Disastro nucleare di Fukushima: acqua radioattiva nell’Oceano Pacifico, dobbiamo preoccuparci?

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L’acqua radioattiva di Fukushima verrà scaricata nell’Oceano Pacifico? Le parole di Yoshiaki Harada, ministro dell’ambiente giapponese, fanno il giro del mondo. E allarmano.
Il disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi ha causato disastri ambientali e gettato nell’incubo il mondo intero. E ora il timore è che questa scelta possa aggravare la situazione. Secondo il ministro è l’unica via possibile per liberarsi dell’acqua radioattiva. E c’è chi si chiede quali siano i rischi.

Disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi.

L’11 marzo 2011 il mondo intero è ripiombato nell’incubo vissuto decenni prima con la tragedia di Chernobyl. Il disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi è stato un incidente nucleare che ha coinvolto la centrale di Okuma, che si trova in Giappone nella prefettura di Fukushima.
In seguito a uno tsunami provocato dal terremoto di Tōhoku, i generatori di emergenza della centrale che fornivano energia per tenere sotto controllo il sistema di raffreddamento dei reattori, che si erano già interrotti per sicurezza dopo la scossa, hanno smesso di funzionare. La conseguenza è stata che dal 12 al 15 marzo del materiale radioattivo è stato rilasciato dalle Unità 1, 2 e 3. Oltre a crisi nucleari ed esplosioni d’aria e idrogeno.

Dal disastro di Chernobyl, quello di Fukushima è stato il peggiore che si sia mai verificato. Il secondo di livello 7 secondo la classificazione INES. A luglio 2019 il National Diet of Japan Fukushima Nuclear Accident Independent Investigation Commission ha provato che le cause si potevano prevedere e che la TEPCO, operatore che gestisce l’impianto, non aveva soddisfatto i requisiti di sicurezza di base. A ottobre la stessa azienda ha ammesso di avere sbagliato.
Durante il disastro non ci sono state vittime. Ma a settembre 2018 un ex operatore della centrale è morto per cancro. Si stima però che siano stati 1600 i decessi provocati da stress da evacuazione. Soprattutto tra i più anziani.

Ci vorranno, secondo le stime, 30-40 anni per terminare il programma di bonifica della zona per decontaminare l’area colpita e anche per dismettere l’impianto.

Acqua radioattiva di Fukushima nell’Oceano Pacifico.

Dopo il terremoto e il conseguente tsunami che hanno causato il disastro nucleare, Tepco ha già stoccato un milione di tonnellate di acqua radioattiva dei condotti di raffreddamento dei reattori. Non ci sarebbe più spazio per altro. Per questo motivo la società Tokyo Electric Power, che si occupa di gestire la centrale, ha deciso di prendere quella che sembra l’unica via possibile.
Il ministro dell’Ambiente Yoshiaki Harada ha detto che l’acqua potrebbe essere versata nell’Oceano Pacifico. L’unica soluzione è quella di buttarla in mare e farla così diluire nelle acque oceaniche. In un incontro informativo, il ministro sottolinea che spetterà ora al governo decidere, anche dopo aver letto il rapporto degli esperti interpellati. Tepco non potrà fare nulla prima di ottenere il via libera dell’esecutivo giapponese.

Il governo sostiene che le parole del ministro per l’ambiente sono una sua opinione personale. Che ancora è tutto da valutare. Anche perché non si sa ancora quanta acqua si ha intenzione di gettare nell’oceano. Teoricamente altre soluzioni potrebbero essere prese in considerazione, come la costruzioni di altri serbatoi. E lo stoccaggio nei territori limitrofi che ormai sono privi di valore.

Ci sono rischi per l’ambiente? E la salute umana?

La domanda è più che legittima. L’acqua di Fukushima, usata per il raffreddamento dei reattori che hanno subito danni dopo lo tsunami, è radioattiva a causa della presenza del trizio, un isotopo dell’idrogeno a bassa radioattività. Che può essere dannoso se inalato o ingerito. A contatto con la pelle, non può superare la barriera dell’epidermide. Non è considerata una sostanza pericolosa per l’uomo, perché si elimina facilmente con urine e sudore. E in 12 anni la carica è dimezzata.
Bisogna poi anche calcolare quali sono le concentrazioni, confrontando i dati delle acque di Fukushima sui livelli ritenuti non pericolosi secondo l’OMS.

Ci sono esperti che sottolineano che potrebbe non esserci un reale pericolo, dal momento che la quantità è infinitesimale. E la procedura controllata.

Prima di tutto dobbiamo confrontare la radioattività contenuta dentro quell’acqua con quella dell’oceano. Sembra assurdo confrontare un milione di tonnellate d’acqua col volume dell’intero oceano Pacifico.
Enrico D’Urso, fisico nucleare su Open

Senza dimenticare che bisogna considerare la gradualità dei rilasci in acqua: si parla di lungo termine, non di breve termine. Sotto stretto controllo sanitario.

Non altrettanto d’accordo, però, sono gli ambientalisti. Kazue Suzuki, della campagna Energia di Greenpeace Japan, sottolinea che il mare non dovrebbe essere considerato come una discarica. È una casa comune per persone e creature marine. E per questo motivo deve essere protetto. Per evitare di colpire un ecosistema già messo a dura prova. E già a rischio.

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Redazione i404

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