Cos’è il DDL Zan e perché l’identità di genere non deve essere un argomento tabù

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minutiIl dibattito sull’identità di genere non deve più essere tabù.
Se ne deve parlare. Così come si deve comprendere cosa la proposta di legge di Alessandro Zan rappresenta per il nostro paese. Un’opportunità da cogliere al volo.
Cos’è il DDL Zan e per quale motivo dovrebbe essere approvato al più presto anche in Senato?

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Foto di Sharon McCutcheon da Pixabay

Cos’è il DDL Zan: significato del testo

La legge contro l’omotransfobia e le violenze di genere, comunemente chiamato come DDL Zan, dal suo primo firmatario, Alessandro Zan, deputato del Partito Democratico, è stata approvata alla Camera dei Deputati a inizio novembre con scrutinio segreto. 265 sì, 193 no, 1 astenuto. Ed è in attesa di ottenere l’approvazione anche del Senato.
Il disegno di legge è un testo che unifica cinque diverse proposte per combattere ogni discriminazione e violenza per orientamento sessuale, genere e identità di genere. Per contrastare ogni forma di omotransofobia, misoginia e violenze nei confronti delle persone con disabilità. Da 24 anni si cerca di varare una legge in materia. La prima proposta porta la data del 1996 e la firma di Nichi Vendola e Antonio Soda.

Chi è Alessandro Zan

Alessandro Zan è un politico e attivista LGBT italiano. Nato a Padova il 4 ottobre del 1973 è noto in particolare per aver promosso e ottenuto il primo registro anagrafico italiano delle coppie di fatto, aperto anche alle coppie omosessuali. È il relatore della Legge DDL Zan, un disegno contro l’omofobia, la transfobia, la misoginia e l’abilismo.

Il testo del DDL Zan

Cosa prevede il DDL Zan? Il testo mira a estendere la legge Reale-Mancino dedicata al razzismo anche nei confronti di reati collegati all’omotransfobia. Con pene che possono variare a seconda delle situazioni e che possono essere inflitte a chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione o violenze per motivi legati a sesso, genere, orientamento sessuale o l’identità di genere.
L’articolo 1 modifica l’art. 604 bis del codice penale, aggiungendo ai reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, punibili con la detenzione anche tutti quegli atti di violenza o incitamento alla violenza e alla discriminazione che si fondano su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità.
Mentre l’articolo 2, modificando l’art. 604 ter del codice penale, include anche identità di genere e disabilità tra le aggravanti di reato.

Il testo del DDL Zan prevede anche l’istituzione della Giornata nazionale contro l’omotransfobia, il 17 maggio di ogni anno. E la creazione di case rifugio e centri antidiscriminazione a sostegno delle vittime. I centri contro le discriminazioni motivate da identità di genere e orientamento sessuale forniranno “adeguata assistenza legale, sanitaria, psicologica, di mediazione sociale e ove necessario adeguate condizioni di alloggio e di vitto alle vittime dei reati previsti dall’articolo 604-bis del codice penale“. Sarà stanziato un fondo di 4 milioni di euro.
L’articolo 3, invece, recita:

Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti o di opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

Cos'è il DDL Zan
Foto di Christian Sterk su Unsplash

DDL Zan pro e contro: l’apertura de L’Avvenire per una discussione costruttiva

Lucian Moia a dicembre su L’Avvenire ha pubblicato un articolo dal titolo “L’identità di genere a scuola: perché se ne può parlare“.
L’analisi parte parlando dell’articolo 6 della legge Zan, che prevede di istituire per il 17 maggio di ogni anno la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. Con iniziative organizzate dalle amministrazioni comunali e anche dalle scuole. Alessandro Zan aveva scritto anche al direttore di Avvenire, per sottolineare che «non si prevede in alcuna parte della legge l’introduzione di fantasmatiche “ore di gender”, né si espongono studentesse e studenti a chissà quali contenuti scabrosi. Si prevede semplicemente che, in occasione della Giornata nazionale contro l’omotransfobia, possano svolgersi nelle scuole iniziative dedicate a richiamare i valori del rispetto e del contrasto delle discriminazioni e della violenza motivate da orientamento sessuale e identità di genere».

identità di genere
Foto di Steven Weeks su Unsplash

Un intento lodevole. E obiettivi che lo stesso giornale trova in larga parte condivisibili. Bisognerà capire come tutto questo potrà avvenire. Ma potrebbe essere un ottimo punto di partenza. Perché, come sottolineato dallo stesso quotidiano, questa legge, anche se presenta aspetti problematici «potrebbe rivelarsi un’opportunità anche in chiave educativa per riflettere, anche nelle scuole, su temi ormai irrinunciabili».

Il giornale aggiunge che non è vero che a scuola non si dovrebbe parlare di questi argomenti. Perché i ragazzi già ne parlano tra loro. E cercano informazioni. Cercano di capire e di capirsi. Perché allora non affrontare con tranquillità e serenità un dibattito proprio nelle aule scolastiche, quel luogo deputato alla loro crescita? Sì, sarebbe un’ottima opportunità da non lasciarsi sfuggire.

Aggiornamento del 22 aprile 2021

Sui social sono partite diverse campagne social a sostegno del DDL Zan, con personaggi famosi e influencer pronti a supportare il disegno di legge.
In particolare una delle più diffuse è quella che prevede di scriversi sulla mano “Ddl Zan“, pubblicando la foto sui social usando l’hashtag #diamociunamano. L’iniziativa è nata in seguito a quanto accaduto a Malika Chalhy, ragazza cacciata di casa dai suoi genitori per il suo orientamento sessuale.

 

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