La dannazione della sinistra. A proposito di come raccontano il centenario del PCI

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Maurizio Acerbo
Segretario nazionale di Rifondazione comunista e deputato nella XV Legislatura, è stato il promotore della legge, approvata, sull'uso della cannabis terapeutica. È tra i fondatori di Radio Città Pescara.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiLa cosa che accomuna quasi tutti i politici che sono intervenuti nel film di Ezio Mauro “La dannazione della sinistra” è che non sono più socialisti o comunisti da decenni.
La cosa che univa quelli del 1921 è che erano tutti socialisti e comunisti.
Come spiegò Turati intervenendo a Livorno, sui fini ultimi erano tutti d’accordo. Tutti lottavano per il socialismo e il comunismo, poi divergevano sui mezzi per arrivare a quel fine in quel determinato momento storico.

La dannazione della sinistra italiana non è cominciata nel 1921 come sostiene Ezio Mauro nel suo libro e nel film. Il giornalista-storico sembra dimenticare che socialisti e comunisti poi si riunificarono nella lotta contro il fascismo, nella Guerra di Spagna, nella Resistenza, ricostruirono un sindacato di classe unitario guidato da Di Vittorio, conquistarono insieme la Repubblica sconfiggendo i conservatori abbarbicati alla monarchia, determinarono una Costituzione avanzatissima, conquistarono migliaia di comuni, fondarono ovunque cooperative e centri di cultura, costruirono una sinistra fortissima e condussero lotte formidabili organizzando contadini, operai, artigiani, ceti medi e il meglio della cultura italiana.

movimento operaio
Foto di Josue Isai Ramos Figueroa su Unsplash

Socialisti e comunisti si considerarono per decenni parte di un movimento operaio unitario

Persino quando dagli anni ’60 la loro collocazione politica si diversificò con l’ingresso del PSI nell’area di governo e la nascita del centrosinistra. In tutte le battaglie sociali e culturali i due partiti erano uniti e mantennero sempre in piedi le organizzazioni unitarie. Dopo la guerra e poi negli anni ’60 discussero anche di una possibile riunificazione in un’unica formazione tanto comune era il DNA. La foto simbolo di quella unità incisa nei cuori di milioni di persone è quella del socialista Sandro Pertini chino sulla bara del comunista Berlinguer.

La rottura vera si consumò negli anni’ 80 quando Craxi guidò i socialisti fuori dal socialismo tanto che fu definito dalla stampa internazionale come “Thatcher di sinistra” entrando in rotta di collisione con Berlinguer che intendeva rinnovare ma non abbandonare la lotta per il socialismo.
Con Craxi il Psi smise di essere un partito della classe lavoratrice per assumere il ruolo di partito referente del potere economico e portatore dell’allora nuova moda neoliberista.

Tutti i caposaldi della tradizione unitaria del movimento operaio e socialista furono progressivamente abbandonati

Craxi divenne l’alfiere dell’attacco alle conquiste degli anni ’60 e ’70 e financo del decisionismo presidenzialista. In politica estera un sostenitore dell’installazione dei missili USA (gli ex-comunisti dagli anni ’90 fecero comunque peggio di lui).
Nel caso di Craxi, come di tutte le socialdemocrazie europee, cambiò la sostanza senza cambiare il nome.
Gli ex-comunisti nel 1991 ebbero il buon gusto di cambiare il nome oltre che la sostanza. Alcuni come Occhetto potevano anche essere in buona fede ma il risultato fu un partito che non aveva più alcuna ispirazione autenticamente socialista e anticapitalista e che avrebbe fatto a gara con la destra nel far passare le ricette neoliberiste. Napolitano con chiarezza spiegò che il nuovo partito non doveva essere “antagonista”.

Il “crollo del Muro” fu una scusa per liberarsi di un ostacolo alla propria omologazione che era cominciata da tempo.
Ovviamente tale mutazione della sinistra storica ha ragioni profonde e non può essere ridotta a un tradimento delle classi dirigenti che fu semmai conseguenza di un processo assai più complesso.

Alla fine degli anni ’80 la vera dannazione della sinistra si era consumata: l’Italia aveva perso entrambi i partiti di massa socialisti che le classi lavoratrici avevano costruito dalla fine dell’Ottocento e nel corso del Novecento. Lo stesso sindacato veniva disciplinato perché il grosso dei suoi dirigenti facevano riferimento a quei partiti.
Solo piccole minoranze resistettero rimanendo ancorate a un progetto che avesse ancora un’ispirazione di classe e anticapitalista (Rifondazione Comunista, il manifesto, le aree di movimento che facevano riferimento alla tradizione operaista, un’area di intellettuali critici).
Questa resistenza è stata sconfitta e per gran parte riassorbita.
Oggi la sinistra, intesa come espressione politico-sociale autonoma delle classi lavoratrici, di ispirazione anticapitalista e socialista/comunista in Italia non esiste più. Non c’è in Parlamento e tantomeno nei media.

Palmiro Togliatti
FONDO DIAL / CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO AL PALAZZO DEI CONGRESSI DI ROMA
Palmiro Togliatti parla al Congresso del Partito Comunista Italiano. Alla sua sinistra siedono Longo e Amendola
20.05.1959

Siamo diventati un paese senza sinistra

In cui viene chiamata sinistra una cosa che non lo è.
Ed è questa la dannazione non quella di Ezio Mauro.
Abbiamo una politica a una dimensione in cui la sinistra non rappresenta più quello che era ai tempi di Turati e Gramsci, di Nenni e Togliatti, di De Martino e Berlinguer.
Oggi “la sinistra” è, come il partito democratico USA, lo schieramento capitalistico progressista quando va bene.

L’eredità di quegli eroi della classe lavoratrice che litigavano tra loro a Livorno deve essere raccolta da quelle minoranze che non si rassegnano a questa dannazione.
Siamo deboli e inadeguati ma almeno ci proviamo. E non dobbiamo smettere di provarci.
Di socialismo c’è un gran bisogno nel XXI secolo.

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