Incendi in Siberia. E l’Artide si sta riscaldando ad una velocità doppia

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Oltre 400 incendi in corso in Siberia. Il fumo sta continuando a raggiungere le coste del Canada, ha attraversato lo stretto di Bering ed il Nord America, mentre l’esercito della Russia sta provando a contenere le fiamme, senza troppo successo.
Da una parte si sta facendo poco perché gli incendi stanno interessando territori lontani dai centri abitati e “i danni a cui andremmo incontro in queste regioni praticamente disabitate sarebbero più dei benefici
Dall’altra, l’acqua rovesciata da aerei ed elicotteri è spesso inefficace, perché non riesce a contenere del tutto le fiamme, che rimangono vive e dopo un po’ continuano ad estendersi.

Foto di Cullan Smith su Unsplash

Non è inconsueto che tra maggio ed ottobre si verifichino incendi in queste zone. Lo è il fatto che quest’anno la loro intensità e durata sono inusuali. 

Gli incendi sono cominciati a giugno. A causa di un’estate calda e precoce.
Giugno è stato il mese più caldo mai registrato su scala mondiale, secondo l’Amministrazione oceanografica e atmosferica degli Stati Uniti.
Una stima del 30 luglio dell’Agenzia forestale federale russa segnala che quasi tre milioni di ettari di terra siano stati colpiti.

Sempre il 30 luglio, un’immagine registrata dallo spazio, ad opera di Copernicus Sentinel-3 mostra lo scenario degli incendi, con il fumo che ha portato l’inquinamento atmosferico nelle regioni di Kemerovo, Tomsk, Novosibirsk e Altai.

Incendi siberiani visti dallo spazio | Foto ESA, 30 luglio 2019 ore 16:20

La causa risiede, come si diceva, principalmente nell’innalzamento delle temperature. Ma le stesse fiamme lo alimentano: con gli incendi, le temperature continuano ad aumentare ulteriormente, diffondendo nell’atmosfera anche anidride carbonica.

Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale , gli incendi nell’Artico hanno rilasciato circa 50 megatonnellate di anidride carbonica nel solo giugno, equivalenti alle emissioni annue totali della Svezia. 

L’aumento delle temperature a causa del surriscaldamento globale non è equamente ripartito e l’Artide si sta riscaldando ad una velocità doppia rispetto al resto del mondo: temperature più alte anche di 8-10 gradi rispetto alle medie del 1981 e 2010.
Il caldo ha portato ad una modifica del paesaggio, creando più steppe. Che, probabilmente colpite dai fulmini, hanno dato il via agli incendi.
Poi c’è l’apporto umano che purtroppo non è di poco conto: disboscamento per costruzione di strade ed infrastrutture (responsabili del 23% della perdita dei territori forestali intatti, IFL), attività minerarie (17% della perdita di IFL), e incendi antropogenici, ovvero causati dall’uomo (60% dell’area di perdita IFL).

Foto di Xavier Balderas Cejudo su Unsplash

Quello che più preoccupa gli scienziati sono gli incendi del suolo.
Le immagini da Copernico mostrano centinaia di incendi di questo tipo che stanno bruciando terreni di torba, ricchi di carbone. Quando il terreno brucia, scompaiono gli assorbitori di carbonio, che al contrario della vegetazione che nel tempo ricresce, non possono essere sostituiti in un lasso di tempo utile.
Secondo gli scienziati del clima questo aspetto viene sottovalutato nelle proiezioni climatiche sui cambiamenti climatici. Si parla di circolo vizioso.
Le emissioni che provengono dagli incendi rendono più probabile che si ripresentino le condizioni per nuovi incendi di torba nelle prossime estati, creando ulteriori emissioni che alimentano a loro volta questo meccanismo. 

Il fumo delle particelle inquinanti poi, aumenta la capacità di assorbimento dei raggi solari da parte dei ghiacci del nord, che se si scuriscono, smettono di riflettere la luce. Questo porta ad un’accellerazione del loro scioglimento.

C’è chi parla di condizione eccezionale.
Chi invece dice che se la consideriamo come tale, pensiamo che la situazione sia destinata a migliorare nel tempo. E se invece fosse più semplicemente, ma dannatamente, una condizione a cui dovremo abituarci?

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Redazione i404

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