Ragazzi in DAD in mezzo a una strada: il movimento Schools for future contro la chiusura delle scuole

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No alla didattica a distanza. Studenti e studentesse protestano contro la chiusura delle scuole. E scendono in strada, computer, tablet e smartphone in mano, per seguire le lezioni in DAD davanti alle porte delle loro scuole chiuse.
Schools for future, un movimento studentesco nato per difendere il diritto allo studio. In presenza.

scuole chiuse

Photo by Endri Killo on Unsplash

Anita e Lisa, le studentesse di Torino in protesta contro la DAD

Tutto è iniziato con Anita e Lisa, due ragazze che studiano a Torino, nella scuola secondaria di primo grado Italo Calvino di via Sant’Ottavio. Loro non ci stanno. La didattica a distanza va stretta. E non è come seguire le lezioni in presenza.
Per questo hanno deciso di mettere in piedi una manifestazione per spiegare il loro punto di vista. Con la mascherina e il giusto distanziamento, hanno preso banchi, sedie, libri e ovviamente un tablet, per seguire le lezioni online. Ma non a casa. Loro si presentano ogni mattina di fronte alla porta sbarrata del loro istituto scolastico. Perché vogliono tornare in classe.

La scuola è il posto più sicuro, vogliamo tornare in aula. S’impara di più a guardare i professori negli occhi che in uno schermo al computer.

I professori lo sanno. E le appoggiano. Come loro, anche nell’adiacente liceo classico Gioberti molti ragazzi studiano con il pc acceso di fronte al portone chiuso. Come Maya, che è al terzo anno. E afferma che la DAD non è scuola, perché molti ragazzi non hanno gli strumenti necessari per seguire le lezioni da casa. Senza dimenticare l’importanza della socialità, che uno schermo non garantisce.

Il movimento Schools for future e Priorità alla scuola

La scuola è fondamentale. Lo sanno bene i ragazzi del movimento Schools for future. Il 13 novembre molti studenti e molte studentesse costretti alla didattica a distanza hanno manifestato il loro disappunto con la manifestazione #LaScuolaNonSiChiude.
L’idea trova il sostegno del comitato Priorità alla scuola, che fin dal primo lockdown cerca di ribadire un concetto fondamentale. Studiare a scuola in presenza è un diritto di ogni ragazza e di ogni ragazzo. Per evitare quelle disparità che continuano a emergere.

Salute al primo posto, ma anche istruzione. In sicurezza, ovviamente. Perché la pandemia è ancora in corso.

Il ministro Lucia Azzolina lavora per il rientro in classe dei ragazzi?

All’indomani delle proteste, il ministro Lucia Azzolina si è detta vicina ai ragazzi. Nonostante il governo di cui fa parte abbia deciso di fermare in tutta Italia le lezioni in presenza per le superiori e nelle Regioni recanti il colore rosso dalla seconda media in po), per il maggior rischio di contagio (soprattutto per le questione dei trasporti pubblici mai risolta, a livello nazionale e locale).

La situazione nelle scuole è monitorata attentamente. Dalla riunione sono emersi in particolare due elementi: i ragazzi più giovani si contagiano meno degli adulti. Una tendenza evidenziata anche da alcuni studi internazionali. È di segno opposto invece l’altra osservazione: per gli adolescenti una chiusura prolungata delle scuole rischia di avere conseguenze psicologiche anche molto serie. In particolare, nelle fasce più deboli della popolazione.

Queste le parole su Facebook del ministro, che condivide le preoccupazioni di studenti e genitori. E capisce la voglia di tornare in classe dei ragazzi e delle ragazze.

Lavoriamo per evitare che siano gli studenti a pagare conseguenze troppo alte a causa di questa emergenza. Possiamo farcela, collaborando fra Istituzioni.

Perché allora le scuole rimangono ancora chiuse?

Il Decreto che prevede la chiusura delle scuole superiori è valido fino al 4 dicembre. Ma c’è da credere che possa essere prorogato, viste gli ultimi rumors su chiusure e disposizioni di sicurezza che trapelano da Palazzo Chigi. E visto l’ingresso di sempre più Regioni in zona rossa.
Secondo alcuni esperti la riapertura delle scuole non potrà avvenire prima dell’anno nuovo. Il virologo Andrea Crisanti sottolinea che è fondamentale arginare il virus evitando ogni tipo di contatto.
E a chi si chiede perché solo le superiori e in parte le medie devono sottostare alla DAD, gli esperti rispondono che il Governo ha intrapreso questa strada per non creare ulteriori disagi alle famiglie, come è avvenuto nel primo lockdown. Inoltre, Crisanti aggiunge che c’è anche una motivazione scientifica: a oggi gli studi sul coronavirus sottolineano che i bambini con età compresa tra 1 e 10 anni difficilmente si ammalano e sono poco contagiosi. Nella fascia di età tra 10 e 13 anni il contagio è più frequente, mentre tra adolescenti il virus può circolare con maggiore facilità. Per questo potranno tornare a scuola solo quando la curva dei contagi non desterà più così tanta preoccupazione.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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