Italia chiusa, paga ancora la cultura. L’ultimo appello è non dimenticare

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«Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo». Quando lo scrittore Primo Levi si chiese cosa è che spinge l’uomo a dimenticare il proprio passato, stava naturalmente pensando a una delle più grandi tragedie della Storia, avvenuta pochi anni dopo l’ecatombe provocata dalla prima Grande Guerra. Oggi i tempi sono cambiati: velocità e tecnologia hanno quasi annullato l’entità tempo. Siamo capaci – volendolo – di spostare dati e idee in pochi secondi, e per tutto il globo. Viviamo ogni giorno correndo sulla corsia più a sinistra. Forse anche a causa di questa velocità siamo stati capaci di dimenticare così velocemente quello che è accaduto, pochi mesi fa, a casa nostra. Una “dimenticanza” che oggi ha spinto il Governo Conte a decretare un semi-lockdown nazionale della durata di 30 giorni.

Giuseppe Conte (www.governo.it)

Dimenticare velocemente.

Certo, in Cina era da mesi che si conosceva il “virus di Wuhan”, ma l’informazione è rimasta imbavagliata fino a quando il fenomeno è scoppiato in tutta la sua gravità. L’Italia, nonostante sia stata la prima nazione a chiudere gli scali ai voli dalla Cina, ne ha pagato per prima le conseguenze, a volte subendo pure lo sbeffeggio di alcuni Paesi del Nord Europa. Sono passati pochi mesi dal duro lockdown che ha messo in ginocchio l’economia italiana e posto in serio pericolo il benessere di migliaia di famiglie, eppure dobbiamo ancora chiederci: come abbiamo fatto a dimenticare? Ma davvero abbiamo dimenticato cosa è successo ad agosto, in Sardegna (caso Billionaire) e nei paesi più attrattivi del Mediterraneo? Ma davvero, pur di far rivivere l’economia attraverso il turismo, ci siamo dimenticati delle discoteche fuori controllo, della movida senza mascherine e degli stabilimenti balneari che non mantenevano le distanze tra gli ombrelloni? Perché nessuno ha fatto controlli? Perché nessuno ha avuto il coraggio di dire “basta” allora? Dopo tre mesi di libertà condizionata, abbiamo vissuto tre mesi di libertà di contagio. E adesso? La storia si ripete? Trascorrere novembre in casa «per salvare il Natale»? La festa delle famiglie, quella che sì, sarebbe giusto trascorrerla a casa. Per poi magari scoprire che vaccino, cassa integrazione, nuovi posti letto, misure di sostegno, controlli e tutto il resto sono ancora nel cassetto delle buone intenzioni…

Il conto è arrivato più in fretta del previsto.

Tutti si aspettavano la seconda ondata del virus. In molti contavano di poter nel frattempo avere a disposizione il vaccino anti-influenzale per mitigare gli effetti del Covid-19. Ma la vita è tornata ad essere veloce, forse anche più veloce di prima. E fuori controllo. I reparti di terapia intensiva sono già a rischio collasso. E in più ci sono oltre 12 mila lavoratori che stanno aspettando di ricevere ancora la cassa integrazione del primo lockdown, mentre l’ultimo rapporto della Caritas su “Povertà ed esclusione sociale in Italia” ci ricorda che i nuovi poveri sono aumentati in modo preoccupante, tanto che oggi rappresentano quasi il 50% degli oltre 6 milioni di poveri.

Photo by CDC on Unsplash

Solo il periodo estivo è riuscito a far diminuire il numero delle persone assistite dalla Caritas, grazie all’industria del lavoro stagionale e del turismo che si è rimessa freneticamente in moto. Se non esistesse l’estate l’Italia sarebbe uno dei Paesi più poveri d’Europa. Evidentemente quella di non fare controlli sull’estate è stata una scelta consapevole. Ecco perché le 21 pagine, più allegati, del Dpcm 25 ottobre 2020 firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno un sapore amaro e beffardo: cosa c’entrano scuole, cinema e teatri con quello che avete lasciato fare quest’estate? Perché sempre e solo la cultura deve pagare il dazio a chi in questi mesi non ha fatto in modo che gli ospedali venissero forniti di medici, infermieri, nuovi posti letto e attrezzature? Perché chi non rispetta le regole ma ha dalla sua parte la forza del potere e dell’economia deve sempre spuntarla su tutto il resto della società? L’uomo dimentica velocemente, quindi facciamo in modo di avere subito almeno le risposte a questi perché.

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Luigi Di Fonzo

Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.


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