È morto Diego Armando Maradona: il più grande calciatore del mondo. Napoletano

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Luigi Di Fonzo
Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiÉ morto Diego Armando Maradona. El Pibe de Oro.
Il genio del calcio è morto a 60 anni dopo un arresto cardiaco. Aveva la cittadinanza napoletana.
Uno dei protagonisti sportivi più amati che con il suo numero 10 ha emozionato tifosi e non solo.
Genio e sregolatezza. Passione per lo sport e amore per la vita. Vizi compresi.

Foto di Daniel Joshua Paul da Pixabay 

Credo fosse la fine di giugno del 1984 quando arrivò a Napoli, fortemente voluto dal presidente Corrado Ferlaino e dal direttore sportivo Pierpaolo Marino. La società pur di averlo pagò al Barcellona 13,5 miliardi di lire: il club catalano aveva messo alla porta l’attaccante argentino che si era infortunato e, nei giorni seguenti, aveva pure litigato con il presidente Gaspart. Diversi giorni prima, la notizia ufficiale del suo acquisto da parte della società bianco-celeste riversò sulle strade della città più di 300 mila tifosi. “El Pibe de Oro” – il ragazzo d’oro – divenne subito l’icona da mostrare sui balconi, nelle edicole votive, nei bar e nelle vetrine dei negozi. Per me, giovane studente universitario, vedere Spaccanapoli, corso Umberto, piazza del Gesù, via Toledo, piazza Borsa e tutte le strade del centro invase da auto strombazzanti, gente urlante e bandiere bianco celesti fu uno spettacolo indimenticabile. Il mio amico Valentino disse che neanche per l’Italia che conquistò i mondiali nel 1982 si era visto un entusiasmo del genere. Un’immagine mi restò fissa di quella giornata: tre femminielli (i “travestiti”, come si chiamano a Napoli) che facevano lo spogliarello sulla fontana di piazza Trieste e Trento, davanti al famoso Caffè Gambrinus.

L’oro di Napoli? È un calciatore argentino

Forse perché Diego Armando Maradona ha le stesse lettere iniziali e finali della Madonna, la madre di Gesù (veneratissima quella di Pompei). Forse perché è un po’ testa calda e sanguigno. Forse perché non è alto e biondo. Forse perché è il giocatore più grande del mondo che abbia mai giocato in Italia. Forse per queste cose e altre ancora Diego Armando Maradona è già diventato un mito. Il primo campionato di seria A in Italia però non fu entusiasmante per il Pibe de Oro: il Napoli, allenato da Rino Marchesi, arrivò soltanto all’ottavo posto e non riuscì a conquistare neanche la qualificazione alle Coppe Europee. Maradona segnò 17 reti, e l’altro argentino, Daniel Bertoni, 15. Intanto nel 1986, grazie a lui, l’Argentina vince il campionato del mondo di calcio in Messico, e il salto di qualità con il Napoli arriva nel campionato 1986/87, con Ottavio Bianchi allenatore e la conquista del terzo posto dietro a Juventus e Roma. Di quel campionato ricordo un 3-1 all’Inter nella partita che ebbi la fortuna di vedere al San Paolo, in tribuna d’onore, ma solo perchè all’epoca ero fidanzato con la figlia del notaio di Ferlaino. Maradona ferma il compagno che si stava preparando a tirare il calcio d’angolo e va lui al tiro. Il suo piede imprime alla palla un effetto a rientrare che disegna una parabola perfetta che si conclude dentro l’angolo del secondo palo. Era la prima volta in vita mia che vedevo una rete segnata dal calcio d’angolo, come se fosse una punizione di prima. Ma è nel 1987/88 che il Napoli, grazie a Maradona, vince il primo tricolore della storia, dopo aver conquistato anche la Coppa Italia. È da quel momento che Maradona diventa il re indiscusso di Napoli. Venerato come un santo, attorno a Maradona si muove tutta l’economia sommersa e non della città. Non c’è maglietta, felpa, sciarpa, cappello, ombrello, slip, accendino e orologio che non abbia l’immagine di Maradona. Diventa il vero oro di Napoli. Altro che tesoro di San Gennaro. Venerato dai tifosi e dai camorristi, Maradona conoscerà il suo apice e il suo inferno proprio dopo lo scudetto. Il crollo del Napoli nel  campionato successivo, quando l’esordio in Coppa dei Campioni e il titolo di campione d’inverno fanno presagire l’arrivo del secondo scudetto: invece il sogno si infrange sulla corazzata Milan guidata da Arrigo Sacchi. Anche nel campionato 1988/89 il Napoli arriverà secondo e non raccoglierà nulla dalle coppe europee. Nel frattempo è la cronaca nera, più di quella sportiva, ad occuparsi del Pibe de Oro. Uso di cocaina, prostitute, compagnie poco raccomandabili e anche un figlio che non vuole riconoscere… il sipario comincia a calare sulla stella  che per tre anni ha riacceso una città conosciuta soprattutto per le guerre di camorra e le sigarette di contrabbando vendute per strada, tanto che l’amore dei suoi tifosi e della sua città non diminuisce affatto. Non è mai diminuita. “Dios Umano” lo definirà Jorit, l’artista che diversi anni dopo disegnerà nel rione Pazzigno di San Giovanni a Teduccio i grandi murales dedicati a lui e allo scugnizzo. E il 5 luglio 2017,  esattamente dopo 33 anni dal suo esordio allo stadio San Paolo, Maradona riceve dalle mani del sindaco Luigi De Magistris la cittadinanza onoraria di Napoli. El Pibe de Oro, che ha amato Napoli forse più della sua Lanus, oggi quindi è morto anche da napoletano. E anche per questo, pur non essendo nato all’ombra del Vesuvio, rimarrà immortale insieme agli altri grandi napoletani. Dios umano.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Immagine di copertina: “Esseri Umani (Lo scugnizzo e il dio umano)”, murales di Jorit nel rione Pazzigno, a San Giovanni a Teduccio (Napoli). Foto di Luigi Di Fonzo

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