Covid in Italia: la regola del 250 e l’arrivo del vaccino Moderna

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiDalla prossima settimana sarà sufficiente superare i 250 casi di contagio per far entrare automaticamente una Regione in “zona rossa”. Per il momento si tratta soltanto di un’ipotesi che sarà discussa dal ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia con i presidenti delle Regioni nella mattinata di lunedì 11 gennaio. Ma è una delle misure che potrebbero essere adottate dal governo, su indicazione di Iss e Comitato tecnico scientifico, a partire da sabato 16 gennaio. In discussione anche la proroga dello stato di emergenza, che dal 31 gennaio potrebbe slittare al 31 marzo 2021.

La situazione in Italia

Registrati ieri in Italia quasi 20 mila nuovi casi di coronavirus, tasso di positività all’11,6% (venerdì era al 12,5%) e 483 vittime (venerdì 548). Attualmente l’Italia è tutta in zona arancione, mentre da domani e fino al 15 gennaio resteranno in arancione cinque regioni: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche e Calabria. Per le altre si prevede una zona gialla “rafforzata”, con divieto di superare i confini della propria regione. Soltanto tre le regioni che da lunedì 11 faranno rientrare in classe i ragazzi delle superiori: Abruzzo, Toscana, Valle d’Aosta. In molte regioni le lezioni in presenza riprendono dal 1° febbraio, e a questa decisione ieri si è accodata pure la Basilicata. Per qualche Regione, come Veneto e Lombardia, c’è il rischio serio che il rientro in presenza a scuola slitti a marzo. Ma più di uno studioso è d’accordo nell’affermare che la scuola a distanza si traduce in perdita di opportunità e di futuro. Soprattutto per i ragazzi più fragili.

Verso un nuovo lockdown?

Da qui al 14 gennaio, data in cui si prevede la firma del nuovo decreto da parte del premier Giuseppe Conte, si teme che la curva dei contagi possa continuare a salire. A quel punto la “regola del 250” rischierebbe di chiudere ben più di una regione. Nulla in confronto a quello che ha deciso giorni fa Angela Merkel in Germania: se in un’area (non una regione!) si registra un’incidenza di 200 contagi su 100 mila abitanti nell’arco di una settimana, la zona diventa rossa e gli abitanti non possono allontanarsi di oltre 15 chilometri dal loro domicilio. Contatti ridotti al minimo, quindi, mentre scuole e nidi – che dovevano riaprire il 16 gennaio – resteranno chiuse fino al 31 gennaio. Un’anticipazione di quello che attende nei prossimi giorni l’Italia e l’Europa intera? Per il ministro della Sanità, Roberto Speranza, ci vorranno altri mesi di restrizioni per evitare che la seconda ondata diventi “cronica”, e per fare in modo che il numero dei vaccinati consenta di abbassare anche la percentuale dei contagi. Ma se il numero dei vaccini a disposizione continua ad aumentare, è la carenza di infermieri che costringe Regioni e Asl a chiedere un impiego massiccio dei medici, soprattutto quelli di base. Questo per accelerare le operazioni e l’apertura delle “Primule”, i 1.500 punti di vaccinazione previsti che saranno dislocati nelle principali città.

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Arriva il vaccino Moderna

Lo chiamano il “vaccino di Fauci”, ed è quello che il 7 gennaio scorso ha avuto anche il via libera dall’Aifa, l’agenzia italiana per il farmaco. Al contrario del vaccino Pfizer-Biontech, con il quale risultano già vaccinate in Italia 556 mila persone, si può conservare in un normale congelatore casalingo. O anche nel frigorifero comune, ma in questo caso va utilizzato entro 30 giorni. Il vaccino della Pfizer, invece, per essere conservato ha bisogno di una temperatura minima di 75 gradi sottozero. Già somministrato negli Stati Uniti, in Canada e in Israele, il vaccino di Moderna è stato sviluppato in collaborazione con il “National Institute of Allergy and Infectious Diseases” diretto da Anthony Fauci.

Cosa differenzia i due vaccini

Tra le principali caratteristiche che accomunano i due farmaci innovativi vi è l’utilizzo di una base di RNA (acido ribonucleico). L’efficacia e la tollerabilità dei due vaccini è praticamente uguale, ma è grazie alle nano particelle di liposomi nelle quali è stato incapsulato l’RNA messaggero che il vaccino Moderna può essere conservato come altri farmaci. Il vaccino di Moderna viene somministrato in due dosi da 100 microgrammi a 28 giorni di distanza. Il vaccino di Pfizer viene somministrato in due dosi da 30 microgrammi a 21 giorni di distanza. La protezione si avrà a distanza di almeno 7 giorni (Pfizer) e 14 (Moderna) dalla seconda dose di vaccino. Moderna è stato approvato per essere utilizzato nelle persone di età pari o superiore a 18 anni. Il vaccino Pfizer è usato anche per le persone di età pari o superiore a 16 anni.

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Nelle prossime ore i primi 100 mila vaccini Moderna faranno il loro arrivo in Italia, ma il vero successo del piano vaccinale italiano è legato all’arrivo del terzo vaccino, quello di AstraZeneca, di cui si attendono ben 40 milioni di dosi. Il problema però è che questo vaccino non viene ancora approvato dall’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali. E neanche dalla Food & Drug Administration americana. Secondo il virologo Carlo Perno, la sua efficacia non arriva al 70%, contro il 95% per cento di Pfizer. Se AstraZeneca non dovesse ricevere neanche a febbraio il via libera dalle agenzie internazionali, l’Italia si troverà costretta a spendere altri soldi per acquistare ciò che resta dei vaccini Pifzer e Moderna. Senza calcolare il danno per l’investimento perduto.

Anziani da vaccinare: l’appello di Toti

All’appello lanciato da i404 per fare in modo che anziani e disabili vengano vaccinati nelle proprie abitazioni si è aggiunto quello del governatore della Liguria Giovanni Toti. «La Liguria è la regione che ha ricevuto più vaccini», ha sottolineato nei giorni scorsi il presidente Toti «quindi dobbiamo correre e vaccinare al più presto i nostri over 75enni. Se riuscissimo a farlo entro marzo o al massimo entro aprile, potremo quasi azzerare le morti per Covid». Sarebbe un risultato grandioso. Riteniamo infatti giusto che i primi a vaccinarsi siano gli operatori sanitari, gli operatori di pubblica sicurezza, gli addetti ai servizi pubblici (come gli insegnanti e gli addetti al trasporto pubblico) e anche le autorità responsabili del governo dei nostri enti. Ma non bisogna dimenticare che la Covid 19 sta per cancellare una generazione di anziani. E questa strage va fermata.

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