Concordato Stato-Chiesa, cos’è e cosa c’entra il DDL Zan

In evidenza

Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

concordato stato-chiesa
Photo by iam_os on Unsplash

Perché oggi si torna a parlare del Concordato Stato-Chiesa? E perché lo si associa al DDL Zan?
Il riferimento è a un documento ufficiale che di fatto contiene le regole di “convivenza” tra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica.
Proprio recentemente il Vaticano ha sottolineato che il disegno di legge di Alessandro Zan, che contiene articoli inerenti “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”, violerebbe quell’accordo. Che ormai non viene più aggiornato da anni.

Cos’è il Concordato Stato-Chiesa

Il Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica fa parte dei Patti Lateranensi, firmati l’11 febbraio del 1929 da Benito Mussolini e dal Cardinale Pietro Gasparri, all’epoca segretario di stato Vaticano.
Stiamo parlando di accordi siglati per porre fine alle problematiche che fino ad allora vigevano tra la Chiesa Cattolica e l’allora Regno d’Italia. Prima di allora non c’erano rapporti. Anzi, il papa si sentiva prigioniero politico dei Savoia. La famiglia regnante nel Risorgimento avevano invaso per due volte lo Stato della Chiesa che occupava tutto il Centro Italia e che gradualmente è stato ridotto anno dopo anno alla sola città di Roma.
Con l’avvento del regime fascista e l’ascesa di Benito Mussolini il clima è diventato meno rovente. Fino a quando non è stato firmato un patto che stabilisse le regole che Italia e Santa Sede dovevano seguire per intrattenere rapporti pacifici.

Con quella firma la Città del Vaticano venne riconosciuta come libero stato indipendente. E vennero promesse esenzioni e finanziamenti al clero. Dall’altra parte il papa decise di riconoscere lo Stato italiano con capitale Roma. Il documento contiene anche dettagli relativi ai rapporti economici, cioè quanti soldi avrebbe versato l’Italia alla Chiesa Cattolica, riconosciuta da allora come religione di stato.
La Costituzione all’articolo 7 recita così: «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale».

vaticano
Photo by Claire Satera on Unsplash

La modifica del Trattato a opera di Bettino Craxi

I Patti Lateranensi non sono stati toccati fino al 18 febbraio 1984, unica modifica apportata dalla loro prima firma del 1929.
All’epoca il Governo italiano, guidato da Bettino Craxi, prese degli accordi con la Chiesa per fare alcune modifiche, dalle quali nacque il nuovo Concordato, chiamato anche Accordo di Villa Madama, che ha ridotto gli articoli da 45 a 14. Lo Stato italiano insieme alla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha stabilito alcuni cambiamenti. Come l’abolizione della clausola che stabiliva che il cattolicesimo fosse religione di stato in Italia. Rendendo l’ora di religione a scuola facoltativa. Il nuovo trattato dava piena libertà alla Chiesa di fondare scuole che fossero equiparate a quelle pubbliche.
Inoltre il secondo articolo prevede che la Chiesa possa avere totale libertà «di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica». Garantendo «ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

santa sede
Photo by Cristina Gottardi on Unsplash

Il DDL Zan secondo la Chiesa Cattolica viola l’articolo 2 del Concordato

La Chiesa Cattolica sarebbe preoccupata di fronte agli articoli contenuti nella proposta di legge volta a combattere in Italia discriminazioni e violenze per quello che riguarda l’orientamento sessuale, il genere, l’identità di genere, l’abilismo. Secondo la Santa Sede violerebbe il documento ufficiale che regola ogni rapporto tra Stato Italiano e Vaticano. In particolare l’articolo 2.
Si teme che alcune posizioni di sacerdoti e membri della Chiesa espressi in pubblico possano essere considerate come reato, se il decreto di legge (che difende ogni cittadino da violenze e discriminazioni, ndr) dovesse essere approvato.

La Segreteria di Stato Vaticano in una nota consegnata informalmente all’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede il 17 giugno 2021 spiega che questo non vuole essere un tentativo di bloccare una legge. Ma una richiesta di rimodularlo per consentire alla Chiesa di esercitare la sua libertà pastorale, educativa e sociale. A essere preso di mira è l’articolo 7 del DDL, che chiederebbe anche alle scuole private di organizzare eventi per la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia. La Santa Sede ha paura che questo possa attentare alla libertà di pensiero dei cattolici.
Ovviamente contro queste parole si è levato un coro di proteste. Che ricordano al Vaticano come l’Italia sia e debba continuare a essere uno Stato laico. E come ogni forma di violenza e di discriminazione debba essere combattuta, ovunque.
Di sicuro la questione non finirà qui. Il problema è come finirà.

- Pubblicità -spot_imgspot_img

Commenta

Perfavore inserisci un commento!
Nome