Mine antiuomo: una vittima al giorno. Metà sono bambini. E Trump revoca il divieto di usarle

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Una vittima ogni ora.
Metà delle quali bambini.
Nel 2018, 7mila persone ferite o morte.
130mila le vittime negli ultimi 20 anni.

Le mine antiuomo uccidono ancora oggi. E uccidono tanti, troppi bambini.
Mentre Donald Trump decide di revocare il divieto di utilizzo fortemente voluto da Barack Obama.

Mine antiuomo e bambini

Photo by Kevin Gent on Unsplash

Le mine antiuomo sono state bandite.

Le mine antiuomo o mine terrestri sono degli ordigni esplosivi usati in ambito militare posizionati sul terreno o sotto terra. Sono dotati di una carica esplosiva che si aziona al passaggio di un mezzo o di un piede sopra. O tramite fili di inciampo.
Le mine servivano in ambito militare per impedire l’accesso in alcune zone, come superare confini. O per limitare i movimenti delle truppe nemiche. Anche se nella maggior parte dei casi colpiscono i civili.
Sono state sviluppate durante le due guerre mondiali. Utilizzate in caso di conflitto, possono uccidere anche a pace raggiunta. O mutilare le persone che hanno la sfortuna di passarci sopra.
Oggi si producono più di 340 tipi di mine antiuomo. Spesso costano pochissimo. E possono rimanere attive anche per 40 anni.

A livello internazionale le mine antiuomo sono state messe al bando nel 1997, con il Trattato di Ottawa, firmato da 138 paesi del mondo. L’Italia era tra i firmatari di questa Convenzione internazionale per la proibizione dell’uso, stoccaggio, produzione, vendita di mine antiuomo e relativa distruzione. Nel corso degli anni si sono aggiunte altre firme, arrivando a 164 nel 2019.
Il provvedimento è entrato in vigore due anni dopo, vietandone l’utilizzo, la vendita e la produzione. I paesi che hanno firmato il trattato si sono impegnati a distruggere le mine già costruite e a bonificare le aree minate entro 10 chilometri dalle loro frontiere.
Stati Uniti, Cina, Russia, Israele, Cuba e Corea del Nord non sono tra i 138 paesi che hanno firmato l’accordo.

Le mine antiuomo continuano a uccidere.

L’ultimo rapporto annuale della Campagna internazionale per il bando delle mine antiuomo svela che nel 2018 sono state 6.897 le vittime, 3.059 morti e 3.837 feriti. I bambini rappresentano il 54% delle vittime, il cui numero maggiore si registra in paesi ancora in guerra. In particolare Afghanistan, Mali, Myanmar, Nigeria, Siria, Ucraina.
Dal 1999 a oggi 130mila le vittime di questi ordigni. Solo 86mila sono sopravvissute.

Le zone più a rischio, secondo il rapporto, sono il Myanmar, che non ha aderito al trattato, e le forze Houthi nello Yemen, che producono ancora questi ordini. Ma i principali produttori oggi risultano essere Cina, Cuba, India, Iran, Corea del Nord, Pakistan, Russia, Singapore, Corea del Sud e Vietnam.
E nel 2019 ancora 59 stati risultano da bonificare nel mondo.

Pericolo, mine antiuomo

Photo by Robert Bye on Unsplash

La difficile bonifica delle mine antiuomo.

Nel 2018 la bonifica ha liberato 140 chilometri di terreno contaminato. Nel 2017 ne sono stati liberati 195.
Con la bonifica siamo indietro. L’obiettivo è infatti rupulire tutto il mondo da questi ordigni entro il 2025.
Secondo l’International Campaign to Ban Landmines (Icbl), premio Nobel per la Pace nel 1997, quantificare il numero di mine antiuomo ancora presenti sulla Terra è praticamente impossibile. Care International ipotizza che possano esserci ancora 110 milioni di mine antiuomo inesplose nel terreno.
Ogni anno se ne scoprono centinaia di migliaia. Nel 2017 ne sono state estratte 168mila.

Bonificare ed eliminare le mine antiuomo dal mondo non è facile. Il trattato di Ottawa ha posto le basi per poter cooperare e lavorare insieme, affrontando il tema in maniera costruttiva. Ma c’è ancora molto lavoro da fare. Anche perché molti stati non hanno ancora mantenuto gli accordi presi più di 20 anni fa per smaltire le riserve. Che possono facilmente finire in mano ad organizzazioni terroristiche in zone sensibili.
L’Italia è da sempre in prima fila. In occasione delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 grazie a una raccolta fondi si riuscì a ripulire il monte Trebevic in Bosnia-Erzegovina. Mentre dal 2001 abbiamo attivato un Fondo per lo sminamento umanitario, per operare attivamente nelle zone a rischio, aiutare le vittime e le popolazioni che vivono in prima linea questo problema.

Vittime delle mine antiuomo

Photo by Javardh on Unsplash

Gli Stati Uniti revocano il divieto di utilizzo.

Gli Stati Uniti non avevano firmato il trattato per la messa al bando delle mine antiuomo.
Era stato Barack Obama a correre ai ripari, ponendo delle restrizioni sul loro utilizzo (limitandone l’impiego solo nella penisola coreana durante il suo governo). Il presidente americano aveva anche ordinato di distruggere le mine antiuomo, sottolineando che gli USA non avrebbero più collaborato con altri paesi per lo sviluppo di mine antiuomo.
Restrizioni e decisioni che ora Donald Trump ha deciso di revocare, per proteggere le forze armate statunitensi in giro per il mondo. Potranno usare in “circostanze eccezionali“. La revoca è stata decisa perché l’attuale amministrazione vuole dare più flessibilità e capacità necessarie a vincere alle truppe militari stanziate all’estero. “Il dipartimento della Difesa ha stabilito che le restrizioni imposte alle forze americane dalla politica dell’amministrazione Obama potrebbero metterle in grave svantaggio durante un conflitto contro i nostri avversari. Il presidente non è disposto ad accettare questo rischio per le nostre truppe“.

Il Tycoon ha deciso di permettere l’utilizzo di mine antiuomo non permanenti, che si possono spegnere da remoto e che non rimangono attive per sempre.

Un altro brutale passo indietro dell’amministrazione Trump. In un’America che a novembre 2020 sarà richiamata al voto per eleggere il nuovo presidente.

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