoud. Una bambina egiziana morta a 12 anni proprio a causa delle mutilazioni genitali femminili.
È accaduto nel 2020 in Egitto. I genitori e il medico sono finiti in manette.
Non si può morire a 12 anni. Morire per un rituale crudele, violento, terribile, che è punito dalla legge egiziana. E storie come quella di Nada, purtroppo, ce ne sono ancora tante. Troppe.
Tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili. Che non hanno ragione di esistere.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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