Riportare l’educazione civica a scuola non serve a niente

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Riportare l’educazione civica a scuola serve davvero? No, non serve proprio a nulla. O meglio, così come era stata pensata per essere reintrodotta nelle ore scolastiche sarebbe servita a ben poco. Formerà male e poco i ragazzi di oggi, che saranno gli elettori di domani.

La riforma per riportare l’educazione civica a scuola è lasciata praticamente allo sbando. Senza una programmazione che la renda davvero utile per formare i cittadini del futuro. E per questo motivo il nuovo ministro dell’istruzione ha deciso di farla slittare al 2020. Per poter organizzare il suo ritorno con più calma. E magari una programmazione più incisiva.

frecce tricolore

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Cos’è l’educazione civica.

L’educazione civica è la materia che studia le forme di governo di una cittadinanza. Spiegando diritti e doveri, promuovendo un ruolo attivo dei cittadini. Per studiare cosa succede quando si vota, come funzionano Parlamento, Stato e leggi. Oltre che principi di civiltà e convivenza che troppo spesso dimentichiamo.
È una forma di educazione che dovrebbe essere alla base del nostro ordinamento scolastico. A partire dalla scuola primaria, se non anche prima, dall’asilo. Diritto, giustizia, doveri, conoscenza della vita pubblica sono concetti che appartengono all’umanità da secoli. Dai tempi dell’Antica Grecia.

In Italia, in realtà, si parla di educazione civica a scuola dal 1958. Da quando Aldo Moro con D.P.R. n. 585 del 13 giugno 1958 ha introdotto l’insegnamento nelle scuole medie e nelle scuole superiori. Due ore di lezione al mese tenute dal professore di storia.
Nel corso delle varie riforme che avrebbero dovuto ridare lustro alla scuola italiana, ma che di fatto l’hanno sfasciata e resa un rebus da comprendere, si è passati a chiamarla Cittadinanza e Costituzione, con decreto legge n. 137/2008. Una nuova materia affidata agli insegnanti di storia e geografia per parlare, principalmente, di educazione stradale, ambientale, sanitaria, alimentare e anche di Costituzione italiana. Dunque non una materia, ma un argomento trasversale da affrontare in ore già presenti, tempo permettendo. Troppo poco per l’importanza che l’educazione civica riveste per il singolo e la collettività.

cittadinanza attiva

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Perché è importante studiare educazione civica.

Quando si è parlato di riportare l’educazione civica come materia scolastica nelle scuole di ogni ordine e grado, ovviamente si è tirato un sospiro di sollievo. Perché nel sistema scuola italiano, dove la storia dell’arte è ormai stata abbandonata, dove la storia non è più tema d’esame di Maturità e dove la geografia si affronta sempre meno, finalmente una bella notizia.
L’educazione civica è fondamentale, per conoscere diritti e doveri di ogni cittadino. Studiarla è importante, per smettere di credere a tutte quelle fake news che spesso leggiamo sui social. Sì, la sovranità appartiene al popolo che la esprime attraverso le elezioni e i referendum. Ma no, noi non eleggiamo il governo. Così come non abbiamo voce in capitolo per nominare presidente del consiglio e presidente della camera. Noi eleggiamo solo parlamentari e senatori, potendo, tra l’altro, optare per una ristretta cerchia di nomi scelta a monte dai partiti politici.

Leggere sui social o sentire in televisione frasi del tipo “Ecco l’ennesimo governo non eletto dal popolo” è pericoloso e dannoso per una democrazia sana, dove tutti dovrebbero conoscere come funziona il sistema. È scritto nella Costituzione. Quella che si difende e alla quale si attingono passaggi quando fa comodo, per poi dimenticarla quando, invece, dice cose che non fa piacere leggere.
Non sapere cosa dice la carta costituzionale, che tutti dovremmo conoscere a memoria, ci rende ignoranti e analfabeti. E in quest’ottica il ritorno dell’educazione civica a scuola rappresenta una grande opportunità per tutti. Per rendere ogni cittadino attivo nella gestione del sistema paese. Ed evitare di trovare sempre capri espiatori. Prendendoci responsabilità e pretendendo che i diritti di tutti vengano rispettati. Opportunità che potremmo perdere per le modalità con cui è stato affrontato il tema e con cui la materia sarebbe dovuta tornare tra i banchi di scuola.

banco di scuola

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Educazione civica a scuola, aspettative VS realtà.

Se le aspettative alla vigilia erano alte, come sempre dobbiamo scontrarci con una realtà approssimativa, che non tiene conto di molti fattori, che crea più caos che certezze. Il ritorno nelle scuole italiane dell’educazione civica è previsto dalla Legge 20 agosto 2019, n. 92, emanata in extremis nei giorni della caduta del governo gialloverde. Si doveva ripartire già a settembre 2019, ma la legge entrerà in vigore solo dal 2020. Per correre ai ripari si era parlato di una piccola sperimentazione in tutte le scuole di primo e secondo ciclo. Un’ora a settimana, 33 ore annue che non vanno ad aggiungersi all’orario scolastico, ma che di fatto saranno tolte ad altre materie. Poi la decisione del nuovo ministro Lorenzo Fioramonti, che coglie il consenso degli addetti ai lavori: rimandare al prossimo anno scolastico, per apportare modifiche al testo legislativo e rendere più agevole l’introduzione della materia nel monte ore annuale. Facendo più chiarezza e magari trovando più risorse.

Chi potrà insegnare educazione civica?

Qui il tasto dolente, un nodo al momento ancora da sciogliere con l’attuale decreto. Nelle scuole del primo ciclo sarà un insegnamento trasversale assegnato ai docenti già di ruolo nelle classi. Non si prenderà personale fuori dall’organico, magari più competente in materia. Si attingerà dal capitale umano e professionale già presente. Inevitabile la protesta dei professori di diritto, che parlano di 18mila docenti retribuiti per insegnare diritto nelle scuole e che potrebbero tornare utile. Che, però, in realtà, vengono usati per la metà come supplenti o insegnanti di sostegno. Perché non dare a loro queste ore?

Sembra più un contentino. Più uno spot promozionale,  che una reale volontà di rendere l’educazione civica materia fondamentale e fondante della scuola di ogni ordine e grado. Perché così facendo si tolgono ore preziose ad altre materie e si affida una disciplina a insegnanti che potrebbero non essere preparati o non avere abbastanza tempo. Si rischia di fare poco e di farlo anche male, peggiorando la situazione, anziché migliorarla.
Come faranno i docenti a parlare in sole 33 ore annuali di Costituzione, istituzioni dell’UE, Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, educazione alla cittadinanza digitale, educazione ambientale, educazione alla legalità, educazione al rispetto del patrimonio culturale, protezione civile, educazione stradale, educazione alla salute, volontariato. Tutti argomenti sacrosanti, che ognuno di noi dovrebbe conoscere, ma che così si rischia di buttare in un calderone in cui si disperderanno nozioni, competenze, energie.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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