Quale università per una generazione cresciuta a Lego

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L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro“. Lo dice la nostra Costituzione. Ne siamo convinti tutti quanti. “Il lavoro dà dignità”, come suggerisce Papa Francesco. “Il lavoro nobilita l’uomo”, aggiunge Charles Darwin. E in tempi di crisi in cui il lavoro sembra un’utopia, le giovani generazioni devono prendere decisioni importanti per il loro futuro. E per quello del loro paese.

Quando è il momento di decidere della propria vita e in particolare dell’università che si vorrà frequentare, sono tante le considerazioni a cui pensare. Fa per me? Riuscirò ad arrivare fino alla fine degli studi?

Troverò lavoro una volta ottenuta la laurea?

ingegneria

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Domande non facili a cui trovare risposta. Anche perché l’Italia non è un paese meritocratico. E se anche esponenti del Governo arrivano a mettere in discussione il valore legale di una laurea, forse c’è qualcosa che non va. Anche perché se da un lato il nostro paese ha bisogno di manodopera, dall’altro ha bisogno di progetti, idee, di svecchiarsi, di crescere e andare avanti.

Le professioni del settore tecnico e scientifico sono sempre più richieste. E i giovani italiani hanno capito che potrebbe esserci uno sbocco interessante in diverse figure professionali che richiedono studi universitari specifici. Ragazzi e anche ragazze, anche se per queste ultime esistono ancora e purtroppo stereotipi di genere forti che scoraggiano una carriera scientifica al femminile, lo hanno dimostrato facendo registrare un vero e proprio boom di iscrizioni alle facoltà di ingegneria degli atenei italiani.

A ogni epoca le sue professioni.

Gli andamenti delle iscrizioni alle università possono rispecchiare perfettamente la società e il periodo storico ai quali appartengono. Negli anni Cinquanta e Sessanta l’Italia era da ricostruire. Ed erano da costruire anche gli italiani. Servivano insegnanti per formare nuove generazioni di cittadini. E non è un caso se proprio in quegli anni andava per la maggiore in televisione una trasmissione che insegnava l’italiano a tutti gli italiani. Non è mai troppo tardi: un corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta servirebbe anche oggi. E non solo per i tanti stranieri che hanno bisogno di imparare la nostra lingua. Anche per chi ha perso di vista le norme base della grammatica italiana.

I dati statistici dagli anni Cinquanta agli anni Novanta ci raccontano quali scelte hanno compiuto gli studenti di ogni epoca. Se, dunque, alla fine degli anni ’50 e negli anni ’60 c’è stato un vero e proprio boom del settore letterario, ecco che negli anni ’70 si assiste a un incremento considerevole delle lauree scientifiche e, ancora di più, a carattere medico. Medici e avvocati sono figure richieste dal mercato e il mondo universitario rispecchia questa esigenza. Anche se il settore letterario continua la sua crescita.

Gli anni Ottanta confermano il boom nel settore dell’ingegneria.

La facoltà di Ingegneria comincia a macinare iscritti. È anche il boom degli economisti, mentre le materie scientifiche e mediche subiscono un forte arresto. È l’epoca degli yuppie in America, non lo dimentichiamo. Nel decennio successivo tornano a crescere i corsi di laurea scientifici, calano quelli legati alla medicina. Ingegneria ed Economia, insieme a Giurisprudenza e Lettere subiscono un ulteriore picco.

laurea

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Dopo il temuto bug del Millennio, sono le professioni della comunicazione a ottenere tanti consensi tra i giovani studenti italiani.

E oggi?

Oggi è Ingegneria la reginetta, come suggerito dall’Anvur, istituto nazionale che si occupa della valutazione della ricerca scientifica e dell’università italiana. Dall’anno accademico 2010/2011 al 2017/2018, l’ultimo con dati statistici disponibili, si è assistito a un incremento delle iscrizioni a Ingegneria. 7 anni fa erano il 12,6% di tutti gli immatricolati, oggi sono il 14,5%. Mancano pochissimi punti percentuali per raggiungere le facoltà del gruppo economico statistico, al primo posto con il 14,7%.

Una generazione cresciuta a Lego che vuole ricostruire il paese?

O forse una generazione che ha compreso che probabilmente le professioni del futuro sono da individuarsi proprio in questo settore. Anche perché le imprese italiane pare ne abbiano bisogno come il pane. La banca dati Excelsior di Unioncamere, nel suo report di novembre 2017, suggerisce che gli ingegneri elettronici e dell’informazione sono i più richiesti dalle aziende, come gli ingegneri industriali.

Certo, in Italia c’è molto da fare. Si parla sempre di carenza di infrastrutture e di necessità urgenti per la manutenzione del patrimonio che già possediamo. E i recenti casi di cronaca che hanno scosso l’Italia ne sono una lampante dimostrazione.

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Le nuove professioni del futuro hanno bisogno di studi approfonditi.

Ma attenzione a non cadere nella trappola di valutare con troppo largo anticipo quali saranno i lavori più richiesti nei prossimi anni, seguendo strade che non sono nelle proprie corde. L’Italia ha bisogno di ingegneri, di progettisti, di professionisti di un settore che sembra in continua crescita. Ma ha soprattutto bisogno di persone che lo facciano non perché il mercato chiama. Ha bisogno che lo facciano perché si sentono portati.

Il rischio, infatti, è quello di avere tra 5 o più anni laureati in ingegneria che si sono iscritti solo nella speranza di avere un lavoro certo una volta usciti con la laurea in mano. E non perché lo volevano fare davvero nella loro vita. Perché magari fare l’ingegnere non è nelle proprie corde. C’è chi avrà la fortuna di scoprirlo quando sarà ancora in tempo a cambiare rotta. E chi invece lo scoprirà a tesi discussa, confrontandosi con un mondo del lavoro che spesso è troppo distante da quello accademico, mai integrato, mai connesso.

Mai perdere la strada della propria vocazione.

vocazione

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Seguire il proprio cuore, come diceva Steve Jobs. Uno che di queste cose pare se ne intendesse.

Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario“.
( Steve Jobs )

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Redazione i404

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