Conte si è dimesso, al via le consultazioni: tre ipotesi e una speranza

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Luigi Di Fonzo
Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiGiuseppe Conte si è dimesso. Lo ha fatto questa mattina durante il consiglio dei ministri convocato ad hoc per annunciare la fine del governo Conte bis. La riunione si è conclusa con gli applausi dei ministri al presidente dimissionario. Che a mezzogiorno ha raggiunto il Quirinale per notiziare della sua decisione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il capo dello Stato si è riservato di decidere se accettare o meno le dimissioni, invitando il governo «a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti». Niente scioglimento delle Camere, per ora. Dopo la fiducia incassata da Camera e Senato, Conte non è riuscito a trovare la maggioranza per tornare in aula. E la crisi da oggi è formalmente aperta. Da domani pomeriggio, mercoledì 27 gennaio, il presidente Mattarella avvierà dunque le consultazioni per verificare se esiste la possibilità di creare una maggioranza solida, capace di governare il grave periodo di crisi. Nel pomeriggio incontrerà prima la presidente del Senato Alberti Casellati e poi il presidente della Camera Fico. Da giovedì mattina i rappresentanti delle Autonomie e del Gruppo Misto, nel pomeriggio le delegazioni di Liberi e Uguali, Italia Viva e Pd. Venerdì pomeriggio le consultazioni si chiuderanno con i rappresentanti di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega per Salvini e, infine, con il Movimento 5 Stelle.

Il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti comunica le dimissioni di Conte (quirinale.it)

Conte ter: “costruttori” nella nuova maggioranza

Cinque Stelle. Pd e Leu proporranno di ridare l’incarico al premier dimissionario per dare vita al Conte Ter. “Avanti con Conte” lo slogan lanciato da Luigi Di Maio. Ma se pure si decidesse di riaprire le porte a Italia Viva, Conte avrebbe bisogno di una stampella in più per evitare altre sorprese. Si parla di un nuovo gruppo parlamentare. Il premier dimissionario avrebbe bisogno di almeno 15 senatori, 15 “costruttori” pronti a seguirlo anche in una eventuale, futura avventura politica. Ipotesi questa da non escludere secondo l’esperto Nicola Piepoli, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche e sondaggi Piepoli. Secondo il re dei sondaggisti, Conte alle future elezioni potrebbe anche puntare ad avere il 10% dei consensi. Ma a due condizioni: avere la “benedizione” di Mattarella e avere, nella sua lista, soltanto “civil servant”, personaggi di specchiata autorità morale e sociale. E non gli scarti dei partiti. Tempi brevi previsti per questo primo giro. Se Mattarella dovesse trovare terreno fertile attorno alla maggioranza uscente, entro il primo febbraio si saprà se avremo il Conte Ter.

Governo di unità nazionale con tecnici

Come già accaduto in passato con Lamberto Dini e Mario Monti, il fallimento delle consultazioni potrebbe spingere il presidente Mattarella a chiedere a un “esterno” la composizione di un governo tecnico per portare ad approvazione il Recovery Plan, gestire l’emergenza sanitaria e ridare un po’ di ossigeno a scuola e imprese. Da più parti si torna a fare il nome dell’economista Carlo Cottarelli, che già il 28 maggio del 2018 venne incaricato da Mattarella a fare il presidente del consiglio, ma dopo tre giorni – in seguito al “contratto di governo” tra M5S e Lega e alla nascita del primo governo Conte – dovette fare un passo indietro. Come richiesto dal centrodestra, il governo tecnico dovrà comunque lasciare a giugno per ridare la parola agli italiani, e riportare a Palazzo Chigi – dopo tanti anni – un presidente del consiglio eletto dai cittadini. Bene che va, per arrivare a questa scelta i tempi si allungheranno un po’. Diciamo che si arriva a metà febbraio.

Photo by Glen Carrie on Unsplash

Governo di unità nazionale con parlamentari

Sempre rispettando la volontà di tornare al voto a fine giugno, una parte del centrodestra (Forza Italia) potrebbe accettare l’idea di creare con il centrosinistra, il M5S e il gruppo misto, un governo a tempo. In cambio otterrebbe la discontinuità con il Conte bis. Quindi fuori dai giochi il premier dimissionario, ma fuori anche il ministro di Grazia e Giustizia Alfonso Bonafede. L’incarico a questo punto potrebbe essere offerto a uno dei senatori “neutrali” più vicini a Berlusconi – come gli ex ministri Sergio Romani o Gaetano Quagliarello – magari lasciando alcune poltrone strategiche ai partiti dell’ex maggioranza. Anche questa terza ipotesi potrebbe essere praticata entro la metà di febbraio.

E intanto il Recovery Plan aspetta

In attesa che si riformi un governo, è chiaro che la crisi mette in stand-by tutto quello che riguarda il Recovery Plan, ovvero il piano del governo italiano per utilizzare i fondi europei che arriveranno dal Recovery fund. Senza un esecutivo stabile, si ferma tutto e quindi le misure già approvate dal Consiglio dei Ministri restano ferme. Anche le riunioni in programma in questi giorni tra ministri e sindacati sulle varie voci del Recovery Plan sono state annullate. La bozza approvata dal Consiglio dei ministri e inviata a Bruxelles infatti attende ancora l’approvazione delle parti sociali e del Parlamento. Il premier Conte sperava di poter inviare il Piano nazionale di ripresa e resilienza entro la metà di febbraio, ma il termine ultimo per la sua presentazione alla Commissione europea è fissato ad aprile 2021. Quale governo gestirà i 209 miliardi del Recovery fund (o Next generation EU che dir si voglia)? Tra ipotesi, dubbi e incertezze, una speranza: che gli italiani lo sappiano il più presto possibile.

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