In Italia nessuno verrà lasciato indietro. Mentre Boris Johnson invita gli inglesi ad abituarsi a perdere i loro cari

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Nessuno sarà lasciato indietro. E nessuno sarà lasciato solo. Sembra essere questo il mantra del governo Conte. Sottinteso dalle manovre annunciate da Giuseppe Conte per rallentare l’avanzare del Coronavirus. E detto a chiare parole da Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia.
Nessuno sarà lasciato solo. Anche se questo vuol dire chiudere tutto o almeno il più possibile per proteggere i più deboli e gli anziani, le persone più a rischio in questa epidemia. Come a rischio è il nostro sistema sanitario.

Per contro, dall’altra parte della Manica, il premier inglese Boris Johnson dichiara che non verranno prese misure così drastiche. Perché si mira all'”immunità di gregge per il Coronavirus“. Invitando tutti gli inglesi ad “abituarsi” a perdere i loro cari.
Due approcci decisamente diversi. Qual è eticamente e umanamente il più corretto?

assistenza sanitaria

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Italia chiusa per fermare il contagio.

L’Italia è chiusa da una settimana. Non completamente. Ma ci manca poco. L’invito a non uscire di casa se non per comprovate necessità o per andare a lavorare. Laddove le aziende hanno deciso di rimanere aperte e  non possono sfruttare lo smart working.
Una chiusura graduale, partita prima dalle zone rosse lombarde e venete e poi estesa pian piano in tutta Italia. Perché il Coronavirus continuava a viaggiare. Troppo velocemente. Causando la morte di molte persone. Anziani, immunodepressi, pazienti con patologie pregresse nella quasi totalità dei casi. Ma si tratta di persone, che hanno diritto come tutte le altre a essere protette e salvaguardate. A non dover subire per un nemico invisibile che potrebbe colpire chiunque.
E le scelte di Giuseppe Conte e del suo governo vanno proprio in questo senso. Ognuno deve essere responsabile per gli altri. Garantendo la minor circolazione del Coronavirus in Italia. Tutti in casa per evitare di essere “portatori sani del Covid19” a propria insaputa. Per proteggere nonni, anziani parenti o vicini di casa, connazionali malati che potrebbero pagare il prezzo più caro a causa delle complicanze del Coronavirus.

Ho fatto un patto con la coscienza, al primo posto metto la salute degli italiani. La stragrande maggioranza ha risposto alle misure prese in modo straordinario. Era un primo passo, sapevamo che non sarebbe stato l’ultimo. Bisogna procedere gradualmente affinché tutti possano capire cosa stiamo vivendo e ciò che viene richiesto. Questo è il momento di compiere un passo in più.
Giuseppe Conte

Nessuno può e deve essere lasciato solo.

E le parole del premier e degli altri ministri, discorso alla nazione dopo discorso, sembrano andare tutte in questo senso.
Il sistema sanitario italiano è fragile. I tagli alla Sanità hanno provocato più danni di quanti ne potrebbe provocare un virus silenzioso che si è insinuato nelle nostre vite cambiando le nostre abitudini. Ma non dobbiamo smettere di tentare. Di provare a trovare la soluzione migliore per la salute di tutti. Perché le persone vengono prima di tutto il resto. Sì, anche prima di quell’economia italiana già precaria che rischia molto a causa della chiusura del paese.


Ma ogni decisione va in questo senso. A differenza di altri paesi europei che, invece, sembrano mettere i soldi prima delle persone.

emergenza coronavirus

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Preparatevi a perdere i vostri cari.

Parole che colpiscono dritte al cuore. “Molte famiglie perderanno i loro cari“. Ma l’Inghilterra non chiude come ha fatto l’Italia.
Il governo di Boris Johnson ha deciso di andare avanti come se il Coronavirus non fosse un’emergenza. Come se i morti non contassero niente. Come se fossero solo numeri.
Mentre il resto d’Europa, Italia prima e sola all’inizio, corre ai ripari per prendere misure drastiche, anche se molto c’è ancora da fare, il Regno Unito fa finta di nulla. Si invitano i cittadini a lavarsi bene le mani. E a rimanere a casa per una settimana se si hanno i sintomi del Coronavirus. Mentre pare che il governo inglese abbia deciso di mettere in quarantena tutti gli ultra 70enni britannici. Anche senza sintomi.
Perché i consiglieri scientifici di Boris Johnson gli hanno detto di puntare all’immunità di gregge. Quindi gli anziani verranno isolati. Mentre tutti gli altri sono destinati a contrarre il virus e (sperare) di guarire senza complicazioni. Così da essere immunizzati. Ma è solo una teoria, fortemente contrastata dai virologi italiani e non solo.

Immunità di gregge (o di comunità) per il Coronavirus, sì o no?

I consiglieri scientifici di Boris Johnson parlano di immunità di gregge per il Coronavirus. La maggior parte della popolazione si ammala per diventare immune.
Ha senso come cosa? Può aver senso per altre malattie, per cui l’immunità di gregge è prevista con un vaccino al quale si sottopone la maggior parte della popolazione. Ma forse non ha senso per un virus come quello che stiamo fronteggiando. Per cui non c’è ancora un vaccino. E non c’è nemmeno una cura. Anzi, del Covid19 si conosce ancora troppo poco.
Roberto Burioni in un video ha spiegato che è inutile parlare di immunità di gregge per il Coronavirus. Non ha alcun senso.
E della stessa idea è l’immunologo Mantovani che preferisce parlare di immunità di comunità, per aggiungere un senso di solidarietà che ai tempi del Coronavirus è bene sempre ricordare. Professionista che ha criticato la scelta di Londra di lasciar viaggiare il virus. Una scelta da irresponsabili. Perché nessun sistema sanitario al mondo può affrontare migliaia di malati che hanno bisogno di cure tutti nello stesso momento.
E uno dei problemi è proprio questo. Se eticamente fa male sentire chi è pronto a immolare i più deboli, anche scientificamente parlando non ha senso. Si mette a rischio una nazione.

Intanto la Regina per precauzioni si sono trasferiti da Buckingham Palace alla tenuta di Windsor, dove lavorano molte meno persone. Quarantena precauzionale anche per la sovrana più longeva del trono inglese?

clessidra

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Immunità di gregge per il coronavirus o misure draconiane all’italiana?

Da una parte abbiamo gli inglesi, che ai tempi di Winston Churchill che prometteva sangue, sudore e lacrime durante la seconda guerra mondiale si adattarono a decisioni forti e dure da digerire. Per quella che in Inghilterra si chiama stiff upper lip, lo stoicismo che li porta a essere indifferenti alle difficoltà. Accettando scelte difficili da accettare senza reagire in modo troppo emotivo.
E dall’altra parte ci sono gli italiani. Che cedono spesso alle emozioni. E che cercano di trovare soluzioni adatte per poter mettere le persone e la salute prima di tutto. Perché sono il bene comune più prezioso da proteggere. Anche se questo costerà lacrime e sudore economicamente parlando.

Siamo parte di una medesima comunità. Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci con più calore e correre più veloci domani.
Giuseppe Conte

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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