#March4Justice: perché anche gli uomini dovrebbero scendere in piazza per i diritti delle donne

In evidenza

Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minutiMarch4Justice, in marcia per la giustizia, in un marzo dedicato alle donne che si macchia sempre più di azioni volti a sminuire i diritti delle donne conquistati a fatica.

Dall’Australia è partito un movimento contro violenze e discriminazioni, dopo il clamore sollevato dalle dichiarazioni di Brittany Higgins, che ha denunciato di aver subito abusi all’interno del Parlamento di Canberra.
Decine di migliaia di donne sono scese in piazza. E chiedono agli uomini di fare lo stesso, in particolare ai padri, per difendere i diritti delle loro figlie.

Brittany Higgins e le molestie subite in Parlamento

L’ex dipendente del governo Brittany Higgins ha denunciato di aver subito violenza sessuale all’interno di un ufficio del Parlamento di Canberra, due anni fa. All’epoca dei fatti aveva 24 anni. La collaboratrice del Partito Liberale australiano ha raccontato di non aver denunciato subito, per paura di ritorsioni. Al programma televisivo The Project ha detto che lo stupro è avvenuto nell’ufficio della ministra della Difesa Linda Reynolds. A compierlo un collaboratore del partito, di cui non ha fatto pubblicamente il nome.

violenza sulle donne
Photo by Mélodie Descoubes on Unsplash

Da quando Brittany Higgins ha raccontato pubblicamente gli abusi che avrebbe subito all’interno della Camera dei rappresentanti del Parlamento, in Australia è esplosa la protesta. Anche perché la ragazza ha ammesso che i suoi superiori, al corrente dell’accaduto, le avrebbero impedito di denunciare tutto alla polizia, per evitare uno scandalo politico.
Scott Morrison, leader del Partito Liberale e primo ministro australiano, ha chiesto scusa alla ragazza, sottolineando che fatti del genere non dovrebbero mai accadere. Promettendo di andare più a fondo sui casi di violenza nei luoghi di lavoro.

March4Justice, la protesta delle donne australiane

Decine di migliaia di donne vestite di nero si sono date appuntamento nelle strade australiane per protestare contro violenze, disparità e discriminazioni. Il movimento March4Justice ha organizzato manifestazioni di piazza in più di 40 città e centri urbani, anche di fronte al Parlamento di Canberra.

E proprio a Canberra, Brittany Higgins ha preso la parola sul palco: «Il sistema è incrinato, il soffitto di vetro rimane al suo posto e ci sono problemi pesanti nelle strutture di potere all’interno della nostra istituzione», ha detto la giovane. E poi ha aggiunto: «In Australia c’è un’orribile accettazione da parte della società della violenza sessuale subita dalle donne. La mia storia in prima pagina era un doloroso allerta alle donne: se può accadere in Parlamento, può davvero succedere ovunque».

protesta
Photo by Rad Pozniakov on Unsplash

Non solo le donne dovrebbero scendere in piazza contro violenze e abusi

Tutti, uomini compresi dovrebbero marciare in piazza oggi. The Australian lancia un appello a tutti i padri per scendere in piazza per difendere i diritti delle loro figlie. Le parole della giornalista Caroline Overington colpiscono come un pugno allo stomaco: «Le donne sono stanche di essere toccate, maltrattate e aggredite. Sono stanche di un sistema legale che offre poco in termini di giustizia. E di non essere credute quando protestano. Sono stanche di provare vergogna quando sono le vittime e si potrebbe andare ancora avanti. Invece hanno adottato uno slogan chiaro. Ne hanno abbastanza».
Oggi più che mai è fondamentale che gli uomini comprendano cosa voglia dire essere donna, nella vita di tutti i giorni e sul posto di lavoro. Perché il problema sociale che stigmatizza le donne esiste e non è stato mai sconfitto. Anzi, nessuno ha mai provato ad affrontarlo. Ma non si può continuare a nasconderlo come si fa con la polvere sotto il tappeto.

- Pubblicità -spot_imgspot_img

Commenta

Perfavore inserisci un commento!
Nome