Incendi in Australia: i roghi continuano, tra vittime, animali morti e negazionismo dei cambiamenti climatici

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L’Australia continua a bruciare.
Da settembre le fiamme sembrano inarrestabili. Devastando foreste, boschi, habitat naturali.
La qualità dell’aria a Canberra è la peggiore del mondo.
25 le vittime umane. Un miliardo gli animali morti. E si pensa di abbattere i cammelli “accusati” di attingere troppo alle risorse idriche di un paese che prega per la pioggia.

E c’è ancora nel paese chi nega che i cambiamenti climatici siano un problema da affrontare. Con accuse forti alla politica su azioni arrivate troppo tardi.

Incendi in Australia

Photo by Mohamed Nohassi on Unsplash

Le vittime in Australia. Esseri umani e animali.

L’Australia sta vivendo una delle peggiori catastrofi di tutta la sua storia. Da settembre 2019 i roghi vanno avanti senza sosta. I cittadini di molte zone del paese sono stremati. Così come lo sono i soccorritori, che pregano per la pioggia per dare un po’ di tregua a quelle fiamme che non sembrano volersi placare.
Almeno 25 persone sono già morte nei roghi che nell’estate australiana hanno interessato principalmente la costa orientale e meridionale. Dove risiede la maggior parte della popolazione. Ma in ognuno degli stati che formano l’Australia si deve affrontare un’emergenza analoga. Migliaia di cittadini non hanno più una casa.
A Canberra l’aria è diventata irrespirabile. La qualità dell’aria respirata dai suoi 500mila abitanti era la peggiore di tutto il mondo. C’è chi va in giro con la mascherina per poter respirare meglio.

Secondo i dati resi noti dalla BBC, da settembre a oggi sarebbero andati in fiamme 6,3 milioni di ettari di foreste e boschi, habitat naturale per moltissime specie animali. Se si vuole fare un paragone con gli incendi che hanno sconvolto l’Amazzonia nel 2019, qui sono andati in fumo 900mila ettari di territorio.
A pagare le conseguenze degli incendi non sono solo gli esseri umani. Ma anche gli animali. Le stime del WWF Australia parlano di un miliardo di animali uccisi direttamente o indirettamente dai roghi.
I koala della costa centro-nord del New South Wales, ma anche canguri, wallaby, cacatua, potoroo, petauri, uccelli.
Ed è notizia di questi giorni la decisione di abbattere 5-10mila cammelli selvatici che vivono in Australia Meridionale, come deciso dal capo della comunità degli aborigeni di Anangu Pitjantjatjara Yankunytjatjara. Perché questi animali consumano troppa acqua. E la regione sta attraversando un periodo di siccità senza precedenti. La comunità si lamenta: gli animali arrivano fino alle case per cercare acqua. E così verranno uccisi. Aumentando il numero di vittime innocenti di questi roghi.

Un’emergenza senza precedenti in Australia.

Per l’Australia si tratta dell’emergenza più grave mai affrontata. Ogni anno in estate i vigili del fuoco devono fare i conti con la cosiddetta “stagione degli incendi“. Ma quest’anno la situazione è peggiorata. 200 incendi almeno vanno avanti da mesi.
Owen Price, professore dell’Università di Wollongong, nel Nuovo Galles del Sud, sostiene che in passato le stagioni degli incendi arrivavano a bruciare il 20% dei boschi. Quest’anno si potrebbe sfiorare il 50%.
I roghi sono spesso provocati da fulmini o scintille, in una stagione estiva davvero molto arida e secca, con una siccità senza precedenti. Ma in molti casi si tratta di incendi dolosi. Appiccati volontariamente. Dagli esseri umani.

Animali morti in Australia

Photo by Kerin Gedge on Unsplash

Piromani arrestati. Molti sono giovanissimi.

24 persone sono state accusate dalla polizia del New South Wales di aver appiccato volontariamente gli incendi.
53 sono state accusate di non aver rispettato il divieto di accendere fiamme.
47 di aver buttato a terra sigarette non spente. O fiammiferi ancora accesi.
Da novembre gli agenti hanno indagato nei confronti di 183 persone che sarebbero collegate ai roghi che hanno causato vittime tra la popolazione umana e animale.
Le persone accusate rischiano fino a 25 anni di carcere per incendio doloso. E anche omicidio colposo.

Delle 183 persone che sono state individuate dalla polizia australiana, 40 sono minorenni.
Mentre in ogni paese milioni di ragazzi si danno appuntamento in piazza tutti i venerdì, seguendo l’esempio di Greta Thunberg, per combattere i cambiamenti climatici e lottare per un futuro che appare sempre più annebbiato, dall’altra parte del mondo giovanissimi come loro appiccano incendi. Volontariamente. In una zona del globo che sta attraversando un periodo di siccità senza precedenti.
Cosa li spinge a tanto? Perché mandano letteralmente in fumo il loro futuro, il futuro del loro paese e quello di esseri viventi innocenti?

Certo, l’esempio della politica locale non aiuta. Tra risposte tardive, vacanze non cancellate mentre l’Australia bruciava e negazionismo dei cambiamenti climatici.

Siccità e cambiamenti climatici

Image by Marion Wunder from Pixabay

La risposta tardiva della politica. E il negazionismo dei cambiamenti climatici.

Non si placano le accuse contro Scott Morrison, primo ministro australiano. Che ha risposto tardivamente e male all’emergenza. Lui era in vacanza alle Hawaii, mentre il suo paese combatteva le fiamme.
Ed è sempre lui a negare che i cambiamenti climatici possano essere in qualche modo responsabili dell’ondata di siccità e incendi che non vuol dar tregua a un paese in ginocchio che prega per la pioggia.
E le polemiche riguardano anche le sue posizioni sui cambiamenti climatici. Il premier australiano è uno dei più attivi negazionisti. Si è persino presentato in Parlamento con un pezzo di carbone sostenendo che non è un male per l’umanità. Che aiuta a tenere bassi i prezzi dell’elettricità. Non aderendo così a tutti i trattati internazionali sottoscritti dai leader del mondo per affrontare l’impatto dell’emergenza climatica.
In una recente intervista è poi corso ai ripari, ammettendo che forse un collegamento c’è. Ma che non ha intenzione di abbandonare i combustili fossili.

Cambiamenti climatici e incendi in Australia.

Gli esperti sono concordi invece nell’affermare che un nesso c’è. I cambiamenti climatici portano a temperature più alte. A stagioni più secche. Che possono aumentare intensità e numero degli incendi in zone già a rischio.La comunità scientifica sottolinea che l’aumento di livelli di CO2 sta rendendo il pianeta più caldo. L’Australia è molto più calda di qualche decennio fa. E le temperature continueranno a salire. Provocando stagioni di siccità sempre più importanti.

Ogni nostra azione ha un impatto sulla Terra. Bisognerebbe ricordarsene di più. E ascoltare di più la comunità scientifica. Per non dover più raccontare di roghi che uccidono persone, animali e natura.

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Redazione i404

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