Leggi razziali, studiarle oggi per non dimenticare. Ed evitare che la storia si ripeta

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Le leggi razziali fasciste o leggi per la difesa della razza sono una delle pagine più buie della storia italiana più recente. In un periodo storico dove in Europa sentimenti di odio e di razzismo hanno regnato per troppo tempo. Con le conseguenze che qualcuno cerca di negare.

Studiare le leggi razziali fasciste oggi è fondamentale. Per evitare che la storia si ripeta. Perché anche oggi in Italia viviamo un clima di ostilità che riporta alla mente immagini, racconti e storie che non vorremmo mai dover rivivere.

Cosa sono le leggi razziali fasciste

Le leggi razziali fasciste sono una serie di leggi, ordinanze e circolari in vigore in Italia dal 1938.
Scritte dal regime fascista e applicate anche in seguito dalla Repubblica Sociale Italiana, hanno sancito discriminazioni e abusi per molti, troppi anni, anche durante la seconda guerra mondiale.
Il 5 settembre 1938 un decreto regio riportante la firma del re Vittorio Emanuele III vara questo insieme di leggi che ha trasformato l’Italia in un paese antisemita. Per la prima volta il testo delle leggi razziali fasciste è stato pronunciato da Benito Mussolini il 18 settembre del 1938 a Trieste, dal palco di fronte al Municipio di piazza Unità d’Italia.

Le leggi razziali ponevano limitazioni inimmaginabili oggi a precise categorie di persone. Gli ebrei non potevano partecipare ad alcuna attività pubblica. A partire dal mese di settembre di 82 anni fa il regime fascista ha impedito ai quasi 50mila ebrei che vivevano in Italia di andare a scuola, insegnare, lavorare in uffici pubblici, banche o enti statali, sposarsi con altri italiani, avere personale non ebreo.
Gli ebrei erano i nemici della razza ariana, la razza superiore. Fino al giorno prima erano cittadini italiani. Dal giorno dopo relegati in ghetti, isolati dal resto della popolazione. Per non “sporcare” la razza considerata pura. Fatto che era già accaduto in Germania, con le Leggi razziali di Norimberga del 1935.

Il Manifesto della razza. E le basi del razzismo

Le leggi razziali del fascismo traggono le basi dal Manifesto della razza, pubblicato in un articolo dal titolo “Il fascismo e i problemi della razza” su Il Giornale d’Italia del 14 luglio 1938, due mesi prima dell’approvazione delle norme discriminatorie nei confronti degli ebrei.
Alcuni scienziati italiani hanno firmato un trattato che oggi rappresenta un abominio. All’epoca molti intellettuali si ribellarono, ma vennero allontanati e i loro appelli caddero nel vuoto. Un testo in difesa della razza che contiene dichiarazioni che agli occhi dell’uomo moderno appaiono prive di senso e di alcun fondamento. Ma che all’epoca erano legge.

  • Le razze umane esistono.
  • Ed esistono grandi razze e piccole razze.
  • Il concetto di razza è puramente biologico (…). Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza.
  • La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana.
  • Esiste ormai una pura “razza italiana”.
  • È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo.
  • È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra.
  • Gli ebrei non appartengono alla razza italiana.
  • I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo.
  • L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee.

Studiare le leggi razziali oggi

Perché è importante studiare le leggi razziali anche oggi? Per non dimenticare cosa è stato il fascismo. E per evitare che l’odio, il razzismo, l’antisemitismo e la discriminazione possano di nuovo insinuarsi nel tessuto sociale. Anche alla luce dei più recenti fatti di cronaca in Italia e nel mondo. Per fare in modo che i corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico non si tramutino ancora in realtà. E per non dover più fare i conti con un paese e una popolazione che si proclamano razzisti e fieri di esserlo. Perché nel razzismo non c’è niente per cui provare orgoglio.

Certamente il fascismo è stato già sconfitto una volta, ma siamo ben lungi dall’aver sradicato definitivamente questo male supremo del nostro tempo: le sue radici sono infatti profonde e si chiamano antisemitismo, razzismo, imperialismo.
(Hannah Arendt, filosofa e storica tedesca)

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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