Coronavirus, mezzo milione di studenti non ha accesso alle lezioni on line

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Non tutti in Italia possono permettersi di lavorare da casa. O di rimanere a casa senza lavorare.
Così come non tutti in Italia possono permettersi di seguire le lezioni online. Continuando la scuola in tempi di emergenza Coronavirus.
Secondo un recente studio il 6% degli studenti del nostro paese non ha accesso alla smart school.
Un piccolo esercito di ragazze e ragazzi che non può continuare ad avvalersi del diritto allo studio.

Photo by Joshua Hoehne on Unsplash

Il 6% degli studenti non ha accesso alle lezioni online.

Secondo quanto riportato dal Ministero dell’Istruzione, il 6% degli studenti italiani non accede alle lezioni di didattica online.
Mezzo milione di bambini e di ragazzi, la maggior parte di famiglie non italiane.
Si tratta della fascia più debole della comunità, che non possono seguire le lezioni online. Perché non hanno i mezzi per poterlo fare.
In questi giorni di smart school si stanno perdendo le preziose ore di lezione che vanno a compensare quelle perse per la chiusura obbligata degli istituti di ogni ordine e grado causa Coronavirus.
La didattica a distanza potrebbe essere uno strumento utile in casi di emergenza come quello che stiamo vivendo. A patto di poter avere tutti gli strumenti utili per poter seguire le lezioni a distanza, fare i compiti, inviarli ai docenti. Eppure in Italia mezzo milione di ragazze e ragazzi non hanno un pc, una connessione, la possibilità di mettersi al pari con le lezioni, come i loro coetanei.

La Regione Lombardia ha stanziato 16,5 milioni di euro per sostegno mutui e didattica a distanza, contributi straordinari per sostenere le famiglie che in questo momento sono alle prese con molte difficoltà.
In Sardegna, invece, la segreteria territoriale di Sassari e della Galalura di Uil Scuola ha stimato che 50mila studenti sui 200mila circa totali sono esclusi dalla didattica a distanza. Dato che comprende anche gli alunni da 3 a 6 anni (10% del totale).
Un quarto degli studenti non ha possibilità di continuare a studiare a casa. E i soldi investiti dallo stato non sarebbero sufficienti. Per la Sardegna i soldi destinati per colmare il gap tecnologico sarebbero circa 2 milioni e 800mila.

Una situazione davvero delicata, che rischia di escludere dall’apprendimento troppi studenti e troppe studentesse del nostro paese.
Ragazze e ragazzi che possono provare il senso di abbandono, la solitudine, l’esclusione e possono sentirsi diversi, emarginati, ai margini della società.

Photo by Annie Spratt on Unsplash

I docenti aiutano gli studenti.

Il Ministero dell’Istruzione ha stanziato 85 milioni di euro. 70 milioni di questi sono dedicati all’acquisto di strumenti tecnologici e connessioni per chi ne ha bisogno.
Spesso non bastano e per questo vengono in soccorso aiuti extra, che molto spesso partono dagli stessi docenti.

In questo momento di emergenza si è creato un nuovo rapporto tra docenti e studenti. I primi sono entrati nelle case dei secondi e viceversa attraverso la tecnologia. La nuova situazione ha permesso di creare legami più solidi, in cui la collaborazione passa da piccoli gesti quotidiani. Come se fossero ancora a scuola, ma rafforzati da un senso di emergenza che spinge a essere più solidali ed empatici.
Per aiutare i propri studenti in difficoltà, il dirigente scolastico e gli insegnanti dell’Istituto Tecnico Enrico Fermi di Siracusa hanno acquistato e fornito moltissimi computer a chi non lo aveva. Per continuare l’attività didattica a distanza.
Con l’aiuto di tutti sono riusciti a comprare 70 pc. 51 con il contributo della scuola, 19 con i soldi arrivati dallo Stato.
In Sicilia, del resto, è stato attivato un piano straordinario per acquistare o noleggiare dispositivi tecnologici che possono essere messi a disposizione degli studenti con Isse inferiore a 30mila euro.

E in tutte le altre regioni italiane si chiede di fare qualcosa per aiutare famiglie e studenti universitari a seguire le lezioni online. O a sostenere tutte le spese che ne derivano.
Save the Children, onlus che si occupa di aiutare i bambini in difficoltà in tutto il mondo, ha avviato il progetto Fuoriclasse a Torino, Milano, Bari, Aprilia. L’associazione segue più di 3mila bambini e ragazzi di famiglie che sono in difficoltà. Il 46% di loro non ha un pc o un tablet a casa. Il 51% non ha accesso a internet. Sono già stati distribuiti 220 tablet con connessioni wifi.
Ma c’è ancora molto da fare.

Photo by Aryan Dhiman on Unsplash

Siamo di fronte a un problema grave.

Un problema che in questo momento di emergenza viene affrontato come si può. Cercando di non lasciare nessuno indietro e permettendo a tutti di riuscire a seguire le lezioni. Ma finita l’emergenza si dovrà cercare di porre rimedio a un gap troppo pesante.
Anna D’Auria, segretaria nazionale del Movimento di cooperazione educativa, parla di vulnus democratico e ipoteca sul futuro di tutti.
Il suo manifesto per la resilienza creativa della scuola chiede l’aiuto di tutti, per garantire il diritto allo studio e i diritti dei minori, trasformando una crisi in opportunità. Ma questo sarà possibile solo se la collettività si metterà a disposizione di chi ha bisogno.
Lo sancisce la Costituzione Italiana. E un’emergenza come quella che stiamo vivendo non cancella le leggi su cui si fonda il nostro paese.

La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
(Articolo 34 della Costituzione Italiana)

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