Italia pronta alla Fase 2. Germania e Francia frenano: pronti a tornare indietro se necessario

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 5 minutiL’Italia si prepara alla Fase 2. Non un libera tutti. Ma un ritorno alla “normalità” graduale, che avverrà per step. Con gli esperti pronti però a intervenire se la curva dei contagi dovesse aumentare di nuovo e all’improvviso.

Una strategia fortemente criticata da chi guarda agli altri paesi europei sostenendo che loro stanno adottando misure di ripresa più veloci.
Peccato che nel frattempo in Germania l’epidemia ha ripreso forza dopo le prime riaperture. Mentre in Francia le ipotesi sul riavvio delle scuole sono contornate da un alone di mistero, con gli esperti che sottolineano che si potrebbe tornare al lockdown più severo se non si presentassero nei prossimi giorni i presupposti per una ripresa.
La Spagna rimanda a settembre l’apertura delle scuole.
Come si affronta la Fase 2 in Italia, in Europa e nel mondo? Ognuno deve fare i conti con la propria realtà, i propri numeri e le proprie possibilità. Non solo economiche, ma anche sanitarie.

Fase 2 Coronavirus
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Francia, Germania e Spagna riaprono prima di noi? No, non è così.

È polemica sui social dopo le parole di Giuseppe Conte su una riapertura a step nella Fase 2. Soprattutto alla luce di altri paesi europei che sembrano più coraggiosi di noi e osano di più. Tutti sono  comunque pronti a ritornare indietro sui propri passi, alla Fase 1, se si dovesse notare che la curva del contagio e, soprattutto, il fattore R0 (quante persone può contagiare una persona infetta), dovesse aumentare. Ed è quello che sta succedendo in alcuni paesi che hanno allentato le restrizioni.

Il modello francese.

In Francia era stata annunciata la riapertura delle scuole l’11 maggio, come sottolineato da Macron. Ma il primo ministro francese Philippe frena.

Troppa incoscienza e l’epidemia riparte. Troppa prudenza e il Paese crolla.

E allora come sarà il modello francese?
Dall’11 maggio riapriranno progressivamente le scuole, prima materne ed elementari, con massimo 15 studenti per classe. Dal 18 maggio le medie. Per i licei se ne parla per il 2 giugno. Il rientro a scuola, però, sarà volontario.
Fermo il campionato di calcio fino a luglio, mentre c’è ancora incertezza per la riapertura di negozi, parrucchieri, centri estetici, fiorai. Così come per bar e ristoranti.
E se i dati non fossero confortanti, il premier conferma che la Fase 2 sarà rimandata.
Nessuna certezza, dunque, visto che nel paese sono stati superati i 20mila morti.

Il modello tedesco.

In Germania dopo le prime aperture c’è stato un momento di paura. L’R0, l’indice di contagiosità di ogni persona infetta, era risalito a 1 (ogni persona infetta ne poteva infettare a sua volta un’altra). Quando nei giorni precedenti era sceso a 0.7. Nelle ultime ore buone notizie, visto che l’indice è tornato a scendere, anche se di poco, sotto l’1.
Ai tedeschi è stato consigliato di rimanere a casa, mantenere il distanziamento fisico, per non sprecare tutto quello fatto finora. È stato chiesto ai cittadini di continuare a osservare le restrizioni, mentre i politici anche in Germania sono divisi sulle possibili riaperture.

Angela Merkel si appella al senso civico dei suoi connazionali: “Non vorremmo essere costretti a reintrodurre tutta una serie di misure restrittive”. Nel paese la riapertura delle attività avverrà per step, ma si prevedono dietrofront nel caso in cui gli indicatori utilizzati dagli esperti per poter valutare l’epidemia non dovessero dare il risultato sperato.
Il lockdown rimane in vigore fino al 3 maggio, anche se in alcuni Lander gli studenti delle scuole superiori sono già tornati a scuola lunedì scorso. Stessa data anche per la riapertura dei negozi con superficie di vendita inferiore a 800 metri quadrati.
Il 4 maggio dovrebbero riaprire parrucchieri e parchi gioco per bambini.
Per bar, ristoranti, birrerie e locali simili non si sa invece nulla.

Il modello spagnolo.

Il premier Pedro Sanchez ha illustrato la road map che il governo seguirà per ritrovare una nuova normalità.
Sono 4 le tappe, ma senza date. Ogni provincia riaprirà in base agli effettivi dati di diffusione del contagio registrati.
Ogni fare dura 14 giorni. Trascorse due settimane si passa allo step successivo. Si dovrebbe completare tutto per fine giugno.
In questa prima fase i bambini possono tornare in strada per massimo un’ora. E sono consentite le passeggiate.
Nella seconda fase sarà consentito muoversi tra le province e riapriranno i negozi e i bar con tavoli all’aperto, con un terzo della capienza. Riaprono anche gli hotel, ma non gli spazi comuni. Riaprono i luoghi di culto, con un terzo della capienza.
Nella terza fase riapriranno cinema e teatro, con un terzo della capienza, così come i musei e le mostre.
Quarto step, riapertura di tutti gli esercizi, con metà della capienza, e i ristoranti con separazioni tra i tavoli.

Fase 2 Coronavirus

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E nel resto d’Europa e del mondo?

In Europa, c’è chi tiene tutto chiuso e chi tiene tutto aperto.

In Inghilterra il premier Boris Johnson, guarito dal Coronavirus, ha deciso che è giunto il momento di invertire la tendenza. Ma non di allentare il lockdown, che rimane in vigore.
Le misure di distanziamento sociale sono fondamentali, per evitare un secondo picco di contagi che potrebbe rappresentare un disastro per l’economia.
Fino al 4 maggio, dunque, gli inglesi devono rispettare tutte le restrizioni previste.

In Austria continuano le restrizioni, anche se nei giorni scorsi sono stati riaperti i negozi più piccoli.
Vige l’obbligo di indossare le mascherine negli spazi pubblici e il distanziamento sociale.

In Svezia tutto aperto.
Le scuole per i minori di 16 anni, i bar, i ristoranti, i negozi.
Nelle scuole massimo 15 studenti per classe. Mentre i genitori sono preoccupati per questa riapertura.
Riaperti anche i negozi di parrucchieri e gli studi dei dermatologi.
Rimane il divieto di eventi sportivi.

In Svizzera provvedimenti allentati.
Gli ospedali riaprono agli interventi rimandati. E riparono gli studi medici, i parrucchieri, i centri estetici e massaggi, tutti i negozi.

La Nuova Zelanda riapre le scuole.

La premier Jacinda Ardern ha annunciato che il paese ha vinto la battaglia contro il Coronavirus.
Dal 27 aprile riaperte le scuole e attività commerciali. Per i ristoranti, però, rimane valido solo il takeaway.

La situazione in Cina.

La Cina sta uscendo lentamente dall’isolamento, in particolare nella città di Wuhan dove tutto è partito.
A Wuhan da mercoledì 29 aprile sono riaperte le attrazioni turistiche.
Mentre nel resto del paese asiatico stanno sparendo pian piano le restrizioni.

E negli USA?

Negli Stati Uniti i contagiati sono quasi un milione, ma il paese ha deciso di riaprire lentamente.
Si pensa di riaprire scuole, programmi di assistenza per i bambini, alcuni luoghi di lavoro, trasporti pubblici, ristoranti e luoghi di culto.
Alcuni stati, come Tennessee, Mississippi, Georgia, South Carolina, Oklahoma e Alaska hanno già cominciato a riaprire lentamente.
In Montana aperte le chiese. Mentre il 7 maggio riaprono ristoranti e scuole.
In California si va già in spiaggia.

Il Giappone chiude le frontiere.

Il governo giapponese ha vietato l’ingresso ai cittadini provenienti da 87 nazioni del mondo, come Italia, USA, Cina, Corea del Sud, Australia, Russia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Ucraina.

Fase 2 Coronavirus
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Riaprire tutto o non riaprire tutto, questo è il dilemma.

Non esiste una soluzione univoca per tutti. Non si può fare un copia incolla delle decisioni prese dagli altri paesi. Ogni situazione nazionale (e talvolta anche regionale) deve essere valutata e ponderata con l’aiuto degli esperti, per capire se è giunto il momento o meno di riaprire e soprattutto come.
Siamo soliti “invidiare” i metodi scandinavi, pensando che i finlandesi, i norvegesi e gli svedesi siano migliori di noi. Forse in parte è vero. O forse no.
Ogni paese ha proprie modalità di affrontare queste emergenze che si basano sulla situazione economica e sanitaria. Senza dimenticare i dati. Impensabile aprire tutto e tornare a vivere come prima in un paese in cui si contano ancora troppi morti ogni giorno e troppi tamponi positivi. Sarebbe un suicidio. Come lo sarebbe non riaprire in quelle zone in cui c’è un’apparente tranquillità maggiore. A patto di poter sempre fare marcia indietro, non facendosi cogliere di nuovo impreparati, come lo siamo stati un po’ tutti all’inizio dell’epidemia. Italia in primis. Perché siamo stati il primo paese in Europa a dover fare i conti con questo nemico subdolo. E no, non eravamo preparati. Ma con il senno di poi è facile dare giudizi.

Chi avrà ragione? In realtà non esiste la ragione.

Non esiste la soluzione definitiva. Si va per tentativi, cercando di analizzare al meglio la situazione che si vive. E sperando che le decisioni prese oggi che ci costringono a casa siano utili per prevenire casi e morti e per evitare di nuovo una Sanità al collasso.
Stiamo brancolando nel buio, come ha sottolineato spesso la virologa Ilaria Capua. E lo stiamo facendo perché non ci siamo mai trovati in una situazione del genere. E non conosciamo il nostro nemico.

La pandemia ha mostrato alla luce del sole l’assoluta impreparazione dei governi occidentali: sono situazioni in cui non si può discutere di ogni scelta, ci vuole una catena di comando chiara e questo non significa adottare il modello cinese ma far funzionare più efficacemente il nostro. Il panico sui mercati è stata la logica conseguenza.

A ognuno il suo modello per uscirne. Nella speranza che risulti quello che possa avere un rapporto tra benefici e costi minori.

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