Dopo la denuncia delle atrocità in Congo, Barone riparte per l’Africa. Con anche il rischio ebola

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Francesco Barone tra pochi giorni partirà per la 52esima missione umanitaria.
Ritorna in Congo, paese dove oltre ai pericoli legati al suo impegno umanitario e all’amicizia con il medico e attivista congolese Mukwege, ora c’è anche l’emergenza nazionale dell’ebola, con l’Oms che ha dichiarato lo stato di emergenza internazionale di Salute Pubblica il 18 luglio.

Bambina in Congo

Foto di Wendyfleury da Pixabay

Docente presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila, da oltre 20 anni attivo in missioni umanitarie in Ruanda, Burundi, Senegal e Repubblica Democratica del Congo, lo avevamo incontrato nei mesi scorsi, dopo che Denis Mukwege, premio Nobel per la Pace 2018, gli aveva affidato un messaggio di aiuto, per le donne e bambini del Congo.
Una lettera che era anche un documento di denuncia in cui si sottolineano le atrocità e le ingiustizie perpetrate su milioni di persone vulnerabili nello Stato africano.

Prof. Barone, partiamo da questo, com’è andata la diffusione di un messaggio così importante?

Dopo aver ricevuto l’incarico da parte del premio Nobel, mi sono attivato affinché si conoscesse il contenuto del messaggio di Denis Mukwege. Ho effettuato molti incontri in diverse città italiane: nelle scuole e ospite di trasmissioni televisive e nei convegni. Questo mi ha consentito di raccontare le condizioni di vita di numerose persone povere. Nel contempo ho potuto constatare la sensibilità della maggior parte delle persone che ho incontrato e la loro apertura nei confronti di coloro che vivono in una situazione di emarginazione e sofferenza. Questi incontri sono stati significative occasioni di confronto su temi delicati e complessi.

52esima missione: dove andrà questa volta?

Ancora una volta la destinazione sarà Goma, in Congo,  nella Repubblica Democratica del Congo.
Lo scopo di questa ennesima missione in cui mi accompagneranno Gianlugi Zauri, Ramona Torretta e Mara Longo è quello di portare aiuti concreti, soprattutto ai bambini, vittime innocenti. Porteremo cibo, medicine e vestiti negli orfanotrofi Flamme d’amour e Mama wa wote. Inoltre, gli interventi riguarderanno il centro che ospita gli ex bambini soldato. Saremo presenti con azioni di supporto ai bambini di strada. Mentre sarà inaugurato il Centro “Kwetu-gli amici di Francesco”, coordinato da Benvenue Kasole e Rachel Belagamire. Sorgerà in un quartiere molto povero della città, per consentire alle famiglie del posto di avere un importante punto di riferimento, grazie al quale, si potrà disporre di cibo e medicine. Continueremo con gli interventi che permetteranno le dimissioni dei bambini ricoverati negli ospedali, le cui famiglie sono impossibilitate a pagare le spese sanitarie. Provvederemo affinché, subito dopo la loro guarigione, i bambini possano essere dimessi e tornare a casa.
È previsto un nuovo incontro con Denis Mukwege.

In Italia tiene banco la questione dei migranti: sbarchi che provengono principalmente dal continente africano, politica dei porti chiusi e acceso dibattito in generale. La sua opinione.

È evidente che il tema dell’immigrazione è di grande attualità e bisogna ammettere che, in molti casi, i giudizi in merito sono superficiali e privi di fondamento. Persino Immanuel Kant in Per la pace perpetua, affermava che nessuno ha originariamente più diritto di un altro di abitare una località del mondo. Se la vita è degradata per fame e miseria, non c’è da stupirsi che un essere umano provi a sfidare il mare per andare a vivere da ex colonizzato in un paese di ex colonizzatori. Questa nostra società è caratterizzata da profonde ingiustizie e disuguaglianze che influenzano le opportunità iniziali della vita, perciò quando si fa riferimento alle nozioni di valore e di merito, le ingiustizie e le disuguaglianze non possono meritare alcuna giustificazione. Un individuo che entra in “territorio straniero”, con la finalità di andare a migliorare la propria condizione, fuggendo da guerre, violenze, fame, malattie, ha il pieno diritto di farlo. E se non abbiamo la sensibilità e la volontà di aiutarlo, dobbiamo renderci consapevoli che non abbiamo il diritto di negargli di aiutarsi da solo.

Perché continua a fare quello che fa? “Chi te lo fa fare”, verrebbe da dire.

Mentre la ruota della ricchezza continua a girare a senso unico e nel mondo circa 300 milioni di bambini non possono andare a scuola e circa 10.000 persone al giorno muoiono, non avendo accesso alle cure, io e gli altri con me continueremo con la nostra azione di aiuto e di sostegno alle persone vulnerabili, consci di poter contare sul sostegno di persone straordinariamente sensibili e generose.
Perché non giustifichiamo (e sopportiamo) questo mondo ingiusto in cui c’è chi ha troppo e chi non ha nulla.

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Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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