Contagi a quota mille, Italia sul precipizio: anche tu non usi la mascherina?

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Ora che in Italia i contagi hanno superato quota mille e che, dai Paesi in cui le scuole sono già state riaperte, giungono notizie poco confortanti (in Germania sono stati chiusi più di cento istituti scolastici a causa dell’epidemia di Sars-Cov 2), c’è da augurarsi che questa “doccia fredda” risvegli le coscienze più intorpidite e tutti tornino ad usare il cervello. E la mascherina. E il distanziamento personale. E tutte le misure di igiene raccomandate dal comitato tecnico scientifico del governo italiano e dall’Oms.

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La pandemia non è stata sconfitta. Anzi. Dovremo convivere per un lungo periodo di tempo con il virus Covid-19. Certo, molti errori sono stati fatti e il vaccino, che non sarà pronto in tempi brevi, dovrà ancora dimostrare per quanto tempo riuscirà a garantire l’immunità. Anche per questo l’avvio della vaccinazione in Russia, con il farmaco che Putin ha chiamato “Sputnik V”, è tenuto sotto osservazione da tutta la comunità scientifica internazionale: da una settimana la curva dei contagi nella repubblica russa è in discesa e questo fa ben sperare, pur restando la Russia il quarto Paese al mondo per numero di contagi e il primo in Europa per trasmissione locale.

Un processo di rimozione collettiva.

Il punto, come sottolineato dal professor Sergio Harari in un intervento pubblicato dal Corriere della Sera, è che gli italiani sembrano aver subìto un processo di rimozione collettiva del problema. «Complici alcuni messaggi che hanno ingenerato false sicurezze, l’esasperazione per i mesi confinati tra le mura domestiche e il precipizio economico nel quale stava sprofondando il Paese», scrive Harari «si è dimenticato che il virus non ha mai smesso di circolare e che un vaccino non arriverà in tempi brevissimi». Questa “rimozione” del problema non poteva che avvenire nel periodo estivo, e veicolo principale di questa “follia generale” non poteva che essere la gioventù. Dopo mesi di “resistenza forzata” tra le mura di casa, i ragazzi si sono riversati sulle spiagge e nelle discoteche stravolgendo ogni minima regola di buonsenso. Come la ragazza intervistata dalla Rai in una famosa discoteca della costa croata che, pur indossando temporaneamente la mascherina, gridava: «Non ce ne è di Coviddi!».

Sono mancati i controlli.

L’aggravante, c’è da aggiungere, è che la rimozione del problema purtroppo ha interessato anche chi era deputato a controllare almeno l’uso delle mascherine nei luoghi pubblici e il rientro degli italiani in vacanza da tutti i Paesi stranieri. Si è passati dall’ipotesi di mettere divisori in plexiglass sulle spiagge e al numero chiuso alla totale apertura: scelta necessaria per salvare l’economia di una nazione che si nutre di turismo, soprattutto lungo quegli ottomila chilometri di costa che quest’estate si sono popolati principalmente di connazionali. Ma il numero chiuso e i controlli erano necessari per evitare quello che è accaduto. Guardate quello che sta accadendo nei bar, nei negozi, nei supermercati. O al rientro dalle vacanze dalla Sardegna, da Malta, dalla Grecia. Il governatore Vincenzo De Luca, ha già annunciato di essere pronto a chiudere la Campania (dove l’indice di contagio sfiora 2) alle altre regioni. Le mascherine oramai sono ridotte a braccialetto, quando va bene, e il distanziamento personale è soltanto un ricordo. E quando i nostri ragazzi tra venti giorni rientreranno a scuola, come si comporteranno le istituzioni? Se in una classe c’è un alunno contagiato, verrà messa in quarantena tutta la classe? Insegnanti compresi? E se in una scuola più classi dovranno essere messe in quarantena, si procederà alla chiusura di tutto l’istituto?

Secondo Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione mondiale della Sanità, è ancora possibile per l’Italia evitare una seconda ondata di epidemia. E un secondo, disastroso lockdown. Ma bisogna tornare a usare il cervello e a essere solidali con chi lotta ogni giorno sul fronte della sanità e con chi ha bisogno di lavorare. Chi non usa la mascherina, non usa il cervello. Bisogna capire che voglia di vivere e lotta al contagio non sono azioni antitetiche. E come canta ironicamente Piero Delle Monache nel suo “Il ballo della mascherina”, probabilmente anche il momento di divertirsi arriverà con un decreto.

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Luigi Di Fonzo

Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.


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